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The Mission - God`s Own Medicine
04/04/2018
( 1028 letture )
Culla del variegato movimento dark e gotico, l’Inghilterra degli anni Ottanta vanta una paletta di nomi assolutamente ineguagliabile. Dal post-punk della fine del decennio precedente fino alla dark wave, tante band si sono fatte portabandiera del lato più oscuro del rock. Joy Division, Bauhaus, Siouxsie and the Banshees, The Cure, The Sisters of Mercy, la lista è lunga. In mezzo a tanta abbondanza si rischia di dimenticare alcune realtà, forse meno iconiche, come i The Mission. Ed è un peccato, perché il debutto God’s Own Medicine, come la morfina a cui il titolo allude, è un lavoro caldo e seducente.

I The Mission nascono nel 1985 proprio dai The Sisters of Mercy, su iniziativa dei dimissionari Wayne Hussey e Craig Adams. I due, rispettivamente cantante-chitarrista e bassista, fondano i The Sisterhood, ribattezzati nell’86 The Mission. Questa vicinanza ai The Sisters of Mercy non fa dei The Mission un surrogato della band madre. Il debutto God’s Own Medicine mette anzi in luce uno stile personale, seppur non sempre plebiscitato. L’album è accusato di essere noioso, insipido, kitsch o (troppo) magniloquente. Difatti, se i The Sisters of Mercy rappresentano il lato più marziale e lugubre della dark wave, i Fields of the Nephilim quello più progressivo, la band di Wayne Hussey si distingue per una proposta pomposa e decadente, oltre che più vicina al pop.
I brani poggiano sul guitar work sofisticato dell’eterea chitarra di Hussey, che tesse melodie trascinanti e delicate, ricorrendo sovente all’arpeggio. L’ossatura è assicurata da una sezione ritmica squadrata e potente, mentre sullo sfondo è sempre percettibile il discreto tappeto delle tastiere. Sul tutto trona la languida voce del frontman, perfetta per cristallizzare tutta la carica decadente dei brani. La tracklist si divide equamente in episodi movimentati ed altri lenti e evocativi. Nella prima categoria spiccano Wasteland, retta da una trascinante sezione ritmica, Bridges Burning, e la dinamica Severina, arricchita da ampollosi inserti di voce femminile. Forti di una melodia e di un ritornello avvincenti, Stay with me e And the Dance Goes on sono le canzoni più “facili” dell’album; al confine con il pop, non sfigurano pertanto nell’insieme. L’intensità aumenta durante gli episodi più cadenzati. Love me to Death è un mellifluo lento, mentre la misteriosa Dance on Glass è attraversata da percussioni tribali. L’apogeo dell’intero album è però la sontuosa e barocca Garden of Delight (Hereafter), una litania retta unicamente da violino, violoncello e pianoforte. Nel mezzo, spicca Sacrilege, che alterna un riff heavy ad una strofa più posata. I testi prolungano l’atmosfera decadente e romantica della musica e comunicano immagini enigmatiche, un denso erotismo e qualche timido accenno blasfemo.

Insomma, God’s Own Medicine è un album con due anime che si rispecchiano: all’immagine della copertina dal sapore simbolista, il lavoro si mantiene in costante e perfetto equilibrio fra il kitsch e l’eleganza. Sbrilluccicante, patinato, glamour, e allo stesso tempo diafano e raffinato, l’album emana melodrammaticità e decadentismo allo stato puro. Forse eccessivo, ma di innegabile classe: levigato, solare e semplicemente irresistibile, il debutto dei The Mission è una piccola perla, di cui si può contestare il gusto, ma che emana luce propria.



VOTO RECENSORE
85
VOTO LETTORI
89.8 su 5 voti [ VOTA]
wingo
Venerdì 22 Novembre 2019, 17.02.37
6
Disco bellissimo di una band che ho tanto amato da adolescente,una band che,all'interno del genere gothic,e quella che presenta maggiormente sonorità hard-rock,a tratti quasi metal,ed e per questo che li ho sempre apprezzati. Il loro miglior disco comunque e "carved in sand",dove la componente rockettara emerge maggiormente specie in brani come "Amelia","belief" e "deliverance". Dal vivo poi spaccano alla grande,e wayne hussey e un vero animale da palcoscenico.
enry
Sabato 5 Maggio 2018, 15.59.06
5
Un signor disco, per me sopra anche al comunque buonissimo Carved in Sand. Certo per me i Sisters sono un'altra cosa, ma un 80 lo vale tutto, avercene di dischi così.
P2K!
Domenica 29 Aprile 2018, 22.23.58
4
Band magnifica che sepperol conniugare trame dark/gothic ad altre piu rock, il cui apice compositivo lo raggiunsero con il successo xi "Carved in Sand". Band fin troppo ignorata
Sadwings
Martedì 24 Aprile 2018, 14.59.25
3
Molto bello 85
Sha
Venerdì 6 Aprile 2018, 0.33.34
2
@Rob Hussey incarnava la componente più "commerciale" dei Sisters of Mercy, e fu probabilmente questo uno dei motivi principali della sua dipartita. In ogni caso, i primi dischi (quelli più recenti non li conosco) dei Mission sono veramente validi, soprattutto questo d'esordio!
Rob Fleming
Giovedì 5 Aprile 2018, 18.46.16
1
I primi album dei Mission mi piacciono molto. Forse un po' più pop (per me c'è molto di Simple Minds o primi U2) dei Sisters of Mercy, ma comunque non si può negare la bellezza di Garden of Delight, Love me to Death o della metallica Sacrilege. 80
INFORMAZIONI
1986
Phonogram Records
Gothic / Rock
Tracklist
1. Wasteland
2. Bridges Burning
3. Garden of Delight (Hereafter)
4. Stay with me
5. Let Sleeping Dogs Die
6. Sacrilege
7. Dance on Glass
8. And the Dance Goes on
9. Severina
10. Love me to Death
Line Up
Wayne Hussey (Voce, Chitarra)
Simon Hinkler (Chitarra)
Craig Adams (Basso)
Mick Brown (Batteria)
 
RECENSIONI
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