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Wait Hell in Pain - Wrong Desire
07/04/2018
( 353 letture )
La storia dei Wait Hell in Pain potrebbe sembrare una di quelle uscite direttamente dalla guida “Come iniziare a piccoli passi una carriera artistica”, scritta (probabilmente) da Salvatore Aranzulla. Iniziata nell'ormai lontano 2011 (su impulso della cantante Kate Sale e del chitarrista Stefano Prejanò) i nostri hanno cominciato calcando i palchi dei piccoli locali romani, con un repertorio composto soprattutto da cover hard rock. Cover, esperienza live e una formazione in crescita. Tutti elementi tipici delle band emergenti, ma che solo in rari casi portano poi ad un'evoluzione concreta. I Wait Hell in Pain hanno poi impiegato cinque anni a raggiungere il traguardo del primo full-length (con in mezzo solo un piccolo EP nel 2013). Un periodo lungo, ma compatibile con un percorso onesto e in grado di garantire la corretta “maturazione” di sound e musicisti.
Nel corso del 2016 viene infatti composto e registrato il qui presente Wrong Desire (licenziato poi dalla Revalve Records negli ultimi mesi del 2017) e dal momento della sua uscita è iniziata per i W.H.I.P una parte di carriera completamente nuova.

La band romana non si è peraltro limitata a cercare di mettere insieme qualcosa che li rappresentasse adeguatamente a livello musicale, ma ha anche lavorato su un concept socialmente impegnato. Il “desiderio sbagliato” è infatti quello che molti uomini provano verso le donne. Un tema -purtroppo- antico, che ha sempre afflitto le società umane in modo più o meno palese ma mai meno grave. Ultimamente tornato sui titoli principali dei canali di informazione grazie ai movimenti come Me Too (nati in seguito al caso Weinstein), che però rappresentano la punta di un iceberg che arriva molto in profondità, fino alla vita famigliare o al banale viaggio in un mezzo pubblico.
Nella storia narrata dal disco troviamo gli episodi della sua protagonista, May, che dopo essere stata vittima per anni di abusi da parte di una non precisata figura maschile, arriva ad un punto di rottura e reagisce, anche violentemente, preparandosi a confrontare il suo aguzzino.

A fare da sottofondo al racconto è una commistione di metal moderno (definibile come alternative dai fanatici della classificazione), approccio rock'n'roll (specie da parte della voce di Kate), ritmiche dal groove consistente e tastiere che mantengono un delicato equilibrio tra uso dell'elettronica e passaggi di archi e leads simil-analogici, anche piuttosto articolati.
Stefano Prejanò alla chitarra si fa carico da solo di un lavoro veramente mastodontico. Non solo infatti il chitarrista romano si destreggia tra ritmiche che sostengono il groove dei pezzi (cosa che gli riesce spesso piuttosto bene, sentire Lost in Silence per credere), ma inserisce anche brevi e rari passaggi più morbidi in clean (You're Never Gonna Stop Me) che si adattano all'atmosfera del pezzo e brevi assoli che, per quanto non troppo articolati e complessi tecnicamente, contribuiscono alla struttura melodica dei pezzi. Al basso Alfonso Pascarella si dimostra un musicista estremamente preparato, garantendo non solo un accompagnamento serrato e ben udibile durante le fasi più vivaci, con passaggi articolati che vanno ben oltre alla semplice tonica “tenuta lì”, ma anche contribuendo con piccoli momenti solisti ben fatti dove il basso diventa protagonista, con il “miagolio” tipico di quello che sembra uno strumento fretless con almeno sei corde (New Moon). Dietro le pelli Stefano Rossi è invece autore di una prestazione camaleontica. Ha una capacità veramente notevole di “mimetizzarsi” con accompagnamenti lievissimi nei momenti lenti delle canzoni, per poi tirar fuori delle accelerazioni serrate che trascinano da sole i pezzi (l'apertura di Get It Out o l'accelerazione finale in Castaway ad esempio), con un uso granitico dell'accoppiata cassa/rullante .
A sua volta, Marco Novello alle tastiere è deputato a lavorare in background per variare le atmosfere dei singoli brani. Compito in cui riesce piuttosto bene considerando il sottile equilibrio che riesce a mantenere tra sezioni elettroniche quasi ambient (The Last Trip), parti di pianoforte, archi sintetizzati (Behind the Mask), elettronica quasi dance (Lost in Silence), lead simil-analogici con richiami quasi prog (Castaway) e arpeggi quasi folk power come il reel ascoltabile in New Moon.
Kate Sale è infine autrice di una prova sopra le righe in termini di interpretazione ma ancora perfettibile in certi dettagli. La sua è un'ugola ben diversa da quelle tipiche ascoltabili in dischi metal con voce femminile. Non delicatezza e tecnica raffinata, ma un'impostazione rock rude e sincera, subito palese anche grazie ad un timbro graffiante e ad un approccio aggressivo. Riesce quindi ad utilizzare un registro medio alto moderatamente ampio, ma sembra rendere meglio nei passaggi più “bassi”, che le lasciano margine per far emergere meglio le sue doti interpretative. Le parti più acute invece tendono un po' a perdersi nei momenti in cui insieme alle note alte arriva anche l'approccio aggressivo, rimanendo forse un po' “esili”.

Le registrazioni, avvenute presso il Kick Recording Studio a cura di Marco “Cinghio” Mastrobuono (Buffalo Grillz e Hour of Penance) e Matteo Gabbianelli (Kutso), hanno restituito una produzione di qualità elevatissima per un disco d'esordio. Gli elementi elettronici (sia quelli più diretti che quelli più “d'atmosfera”) sono stati mixati sapientemente sfruttando tutta l'ampiezza concessa dall'immagine stereo per avvolgere l'ascoltatore (inizio di The Last Trip), mentre chitarra ritmica e basso convivono a meraviglia grazie ad una selezione chirurgica delle frequenze a loro concesse. Ciò consegue in un impatto “possente” ulteriormente acuito da una batteria ben presente, solida e moderna nei suoni (cassa asciuttissima e rullante). Anche il lavoro dietro voce e contro-canti appare molto curato ed è possibile percepire tutte le sfumature e le armonizzazioni arrangiate dai W.H.I.P. A voler cercare il pelo nell'uovo è rilevabile un uso tutto-sommato consistente del compressore sulle dinamiche, ma nulla di fuori scala e di non prevedibile in un contesto del genere.

Nel complesso Wrong Desire è un disco d'esordio che riesce abbastanza a spiccare sopra la media delle uscite odierne. Di per sé sound dei W.H.I.P non è qualcosa di particolarmente originale nel panorama attuale e presenta richiami ai filoni più disparati. Ma l'interpretazione moderna, le melodie riuscite, la carica del gruppo, la produzione ben fatta e -non ultimo- il tema trattato rendono il primo full-length dei W.H.I.P assolutamente degno di essere ascoltato, non solo dai fan delle voce femminili, ma anche da chi apprezza la commistione tra metal moderno e attitudine rock.



VOTO RECENSORE
74
VOTO LETTORI
77.66 su 3 voti [ VOTA]
INFORMAZIONI
2017
Revalve Records
Alternative Metal
Tracklist
1. The Last Trip
2. Get It Out
3. Behind the Mask
4. Castaway
5. Lost in Silence
6. Rain of May
7. You're Never Gonna Stop Me
8. The Confession
9. New Moon
10. She Wolf
Line Up
Kate Sale “Hekáte” (Voce)
Stefano Prejanò (Chitarra)
Marco Novello “Vonkreutz” (Tastiera)
Alfonso Pascarella (Basso)
Stefano Rossi “Black” (Batteria)
 
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