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Spartan Warrior - Hell to Pay
08/04/2018
( 405 letture )
Per la serie “a volte ritornano”, abbiamo tra le mani il come-back dei misconosciuti Spartan Warrior, combo proveniente dal Regno Unito che vide i natali nello stesso magico anno in cui l’heavy metal iniziò a svilupparsi nella propria forma primigenia, ovvero il 1980. La NWOBHM fu una corrente essenziale che edificò le fondamenta sulle quali venne a crearsi un nuovo genere musicale che a sua volta si fece eterogeneo e sfaccettato in diverse caratteristiche e giunge a noi donandoci una vasta gamma di scelta. Ai gruppi originari che rimasero nella leggenda e sono conosciuti da tutti gli appassionati, dobbiamo affiancare quelli cosiddetti “minori” e cioè la categoria in cui collochiamo i Guerrieri in questione: attivi inizialmente fino al 1985 e autori di due full-length e di uno split con altri quattro gruppi, i Nostri si dividono per poi riformarsi a sorpresa nel 2009 con quattro componenti originari su cinque. Hell to Pay è il secondo album dalla reunion che li riportò on stage dopo venticinque anni nel 2010 all’Hard Rock Hell Festival e, come vedremo, non propone nulla di più e nulla di meno di un buon sano heavy metal privato di orpelli e fronzoli vari.

È d’obbligo soffermarsi sulla fantastica copertina di questo lavoro che ritrae un manipolo di anime perdute in preda ad impossessarsi di un vecchio uomo, forse già morto. Se è vero che l’abito non fa il monaco è però altrettanto vero che un prodotto ben confezionato anche dal punto di vista grafico indirizza l’attenzione del fan medio e quantomeno aumenta in lui l’attenzione e la voglia di approfondire l’ascolto. Il platter prodotto dalla tedesca Pure Steel Records è il classico LP revivalistico di una band che non ha alcuna velleità di innovazione ma al contrario punta a portare avanti un progetto coerente con gli ideali di quasi quarant’anni fa, proponendo il proprio british sound e rivolgendosi ad una ben precisa fanbase. E chi può farlo al meglio se non coloro i quali vi erano dentro dagli albori e che, in minuscola parte, hanno contribuito alla sua nascita? Gli Spartan Warrior stessi si definiscono taglienti come i Saxon ma anche melodici alla stregua degli UFO e non esistono termini di paragone più azzeccati di questi. Ad aprire le danze c’è subito uno dei migliori colpi dell’album: la titletrack possiede la classe di cui solo i maestri possono disporre e mette sul piatto tutti gli elementi imperanti del loro sound. A partire dalle chitarre in perfetto stile 80’s che effettuano rasoiate condite da un assolo intrigante anzichenò. Come qualsiasi prodotto ricollegabile alla scuola inglese la sezione ritmica è precisa e pungente e inoltre ben affiatata dato che è la medesima da sette anni; la produzione è molto buona e non la penalizza così che supporti al meglio le escursioni soliste di Neil Wilkinson. Si prosegue con Bad Attitude introdotta da un riff classico ma coinvolgente che si dipana sopra un mid tempo roccioso e ben costruito, così come il ritornello. Letting Go è il primo mezzo passo falso, canzone fiacca sia a livello di idee che di esecuzione, un imputato su tutti è Dave Wilkinson. C’è da dire che quest’ultimo non è paragonabile ai grandi vocalist del genere ma si difende bene non azzardando alcunché e limitandosi nelle tonalità a lui congeniali, ma nel terzo pezzo del lotto le linee vocali sono davvero banali. Procedendo spediti arriviamo a Court of Clowns, un ultimo assalto prima della consueta ballata che smorza i toni; Something to Believe è una gran composizione, sebbene rovinata leggermente da alcuni difetti di intonazione, e ci sarebbe piaciuto non poco sentirne un’altra simile all’interno dell’album. Si torna sul versante hard con Walls Fall Down, canzone di matrice raveniana se ce n’è una e di un’efficacia clamorosa; al pari della titletrack concorre per la palma di miglior traccia di questo Hell to Pay. A seguire troviamo Shadowland che si distingue solo per la lunga parte solista dato che il resto è normale amministrazione, Covered in Lust e Fallen che nulla aggiungono e nulla tolgono al valore finale e la conclusiva In Memorium che propone tonnellate di groove pensate apposta per i nostri crani in movimento, una canzone difficile da odiare.

Alla fine della corsa, le tracce che rimangono impresse nell’ascoltatore non sono più di cinque, la metà dell’intera scaletta. Un po’ poco ma tutto sommato il risultato supera la sufficienza e proietta il potenziale consiglio di acquisto ai soli sfegatati della materia; essi troveranno pane per i loro denti e si godranno un buon lavoro secondo i loro canoni, per tutti gli altri il rischio della noia è veramente dietro l’angolo. Gli Spartan Warrior continuano così il loro percorso deputato al mantenimento in vita della NWOBHM con convinzione e dignità e finché su questa Terra ci sarà anche solo una persona amante del suddetto sound il compito non sarà ritenuto vano.



VOTO RECENSORE
65
VOTO LETTORI
70 su 2 voti [ VOTA]
Alessio
Giovedì 12 Aprile 2018, 15.22.00
6
buon gruppo ma il cantante non è all'altezza
InvictuSteele
Lunedì 9 Aprile 2018, 11.36.49
5
Sono tornati anche loro? Ho adorato i due album storici degli Spartan Warrior, Steel n Chains resta un classico del metal inglese. Devo sentire assolutamente il nuovo lavoro.
Nòesis
Lunedì 9 Aprile 2018, 11.16.51
4
Sandro, se vai matto per Angelwitch, Raven e compagnia cantante l'ascolto è d'obbligo, non rimarrai deluso
rik bay area thrash
Lunedì 9 Aprile 2018, 11.02.27
3
@Sandro70, è solo un mio pensiero ... non deve essere per forza di cose un input per altre persone ... però a me è piaciuto veramente.
Sandro70
Lunedì 9 Aprile 2018, 10.51.16
2
Rik, se la metti cosí mi tocca ascoltarlo per forza.
rik bay area thrash
Lunedì 9 Aprile 2018, 10.21.10
1
Se dovessi spiegare a un/una neofita cos'è la n.w.o.b.h.m. gli/le farei ascoltare questo album. C'è tutto. Aggressivo e melodico e con un singer che senza strafare conduce le song con il giusto piglio. La produzione è veramente valida. L'album sembra realizzato proprio agli albori della british wave of metal, suona reale e non plasticoso. Con gli spartan warrior sembra che il tempo non sia mai passato. A me l'album è veramente piaciuto. Mai monotono e con la giusta verve tipica dell'heavy metal 'classico' (imho)
INFORMAZIONI
2018
Pure Steel Records
Heavy
Tracklist
1. Hell to Pay
2. Bad Attitude
3. Letting Go
4. Court of Clowns
5. Something to Believe
6. Walls Fall Down
7. Shadowland
8. Covered in Lust
9. Fallen
10. In Memorium
Line Up
Dave Wilkinson (Voce)
Neil Wilkinson (Chitarra)
Dan Rochester (Chitarra)
Tim Morton (Basso)
James Charlto (Batteria)
 
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