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Soldiers of Solace - We Are Immortal
14/04/2018
( 199 letture )
Non siamo tornati alla fine degli anni novanta, al debutto dei Creed con My Own Prison. We Are Immortal è l’album d’esordio di un’altra rock band statunitense, i Soldiers of Solace. E se tra le influenze citano Five Finger Death Punch, Shinedown e Metallica, la più forte, quella che si sente maggiormente nelle sonorità, nella voce e nel songwriting è proprio quella del gruppo di Scott Stapp, con il quale tra l’altro hanno condiviso anche qualche palco.

We Are Immortal nel suo essere un album di onesto hard rock sa farsi apprezzare, toccando sonorità che vanno dal rock alternativo, al grunge, al metal, mantenendo sempre un approccio moderno e melodico scuola Creed (e successivamente Alter Bridge). Nonostante il suo essere l’incarnazione di un modo di fare musica già ben rodato da una miriade di gruppi più o meno rock (oltre a quelli succitati) riesce a trovare un suo spazio e ad accontentare un target di ascoltatori molto esteso (perlomeno in linea teorica). Non è un disco che fa dell’originalità il suo cavallo di battaglia, i richiami a questi gruppi ormai storici lo rendono quasi familiare, quasi già ascoltato, seppur senza sfociare nel plagio spudorato. Ad esempio Hannah, il pezzo che chiude l’album, ricostruisce un’atmosfera e dei suoni che ci fanno sembrare nel bel mezzo di una power ballad dei Creed (e derivati), sulla linea di With Arms Wide Open o giù di lì. Il che non è un male trattandosi comunque di uno stile leggero e di facile presa, che può piacere o meno, ma che in passato è funzionato e che con i nostri Soldiers of Solace sembra funzionare ancora abbastanza bene.
Del resto oltre a questi richiami stilistici, tutte le canzoni sono piacevoli, da quelle lente a quelle più veloci e distorte, dove l’effetto è lo stesso, avvertibile per esempio nello sviluppo di canzoni come Circus Clown, in cui ritornello e finale vengono costruiti nello stile di cui abbiamo abbondantemente parlato in precedenza, alternando sequenze di canto pulito, chitarre distorte e sovraincisioni o cori (praticamente facendo quello che ha sempre fatto Mark Tremonti).
La title track, We are Immortal, è uno dei pezzi in cui si sente il lato più heavy (non eccessivamente) dei Soldiers of Solace, in cui il canto di Jason Longo si rende più aggressivo rispetto agli altri pezzi. La sua performance è sempre di livello e pur non essendo un cantante dotato di una tecnica mostruosa riesce a farsi valere grazie a un timbro caldo e ad una sufficiente espressività e dinamica. Uno dei momenti più brillanti dell’intero album lo si trova in Cold as A Stone, canzone melodica e lenta che gradualmente si apre a sonorità più spinte, crescendo di intensità. Come in tutti i pezzi bisogna citare l’adeguatezza di tutti i musicisti, che fanno sempre il loro lavoro con grande qualità. Buona prestazione anche per Jeff Fahy alla chitarra, che si destreggia in assoli e fraseggi dal forte gusto melodico, qualità che emerge in quasi tutti i brani.
A questo punto è chiaro che We are Immortal non introduce niente di nuovo nel mondo del rock ma allo stesso tempo in tutta la sua onestà e compattezza funziona. Anzi è un disco decisamente buono per un debutto: lo stile fortemente caratterizzato da una tendenza melodica e dalla voce di Longo, l’orecchiabilità delle canzoni rendono il tutto un mix di canzoni, formato da buoni pezzi rock energici come l’opener Rude Awakening, Naked Truth o Walk Tall e pezzi più lenti già nominati, omogeneo e scorrevole. Il rock non manca mai ma ci sono momenti in cui si tira il fiato, più facili ma sempre all’altezza.

Considerando il genere e il fatto che si tratta comunque di un album di debutto non ci si può lamentare in nessun modo: la produzione è ottima, la musica è suonata come si deve e non emergono difetti degni di nota. Le canzoni funzionano sempre e non è cosa da poco: tutto è funzionale all’economia del pezzo (assoli, riff e qualsiasi altro elemento). Nonostante i suoi limiti We are Immortal funziona, lasciando comunque un buon margine di miglioramento per i loro lavori futuri, in cui oltre alle qualità già descritte potranno alzare l’asticella e tirare fuori più personalità, che già c’è ma che al momento non è ancora l’elemento in grado di fare la differenza.
Sicuramente si può consigliare questo album a chi apprezza un hard rock non troppo pesante ma di facile ascolto, spensierato e divertente, che scorre fluido per tutta la durata dell’ascolto grazie a una tracklist equilibrata ed efficace.



VOTO RECENSORE
70
VOTO LETTORI
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INFORMAZIONI
2018
Rock’N’Growl Records
Heavy Rock
Tracklist
1. Rude Awakening
2. We Are Immortal
3. Cold As A Stone
4. Naked Truth
5. Walk Tall
6. Circus Clown
7. Washed In Flames
8. Dear John
9. Freedom's Children
10. Hannah
Line Up
Jason Longo (Voce)
Jeff Fahy (Chitarra)

Luis Cubille (Chitarra)

Ron Therrien (Basso)

Francesco Daniele (Batteria)
 
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