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Inferi - Revenant
15/04/2018
( 1235 letture )
Io e il tech-death non siamo mai andati troppo d’accordo. Non fraintendetemi, ho amato e continuo ad amare alla follia dischi come The Sound Of Perseverance, Cosmogenesis, None So Vile e Winds Of Creation: purtroppo però, a parte i capolavori immortali appena citati, non sono mai riuscito a farmi piacere completamente la parte prog/technical della musica metal. Quindi quando mi sono visto assegnare un disco melodic/technical death ero già preoccupato di non riuscire a giudicarlo con imparzialità, per via di questa mia avversione verso qualsiasi nome che contiene i prefissi technical/progressive.

Quindi mai e poi mai mi sarei immaginato di scrivere queste parole: Revenant degli Inferi è un disco incredibilmente bello! Perché a differenza di molti album del genere, non si ha la costante sensazione di essere travolti da una marea di note da far girare la testa; tranquilli, la parte tecnica è sempre presente e non è stata in nessun modo messa in secondo o terzo piano, piuttosto è utilizzata con maggior intelligenza. Le melodie neoclassiche sono accattivanti, sinistre e godono di una buona personalità; l’uso del synth per accentuarle aiuta l’ascoltatore a non perdersi durante le parti più “caotiche”, con una menzione d’onore per il brano Thy Menancing Gaze, dove synth e chitarre si intrecciano costruendo un’atmosfera drammatica che culminerà in uno dei più belli outro del disco. Una delle chiavi di successo del disco è nel modo in cui scorre: ogni canzone è sì distinta, ma le emozioni malinconiche che persistono in ognuna di loro aiuta a tenere unito il sound proposto con ciò che viene narrato nei testi. È un ottimo esempio di quello che in inglese viene chiamato “musical storytelling”; anche se sei all’oscuro della storia raccontata e non comprendi le lyrics, le canzoni riusciranno a comunicarti qualcosa. Le intro monumentali riescono a trasmettere l’idea che un nuovo capitolo della storia stia iniziando e ciò rende tutte le canzoni molto più convincenti e interessanti; un conto è ascoltare le canzoni uscite come singoli in maniera separata. Per fare un esempio citerò un’altra canzone, Behold The Bearer Of Light: ad un primissimo e superficiale ascolto, mi sembrò una traccia ben fatta, nulla di più, niente per cui strapparsi i capelli. Invece quando si ascolta l’album nella sua interezza e il chorus fa la sua comparsa per la prima volta, tutto suona decisamente meglio e risulta molto più convincente. Lo so che non è semplice spiegare questo con le sole canzoni che sono state rilasciate come singoli, ma credetemi quando dico che questo album è stato fatto per essere ascoltato tutto d’un fiato con la consapevolezza di aver ascoltato della buonissima musica. Una parte importante della riuscita di quest’album è da attribuire al mixaggio e alla masterizzazione, senza difetti e che permette ad ogni strumento di ritagliarsi il proprio ruolo. Le corde non sono rilegate in secondo piano per dar spazio alla pomposità delle melodie, anzi si integrano perfettamente. Pure il basso ricopre un ruolo di tutto rispetto, con un’ottima performance del bassista Joel Schwallier. I due ospiti su questo disco offrono un’ottima performance: troviamo James Malone (Arsis) nella canzone Through The Depths e l’onnipresente Trevor Strnad (The Black Dahlia Murder) che canta la parte di Lucifero nella closing track. I soli di chitarra sono taglienti e rivelano l’ottima abilità tecnica dei chitarristi Malcom Pugh e Mike Low. Le orchestrazioni in questo genere portano sempre con sé il rischio di rendere la proposta musicale dozzinale; qui invece esse aiutano l’album ad essere quel concentrato di ottima musica che è.

Ciò che convince di meno, sono le vocals di Sam Schneider: in particolare lo scream da lui proposto non si sposa troppo bene con le strumentali della band; forse, un timbro vocale più simile a quello del grandissimo Mikael Stanne sarebbe stato più adatto ed efficace. In ogni caso si tratta di un album ottimamente composto, suonato e registrato, con diversi spunti interessanti per una band che è riuscita a farmi apprezzare uno dei sottogeneri del metal a me più ostico. Ottimo lavoro, Inferi!



VOTO RECENSORE
81
VOTO LETTORI
98 su 2 voti [ VOTA]
Korgull
Domenica 15 Aprile 2018, 20.49.51
2
Il precedente lavoro era veeamebte ben fatto, sentirò sicuramebte anche questo
Northcrossdeath
Domenica 15 Aprile 2018, 12.47.49
1
Bella rece Leonardo! Che invidia... Non vedo l'ora di sentirlo e ho grandi aspettative per quest'album, visto che ritengo gli Inferi un ottima band tech death.
INFORMAZIONI
2018
The Artisan Era
Melodic / Techno / Death
Tracklist
1. Within the Dead Horizon
2. Condemned Assailant
3. A Beckoning Thrall
4. Through the Depths
5. Enraged and Drowning Sullen
6. Thy Menacing Gaze
7. Malevolent Sanction
8. Smolder in the Ash
9. Behold the Bearer of Light
Line Up
Sam Schneider (Voce)
Malcolm Pugh (Chitarra)
Mike Low (Chitarra)
Joel Schwallier (Basso)
Jack Blackburn (Batteria)
 
RECENSIONI
65
 
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