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Melvins - Pinkus Abortion Technician
15/04/2018
( 658 letture )
Altro giro, altra corsa per i Melvins, gruppo culto di Aberdeen, Washington. Puntuali come un orologio svizzero, i nostri proseguono con l’instancabile serie di rilasci discografici di inediti a cadenza (quasi) annuale. Tassativo, non si scappa. Una sorta di ritmo frenetico paragonabile a quello di Woody Allen nel cinema (costui li supera, inverosimilmente...), per coloro che non conoscessero la mole di album, live, EP e affini pubblicati dalla band.
Di conseguenza, e legittimamente, un ascoltatore o uno spettatore si chiede: perché?
Cosa conduce un musicista, un regista, uno sceneggiatore a questa “impazienza artistica”, a questa bramosia di tornare sotto i riflettori, ad essere onnipresente, anno dopo anno, pur essendo loro stessi consapevoli che questa sete si potrebbe rivelarsi un’arma a doppio taglio con lo scorrere inesorabile del tempo?
D’altro canto, è pur vero che una formazione con una produzione discografica così trasversale, così innovativa, così vasta (che non è sinonimo di qualità perpetua) e così citata, dev’essere ascoltata, prima o dopo. E una band come i Melvins la si deve ascoltare, prima o poi. E interpretatelo come un obbligo, piuttosto che come un consiglio. A piccole dosi però, soprattutto per quanto riguarda l’ultimo abbondante decennio discografico, culminato, paradossalmente in (A) Senile Animal (2006) e Nude with Boots (2008). Nemmeno un anno fa, i nostri davano alle stampe il loro primo doppio full-length, A Walk with Love & Death, complessivamente un lavoro debole, sicuramente prolisso, il cui primo album è la colonna sonora di un corto diretto da Jesse Nieminen. Un’uscita dimenticabile, considerati in primis gli ospiti presenti (Joey Santiago (!), Anna Waronker, Teri Gender Bender), la qualità media delle canzoni e delle idee. Poche, assemblate ancor peggio.

Questa volta i nostri hanno deciso di deliziarci con l’ennesima sorpresa:

We’ve never had two bass players. We’ve had two drummers and two guitar players, so it makes total sense to now have two bass players
(Buzz Osborne, 2018)

Niente di più coerente, mi par giusto. Del resto, i Melvins possiedono quella dote unica, e riservata a pochissimi eletti, che risponde al nome di “resilienza”, abbinata ad una spropositata dose di talento e unicità. Tre caratteristiche essenziali per non essere inghiottiti dal vortice del tempo.
E fu così che al trio King Buzzo-Crover-McDonald, si aggiunse un quarto membro, Jeff Pinkus, in pianta stabile dalla prima all’ultima traccia. Per chi non lo sapesse o avesse poca dimestichezza con il combo, Jeff ha già collaborato negli ultimi anni con i Melvins nelle vesti di ospite saltuario in Hold It In (2014) e per il singolo Rebel Girl, uscito un anno dopo. Nulla di eclatante direte voi. Ad essere eclatante è l’altra band alla quale il proprio nome è legato storicamente: i texani Butthole Surfers. Gli eclettici Butthole Surfers, proprio loro. Album quali Locust Abortion Technician (notate qualche analogia? Il solito Buzzo...), Hairway to Steven (1988), piouhgd (1991) e Independent Worm Saloon (1993) passano anche per la mente contorta di Jeff Pinkus, volenti o nolenti. E la si sente in questo Pinkus Abortion Technician, la propria influenza lisergica, il proprio background: il solco del proprio passaggio. Purtroppo sfruttato solo superficialmente...

Gli anni ‘90 sono lontani per i Melvins, di questo ne siamo al corrente tutti quanti e parallelamente, ancora una volta, ci troviamo d’innanzi ad un lavoro stringato -a cominciare dalla durata, a stento dovrebbe essere denominato “uscita di inediti”- ma contenente alcuni spunti e alcuni brani che hanno del “miracoloso”, rispetto a quanto sentito in A Walk with Love & Death. Su tutti, la psicotica e punkeggiante Embrace the Rub, scelta come secondo singolo, Don’t Forget to Breathe, deliziosa messa in musica di una sbronza smaltita barcollando ed errando per viuzze affollatissime di un paesino d’Estremo Oriente, avvinghiata tra noise melodico e psichedelia, sorretta da un brioso motivetto orientaleggiante e chiusa dal battito di un gong, Flamboyant Duck, degna colonna sonora di uno spaghetti-western (praticanti dello stoner, prendete appunti!) e Break Bread, un grunge ironico, “autoreferenziale” e catchy.
A questo sparuto gruppo di tracce si aggiunge il primo singolo, Stop Moving to Florida, un medley fra l’immortale Stop (Yer’ Album, 1969) dei James Gang e Moving to Florida dei già citati Butthole Surfers, tratta dal loro secondo EP Cream Corn from the Socket of Davis del 1985 ed inserita un anno dopo come bonus track in Rembrandt Pussyhorse. La reinterpretazione dei Melvins è forse il brano più easy-listening della loro pluriennale carriera, e susciterà un lieve scalpore fra le frange di fan più oltranzisti o di vecchia data. Stop viene ridotta all’osso: quel brano capolavoro rock che tutti conosciamo viene difatti diluito in un crossover semplice, immediato e arricchito dalle scorrerie del “doppio basso” del duo McDonald-Pinkus. In Moving to Florida, contrariamente a quanto accade in Stop e nella successiva Graveyard (altra, insignificante -tocca dirlo questa volta- cover dei Butthole Surfers), la band leviga e cura invece il brano originale con esiti altalenanti. Come se non bastasse, a una “medley-title-track”, premiata, tuttavia, per questo vivace collage post-moderno e a una cover finale che nulla toglie e nulla dà, poiché privata della propria malattia, si aggiunge un altro tributo, quello a I Want Hold your Hand dei Beatles. Il grottesco si manifesta, prende forma definitivamente e l’esito è alquanto “carnevalesco”, per usare un eufemismo...

35 minuti di musica (a fronte degli 82 dello scorso anno) bivalente, anzi, bipolare: solo otto brani complessivi, di cui due e mezzo sono cover. Se questa è la tracklist decisa dal duo Buzzo-Crover, non ci resta che accettarla così com’è. Pinkus Abortion Technician si configura dunque come lavoro che lascia l’amaro in bocca, come da anni accade con i Melvins: l’impronta di Jeff Pinkus si palesa qua e là (in Prenup Butter in primis), con spunti e momenti di innegabile valore artistico trovano il proprio apice in Don’t Forget to Breathe (otto minuti che ci trasportano verso Oriente), nella titletrack e in Flamboyant Duck. Allo stesso tempo però l’apporto dei due bassi non viene sfruttato e l’anonimia si insinua tra le varie tracce inedite, intaccandone la “resilienza” delle stesse nel corso del tempo. E sottolineo tracce “inedite”.
Mettiamo la questione su un versante più pratico: l’artwork è azzurro (più o meno..) come il cielo e il mare. Il titolo cita la Florida. Florida. Miami. Miami? Sole, palme, spiagge infinite, e chi più ne ha, più ne metta. Risposta? Facile. Pinkus Abortion Technician è un disco estivo, vivace, ma frivolo. In sintesi, passeggero. Nulla di più, nulla di meno.
Questa volta l’esclamazione “peccato” non comparirà in calce, bensì il “perché” di partenza. Appunto, perché non condensare questo fiume di idee straripante, tipico di questa istituzione della musica alternativa, in un’unica uscita?



VOTO RECENSORE
65
VOTO LETTORI
60 su 2 voti [ VOTA]
Giaxomo
Lunedì 16 Aprile 2018, 17.39.55
10
@InvictuSteele: severo, ma giusto. 😉
InvictuSteele
Lunedì 16 Aprile 2018, 17.09.47
9
Band che amo e allo stesso tempo odio. Da una parte penso che i Melvins siano dei pazzoidi geniali, dall'altra dei perfetti coglioni. Non è possibili intasare il mercato come fanno loro, con una serie estenuante di uscite inutili, album mediocri, raccolte, lavori della lunghezza di pochi minuti e altro ancora. Stare dietro alle uscite di questa band è impresa difficile, quando al posto di far uscire due (e dico due) album inutili all'anno potrebbero farne uscire uno ogni due anni ma bello davvero. Voto 62 a questo qui.
Giaxomo
Lunedì 16 Aprile 2018, 12.07.04
8
@No Fun: Esattamente, tra l'altro sto valutando se andare a sentirli (i Godspeed) all'Estragon il 26/4!
No Fun
Lunedì 16 Aprile 2018, 10.05.49
7
No no anzi c'è scritto che non avevano mai avuto due bassisti prima. È chiaro. È che io mi chiedevo se c'erano altri gruppi che avevano usato questa soluzione. In effetti i Cop Shoot Cop li ho sentiti ma per i rumori che fanno non mi ero accorto avessero 2 bassi, mi sembrava di più un frullatore . I Girls against Boys invece non li conoscevo. I Goodspeed etc poco, sono però tipo un'orchestra, a quel punto è facile metterci più strumenti. Grazie per i consigli, approfondirò!
TheSkullBeneathTheSkin
Lunedì 16 Aprile 2018, 9.33.17
6
a testa di ferro? va bene (cit)
Giaxomo
Lunedì 16 Aprile 2018, 7.07.47
5
Ragazzi non volevo far passare i Melvins come i primi di sempre ad aver introdotto il doppio basso, spero non si sia capito questo dalla recennsione! 😉 Io allora rilancio con i Godspeed You! Black Emperor dato che la mettiamo così 😀
TheSkullBeneathTheSkin
Domenica 15 Aprile 2018, 23.28.52
4
c'erano anche i Girls Against Boys che avevano due bassi
Rob Fleming
Domenica 15 Aprile 2018, 23.16.53
3
@No Fun: mi intrometto solo per dire che negli anni '90 c'erano i Cop Shoot Cop. Con i Melvins mi sono fermato anch'io a quel decennio e quindi non sono in grado di commentare il cd
Giaxomo
Domenica 15 Aprile 2018, 22.19.54
2
@No Fun: Intanto grazie per essere passato! 😉 Purtroppo temo tu abbia dannatamente ragione, anche se di tanto in tanto qualche traccia carina scappa fuori pure oggi. Ma i capolavori sono già stati scritti un ventennio fa (e oltre)..a buon intenditore..😉
No Fun
Domenica 15 Aprile 2018, 22.06.56
1
Grandi Melvins! Oddio in realtà sono fermo agli album degli anni 90 perché quelli dopo non mi erano piaciuti. Però sono contento di sapere che ancora ci danno dentro. Questo me lo ascolto di sicuro, ma se non altro perché, cioè, 2 bassisti! Ah ah! Mi ero sempre chiesto se ci fosse qualche gruppo con 2 bassisti (infatti sul forum nel simpatico sondaggio sul supergruppo avevo messo un gruppo con 2 bassisti) ed eccoli qui. Ormai, come dice il bravo Giaxomo, penso facciano musica più che altro per cazzeggiare.
INFORMAZIONI
2018
Ipecac Recordings
Alternative Rock
Tracklist
1. Stop Moving to Florida
2. Embrace the Rub
3. Don’t Forget to Breathe
4. Flamboyant Duck
5. Break Bread
6. I Want to Hold Your Hand (Beatles cover)
7. Prenup Butter
8. Graveyard (Butthole Surfers cover)
Line Up
King Buzzo (Voce, Chitarra)
Steven McDonald (Basso)
Jeff Pinkus (Basso)
Dale Crover (Batteria)
 
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