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The Crown - Cobra Speed Venom
16/04/2018
( 1008 letture )
Cos’è successo ai The Crown? Una di quelle formazioni in apparenza incrollabili, fedeli alla linea, potenti ed efficaci, in grado di fondere in maniera funzionale e apprezzabile il thrash metal con le divagazioni melodiche e il sound caro al death melodico. Eppure, dopo qualche disco di calo più o meno fisiologico, sembrava che la china imboccata dal combo svedese fosse di quelle senza ritorno, soprattutto in una fase della carriera in cui sembrava che il meglio fosse già stato detto. I lanci pubblicitari del nuovo lavoro, intitolato Cobra Speed Venom, promettevano un ritorno a un certo tipo di sonorità, ma l’appassionato ormai avvezzo alle tecniche di promozione tendeva a nutrire non pochi dubbi, almeno fino alla pubblicazione del primo video, realizzato per la title-track: lì qualche orecchio si era drizzato ed era cresciuta la fiducia nei confronti di questo lavoro. Vediamo se è stata ben riposta.

Con una copertina molto bella – tra le migliori della storia della band – e un cambio dietro alle pelli, i The Crown del 2018 presentano il loro biglietto da visita con Destroyed By Madness: dopo una intro marziale entra la doppia cassa a far da preludio all’esplosione travolgente. Fin da subito vengono fissati i paletti che gli svedesi manterranno per l’intera durata del disco: brani che affondano in un riffing di matrice death svedese e ritmiche molto varie che denotano la buona fantasie del nuovo innesto Henrik Axelsson, che si rivelerà uno dei valori aggiunti per la buona riuscita dell’album. In verità, sarebbe riduttivo parlare in questi termini del lavoro in esame. Già con Iron Crown, infatti, ci troviamo a un brano dall’attacco più immediato, il cui break centrale da headbanging sfrenato si pone come variazione rispetto alle ritmiche spesso furiose che caratterizzano la maggior parte dei pezzi. In The Name Of Death è swedish death puro, sebbene sia un po’ meno incisiva di quanto ascoltato finora. We Avenge! , dopo un attacco possente, cala un po’ i battiti al minuto ma riesce a mettere in piena evidenza un’altra caratteristica vincente, ovvero la produzione. Quest’ultima, infatti, offre la spinta ideale al sound dei The Crown: potente, carica di bassi, non pulitissima e “plasticosa”: una produzione moderna che fa venire fuori lo stato di grazia che la band ha inciso nei solchi di questo disco. La title-track è devastante. Per quanto sia un aggettivo spesso abusato, è difficile individuare termini che possano descrivere in modo più efficace un brano assassino, in cui tutto sembra essere al posto giusto, dal riff agli stacchi al cantato a quel refrain impossibile da togliersi dalla testa. Brano micidiale che è la vera summa non solo del disco, ma forse dell’intero percorso stilistico degli svedesi. Senza voler proseguire in un’analisi canzone per canzone, la sensazione complessiva è che ci si trovi di fronte a un album di assalto ragionato, ideato, composto ed eseguito da un gruppo di musicisti esperto e coeso. Anche nei passaggi più aggressivi, anche dove ci sono sovra-incisioni vocali di growl e screaming (World War Machine), i The Crown formato 2018 sembrano non perdere mai il controllo: se proprio si volesse trovare una definizione per questo album, potrebbe essere di furia controllata. Questo accade per via del mestiere e dell’esperienza, senza dubbio, ma anche perché tutti i tasselli sembrano al posto giusto, consentendo ai brani di splendere, di risultare efficaci e freschi anche dopo molteplici ascolti. E se anche nella seconda metà del disco si registra un lieve calo qualitativo, è innegabile che Cobra Speed Venom sia un album ispirato e anche piuttosto vario. Prova ulteriore è che anche quando si cimentano in una strumentale dal sapore più marcatamente melodico (Where My Grave Shall Stand) i nostri ne escono non solo sulle gambe, ma anche bene.

La valutazione può essere effettuata solo in base al tipo di formazione, al genere proposto e al percorso musicale fatto fino a oggi dai The Crown: sarebbe folle, infatti, attendersi innovazione, originalità, progressione. È invece lecito aspettarsi freschezza, potenza, incisività. Tutte caratteristiche che saltano fuori con immane forza dai solchi di questo disco che, di conseguenza, non può che essere apprezzato da una buona fetta di amanti delle sonorità proposte.



VOTO RECENSORE
81
VOTO LETTORI
76.4 su 5 voti [ VOTA]
ObscureSolstice
Martedì 24 Aprile 2018, 15.41.11
8
Discreto dischetto melodic death, non mi ha sbalordito ma neanche da cestinare. Però nella media sufficienza
Galilee
Mercoledì 18 Aprile 2018, 20.21.00
7
Mh....Non mi facevano già impazzire al tempi, però devo ammettere che sia la copertina del disco che il titolo spaccano. Proverò ad ascoltarlo.
RedRoger
Lunedì 16 Aprile 2018, 20.28.24
6
Tornati dalla tomba !!! dopo un paio d'album non propriamente memorabili , finalmente riescono a colpire duro come ai bei tempi. Copertina superlativa
God of Emptiness
Lunedì 16 Aprile 2018, 20.02.54
5
Album pazzesco secondo me e gran recensione. Alzo il voto ad 88 perché ha un'attitudine old School che adoro \m/\m/ penso che si possa affiancare ai capolavori del passato come aggressività sebbene Deathrace King e Crowned in Terror restano inarrivabili. Copertina da applausi 😈
Pacino
Lunedì 16 Aprile 2018, 11.51.56
4
Mi sembra un piccolo passo indietro rispetto al precedente, band per cui non sono mai impazzito, ma sanno il fatto loro e sanno fare male. Voto 67
d.r.i.
Lunedì 16 Aprile 2018, 10.29.56
3
Confermo le parole di Alessio anche se sto sul 73 come voto!
tartu71
Lunedì 16 Aprile 2018, 9.37.55
2
disco bomba!!
Alessio
Lunedì 16 Aprile 2018, 0.21.17
1
Un bel rientro in pista. Dopo il precedente che non era nulla di che, tornano sui loro binari...e sono legnate. Bentornati The Crown. 78
INFORMAZIONI
2018
Metal Blade Records
Death / Thrash
Tracklist
1. Destroyed By Madness
2. Iron Crown
3. In The Name Of Death
4. We Avenge!
5. Cobra Speed Venom
6. World War Machine
7. Necrohammer
8. Rise In Blood
9. Where My Grave Shall Stand
10. The Sign Of The Scythe
Line Up
Johan Lindstrand (Voce)
Marko Tervonen (Chitarra)
Robin Sörqvist (Chitarra)
Magnus Olsfelt (Basso)
Henrik Axelsson (Batteria)
 
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