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Deadly Carnage - Through the Void, Above the Suns
17/04/2018
( 1030 letture )
Creatura sonora mutevole i Deadly Carnage, band riminese nata nel 2005 e già autrice di tre prove sulla lunga distanza (Decadenza, uscito nel 2008, Sentiero II - Ceneri, del 2011 e Manthe, pubblicato quattro anni fa) che, partendo da un black tradizionale nell’impostazione ma solcato da strutture e articolazioni doom, ha progressivamente virato verso un post-metal ad alto tasso immaginifico ed emozionale. Through The Void, Above The Suns, ultima fatica discografica dei nostri uscita il 30 marzo per A Sad Sadness Song (sub-label di quella ATMF che non ha certo bisogno di presentazioni, in campo estremo), sublima tale crescente inclinazione verso paesaggi sonori ampi e una tavolozza di colori più ricca e sfumata. Coerentemente con l’espansione del sound, la riflessione sulla natura umana si dilata al suo rapporto con l’infinito, estrinsecando l’adagio di Protagora l’uomo è misura di tutte le cose: nella percezione della sua finitezza in rapporto ai vasti spazi del cosmo, egli ne è unità minima, quasi subatomica; eppure, nel suo eterno desiderio di conoscenza, plasma ciò che lo circonda a propria immagine e somiglianza, facendosene archetipo. L’universo viene quindi concepito come una creatura viva e pulsante, vibrante nel suo continuo ciclo di creazione e distruzione, plasticamente definita dall’avvilupparsi di spazio e tempo, caos e ordine.

L’album si apre con Quantum, impulso primigenio, elemento indivisibile all’origine di tutto, non a caso musicalmente espresso dalla vibrazione libera di una corda; cori maschili dipingono immediatamente uno spazio umano di narrazione, e allo stesso tempo donano respiro alla creatura/cosmo. Matter apre in piena trance percussiva à la Cult Of Luna, le chitarre sciorinano un riffing di chiara matrice neurosisiana, per poi avvitarsi in gorghi a metà strada fra i Monolithe meno soverchianti (leggasi ultimi tre LP) e gli Eryn Non Dae (si veda il recente Abandon Of The Self). La voce, a partire dalla presente uscita affidata al chitarrista e tastierista Alexios Ciancios, declama abrasiva e tonante, slabbrandosi in toni caldi, quasi hard blues. La successiva Hyle si apre su un bel giro heavy doom, si affila in un lavoro di chitarre che ricorda il roster Hydra Head Records più laterale e intimamente apocalittico (quali Old Man Gloom o i Khanate), e infine si schiude in un paesaggio lunare con cantato in clean molto vicino ai disegni vocali esangui di Carmelo Orlando dei nostri Novembre. La natura cangiante del pezzo descrive puntualmente l’hyle da cui prende il titolo, la materia non ancora formata, passibile, in senso aristotelico, di cambiamento. Cosmi è uno strumentale che percorre gli spazi interstellari ricorrendo alla più classica vulgata post-metal, mentre Lumis attacca in doppia cassa su un up tempo atmospheric black supportato da un sussurrato che ricorda da vicino le “cronache dalla galassia centrale” affrescate dai Progenie Terrestre Pura, un sussurrato che si fa grido dalle profondità dello spazio quando il pezzo inizia a pulsare cadenze doom e improvvise accelerazioni in blast beat, per chiudere incidendo un leggera linea melodica sul suadente lavoro armonico delle sei corde.
La centrale Ifene parte su un tempo ternario come uscito dalla penna di Billy Howerdel (A Perfect Circle), squadra in uno space sludge escoriato da improvvisi blast beat (notevole qui la prova dietro le pelli di Marco Ceccarelli, che infonde movimento alla staticità del giro di chitarra), inspira polvere interstellare doom ed espira afflati progressive di scuola Porcupine Tree. Segue Fractals, in cui i synth descrivono stanze ambient sagomate dal fine lavoro sui fusti del batterista mentre la voce ne esplora lentamente gli spazi, per poi evaporare svuotando lo scenario della presenza umana.
In coda troviamo Divide, che si fa portatore di un black shoegaze interamente in clean vocals, che cristallizza un solare riffing in maggiore molto Deafheaven dentro le trasparenze lucenti dei Lantlos; l’atmosfera si asciuga in un andante acustico, si innerva progressivamente di elettricità e si spegne in una delicata coda pianistica. Entropia chiude infine il lavoro con il suo roccioso incedere doom impreziosito da lunghi passaggi melodici i cui crescendo ricordano alternativamente i crepuscoli dei Tool e certo immaginario epico di matrice nordica (Borknagar).

Through The Void, Above The Suns è un album ricco di suggestioni e carico di stratificazioni emozionali. L’ascolto, pur nei suoi non eccessivi 46 minuti, è una lunga immersione in un universo vario e cangiante, a tratti rabbioso nell’esplosione delle forze al suo interno, a tratti carezzevole nel suo dispiegarsi ai nostri occhi. Il tentativo di fondere elementi provenienti dai più disparati ambiti della musica heavy riesce compiutamente, tuttavia, solo a tratti. Altre volte il songwriting appare leggermente derivativo e l’impronta delle band di riferimento molto marcata, relegando l’ascolto in una “comfort zone” che rende discontinua la fruizione del platter. In sostanza abbondano le idee, ma a tratti se ne perde il fuoco.
Nel complesso Through The Void, Above The Suns resta un ascolto comunque consigliato, raccomandato specificamente agli amanti delle sonorità più space oriented della galassia post-metal.



VOTO RECENSORE
70
VOTO LETTORI
77 su 4 voti [ VOTA]
No Fun
Sabato 9 Giugno 2018, 13.21.59
3
Ok grazie! Allora lo ascolto prima di (eventualmente) acquistarlo, quello che avevo letto in giro mi stava spingendo verso l'acquisto compulsivo a scatola chiusa
bacodaseta
Sabato 9 Giugno 2018, 13.15.58
2
@ No Fun. Sì, ma sono onesto al massimo 4/5 volte. Meno post-metal, anche se i suoi germi nella struttura dei pezzi sono abbastanza evidenti, e più black, sia nell'utilizzo dello scream che nel riffing di chitarra. Non saprei dare un giudizio complessivo, ma merita un ascolto.
No Fun
Sabato 9 Giugno 2018, 12.50.35
1
I tre quarti delle band citate nella rece non le conosco quindi non faccio paragoni. Questo l'ho preso e mi piace, anche se tastiere e sintetizzatori di solito mi innervosiscono. Diciamo che mi hanno incuriosito. @Valerio bacodaseta, hai per caso sentito il loro primo full length Decadenza? Ho letto recensioni molto positive in altri siti.
INFORMAZIONI
2018
A Sad Sadness Song
Post Metal
Tracklist
1. Quantum
2. Matter
3. Hyle
4. Cosmi
5. Lumis
6. Ifene
7. Fractals
8. Divide
9. Entropia
Line Up
Alexios Ciancios (Voce, Chitarra, Sintetizzatore)
Dave (Chitarra)
Andres (Basso)
Marco Ceccarelli (Batteria)
 
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