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A Perfect Circle - Eat the Elephant
19/04/2018
( 6596 letture )
Quattordici anni: un tempo lungo già di suo, che diventa un'enormità in ambito musicale, specialmente di questi tempi, dove reality e trasmissioni ci saturano di artisti usa e getta ogni pochi mesi; eppure, come ben sappiamo, Maynard James Keenan è un artista che ama prendersi il suo tempo quando lavora (anche troppo) e lo ha dimostrato sia con la band che lo ha reso famoso, i Tool, sia con il meraviglioso progetto portato avanti con Billy Howerdel, gli A Perfect Circle. Questa band, che fin dalla sua nascita ci ha abituati a sonorità più rarefatte e melodiche rispetto alla follia sonora perpetrata dai Tool, si è resa autrice di due album semplicemente imperdibili, Mer de Noms e Thirteenth Step, oltre che di una pregevole compilation di cover, intitolata eMOTIVe; dopo quest'ultima, rilasciata nel 2004, Keenan ed Howerdel ci hanno lasciati a bocca asciutta, per l'appunto, per ben quattordici anni, fino a questo 2018, che ci consegna finalmente fra le mani un nuovo lavoro di inediti, intitolato Eat the Elephant. Se già dalla copertina è palese l'intento dei musicisti di rappresentare l'ambiguità di ogni essere umano, meno scontato era il concept dell'album, che si basa -parole di Keenan- sull'assunzione di responsabilità per le proprie azioni da parte di ognuno di noi.

Come dicevamo, quattordici anni sono un tempo davvero lungo nel music business e, come era lecito aspettarsi, hanno visto tanta acqua passare sotto i ponti degli A Perfect Circle: la voce di Keenan si è leggermente incupita, pur rimanendo di una espressività unica, mentre la presenza del chitarrista/tastierista James Iha, recentemente riunitosi ai The Smashing Pumpkins, ha aggiunto sfumature melodiche al variopinto caleidoscopio musicale del gruppo; con ciò, naturalmente, non intendiamo dire che Eat the Elephant somigli ad un album dei The Smashing Pumpkins, ma sicuramente si ode l'eco di Billy Corgan e soci, al pari di quella dei Depeche Mode, dei Porcupine Tree e persino dell'ultimo David Bowie. Vediamo dunque più nel dettaglio di cosa stiamo parlando: la title-track, posta in apertura, vede la totale assenza della chitarra, in favore di piano, batteria e voce; se, inizialmente, la batteria appare particolarmente marziale ed il piano suona lugubre ed oscuro, andando più avanti il brano acquisisce maggiore dolcezza ed intimità, modulandosi attorno alla meravigliosa ugola di Keenan, autore già al primo brano di quella che potrebbe essere la sua miglior prestazione di tutto l'album. Un inizio da brividi, bissato da Disillusioned, già rilasciata come singolo da oltre tre mesi e quindi ben metabolizzata dagli ascoltatori: la sua “notorietà”, tuttavia, non cancella la sua bellezza, derivante da un andamento iniziale più sostenuto (frutto anche della presenza delle chitarre) e da una parte mediana eterea ed atmosferica, affidata ancora una volta alle corde vocali del frontman. Già dal suo rilascio, avvenuto come detto a gennaio, la traccia ha ricevuto ampi consensi e, riascoltandola, è facile comprendere il perché! The Contrarian, terza traccia, spiazza maggiormente: si apre con passaggi quasi folk, vagamente orientali, per poi aumentare gradualmente la propria carica sonora ed emotiva, fino ad un'esplosione finale che potrebbe ricordare qualcosa dei Deftones più recenti e sperimentali; pur trattandosi di un ottimo brano, ci stupisce meno dei precedenti due, forse perché l'esplosione finale cui facevamo riferimento poc'anzi appare un po' “frenata” rispetto a quanto ci si poteva aspettare. Poco male, si tratta di inezie, peraltro subito cancellata dall'eccelsa The Doomed, anch'essa già nota da tempo: la voce di Keenan si fa più rabbiosa, la sezione ritmica appare più aggressiva, ma anche questa maggior pesantezza lascia presto spazio ad un altro, ampio passaggio riservato al solo cantante, prima di tornare con rinnovata potenza nella seconda metà del brano. Forse proprio per “compensare” la maggior pesantezza di The Doomed, gli A Perfect Circle inseriscono successivamente quello che è viceversa il brano più melodico dell'album: So Long, and Thanks for all the Fish è infatti una canzone dal flavour squisitamente pop, vagamente debitrice dei Muse, che convince appieno nel ritornello, infarcito di violini, ma un po' meno nelle strofe, le più banali ascoltate finora. Sicuramente si tratta di un brano destinato a far discutere, pur non essendo certamente brutto. Sempre i Muse fanno capolino nell'intro di TalkTalk, che però, ben lungi dall'essere un ulteriore brano pop, vede la band virare decisamente verso sonorità rock, con un ritornello semplicemente stupendo e destinato a far faville dal vivo; la coesione del gruppo raggiunge uno dei punti più elevati e tutti i musicisti, compreso James Iha, danno davvero il loro massimo per questa canzone, sicuramente uno dei vertici di Eat the Elephant. Atmosfere più cupe caratterizzano By and Down the River, tanto musicalmente, quanto vocalmente, con l'ugola di Keenan che tesse trame più lugubri; la chitarra di Howerdel qui è al massimo della sua espressività, soprattutto dopo la metà, quando il gusto della band per l'eclettismo e le variazioni musicali emerge nuovamente in tutto il suo splendore. Non si tratta certamente di una canzone immediata -quasi nessuna lo è, in realtà-, ma cresce in maniera importante con gli ascolti. Con Delicious la band di Los Angeles piazza un altro brano più easy-listening, sulla falsariga di So Long, and Thanks for all the Fish; anche in questo caso è davvero arduo parlare di pezzo non riuscito, ma altrettanto sicuramente possiamo affermare che i momenti salienti di Eat the Elephant sono altri. L'interlocutoria, strumentale DLB fa da apripista ad Hourglass, pezzo infarcito di elettronica che qui e là ha qualcosa di Marilyn Manson e ci presenta un Keenan più “robotico” che mai; pur possedendo innegabili tocchi di genialità tipici del gruppo che stiamo ascoltando, ci sentiamo di accordare maggior preferenza alla più canonica Feathers, che rispolvera le melodie di tastiera e batteria presenti sulla title-track, aggiungendovi le chitarre in modo convincente. A chiudere le danze, infine, provvede la lunga Get the Lead Out, una sorta di summa di quanto ascoltato su Eat the Elephant: nonostante la sua lunghezza, si tratta di una valida conclusione, benché un po' ripetitiva e tutto sommato priva dei lampi di genialità mostrati dalla band nel corso dell'album.

Cosa ci resta, dopo questa lunga analisi? Eat the Elephant è in tutto e per tutto un album degli A Perfect Circle, eppure è anche il lavoro più particolare fra i tre pubblicati dalla band: la sua struttura più intimista e melodica, che ha reso più immediato l'impatto puramente emotivo delle canzoni, rende però anche necessario un numero di ascolti decisamente notevole: solo così, infatti, è possibile cogliere al meglio tutte quelle sfumature sonore che, proprio in virtù di un maggior peso della melodia e di una maggiore “immediatezza” rischiano di non esser percepite. Al tempo stesso, dobbiamo però anche rilevare come la qualità delle canzoni non sia distribuita in modo uniforme in tutto l'album: se la prima metà, ad eccezione probabilmente di So Long, and Thanks for all the Fish, si attesta su un livello davvero di prim'ordine, la seconda metà colpisce sensibilmente meno, presentando un paio di brani sottotono che impediscono ad Eat the Elephant di pareggiare la straordinaria bellezza dei primi due lavori. Del resto, come abbiamo detto più volte, sono passati molti anni e, probabilmente, non è neppure giusto pretendere un altro Mer de Noms o Thirteenth Step; in tal senso, ferma restando la “tirata d'orecchie” di poco fa, possiamo dire di avere fra le mani comunque un album di ottima fattura.



VOTO RECENSORE
75
VOTO LETTORI
86.19 su 26 voti [ VOTA]
Macca
Martedì 21 Maggio 2019, 23.22.33
29
Il tempo è passato e si sente, in questo caso in positivo: maggiore ricercatezza a livello di arrangiamento, sound meno muscoloso e più debitore al rock/pop ma una classe infinita per Howerdel e compagni. La voce di Maynard suona meravigliosamente diversa rispetto al passato, ma è sempre inconfondibile, songwriting di altissimo livello (splendido Howerdel) e una varietà strabiliante: i primi 5 brani non hanno davvero nulla fuori posto, bellissime anche Talk Talk e By And Down The River mentre il prosieguo l’ho trovato meno immediato e di impatto. In ogni caso lo sto divorando, bellissimo. Voto 82
Rob Fleming
Sabato 25 Agosto 2018, 16.05.05
28
Album bellissimo tra i vertici del 2018. La tripletta iniziale è sbalorditiva, ma il pezzo che più mi fa impazzire è quel gioiellino pop di So long and Thanks for all the fish. 85
Undertow
Venerdì 6 Luglio 2018, 17.28.55
27
Semplicemente stupendo come ogni album prodotto dagli A Perfect. La cosa disarmante è che dopo 14 anni ancora riescono a partorire una cosa così bella, così raffinata e così Aperfectcirclosa. Amore senza riserve. Album ascoltato all'infinito, visti live a Rock the Castle. Ciò detto, vero, The Doomed, Disillusioned, The Contrarian e Talk Talk pezzi strepitosi, ma per me il migliore dell'album resta By and Down The River, che peraltro è la versione studio della versione live (contenuta in Stone and Echo) della versione studio originariamente contenuta in un best of uscito non ricordo quando e di cui non ricordo il nome. So Long è l'unica che mi rimane indigesta a causa del sentore di U2 misto a Placebo che ne esce fuori, ma il fatto che citino Douglas Adams per me non ha prezzo. Testi incredibili come sempre. Grazie Maynard, ti voglio bene anche se hai passato l'intero concerto su una pedana alta due metri, in penombra, senza manco farti vedere in faccia. Voto 90.
Catoblepa
Mercoledì 4 Luglio 2018, 21.53.54
26
@Barry rispondo a te, estimatore del gergo forbito e dal contenuto introspettivo: "La neve di maggio rimbalzava superba, mentre io ramingo giostravo sul prato, ricordo bene quando ti dissi, con grande calma, come Giucas Casella...ma vaffanculo!!!Ma vaffanculo!!!(quest'ultimo verso ripetuto un'altra dozzina di volte)"
Barry
Mercoledì 4 Luglio 2018, 21.44.57
25
Risposta davvero matura e pregna di contenuti
Catoblepa
Mercoledì 4 Luglio 2018, 21.40.58
24
Eat the elephant senza dubbio superiore a Thirteen step???????? Ma vaff@#$*%ç!!!!
Lorenza Fumelli
Mercoledì 4 Luglio 2018, 17.59.39
23
Eat the Elephant è assolutamente un capolavoro. Richiede un ascolto molto molto più attento degli altri, ma senza dubbio è superiore a TS. Ci vuole più tempo a entrarci dentro, poi però ogni canzone è un volo altissimo.
mo67
Domenica 17 Giugno 2018, 13.06.35
22
Da quando è uscito non ascolto altro. Per qualcuno noioso...per me una droga!
Pippa pig
Mercoledì 9 Maggio 2018, 14.18.31
21
Figura di merda di Carmine ma anche del redattore (commenti 10-11)
The Trooper 70
Sabato 28 Aprile 2018, 21.52.04
20
una sola impressione dominante : noia.....la seconda, immediatamete successiva è stata Delusione, tanta...occasione mancata per ascoltare un Album con le Palle...peccato, fatto sta ch sono (quasi) corso a riascoltare Mer de Noms...che peccato, sarà per la prossima volta.....
Gipsy 65
Sabato 28 Aprile 2018, 11.42.16
19
L'emozione provata con i primi due album certamente non l'ho avuta con questo ultimo lavoro. Ma questo credo sia normale. Comunque lo trovo un disco ben fatto: ottimi arrangiamenti, voce sublime! Sicuramente bisogna ascoltarlo più volte prima di dare un giudizio definitivo. Gli unici brani che non digerisco sono: Get The Lead Out e Hourglass... noiosi.
VomitSelf
Venerdì 27 Aprile 2018, 22.42.18
18
Lo sto ascoltando da qualche giorno ormai e si sta rivelando una mezza delusione per il sottoscritto.. Ho adorato i primi due, "Thirteenth Step" soprattutto. Boh...magari crescerà. Anche se temo di no a questo punto. Un 60 stiracchiato. In attesa del nuovo Tool, che spero di regalarmi per il mio 88 compleanno!
naoto
Martedì 24 Aprile 2018, 15.28.12
17
Ascoltato una volta sola. La primissima (sicuramente affrettata ed errata) impressione è: "noioso". I brani sono ben arrangiati ed eseguiti e la produzione è sopraffina. Però il disco manca di organicità e pare un collage di pezzi messi insieme in fretta e furia più sulla base delle competenze dei musicisti che dell'ispirazione vera e propria. L'orecchiabilità e la semplicità delle canzoni non sono ovviamente il punto. Il punto è che non mi ha fatto alcuna "impressione".
daniele
Lunedì 23 Aprile 2018, 20.51.40
16
secondo me è bello per quanto è brutta la copertina ,voto 90
Giaxomo
Domenica 22 Aprile 2018, 12.11.41
15
Io quoto freedom. Tra l'altro The Doomed non sfigurerebbe per niente in Mer de Noms.
freedom
Domenica 22 Aprile 2018, 12.01.30
14
A molti basta sentire un po' di melodia e qualche ritornello accattivante per gridare al tradimento e alla furbata...non vi capisco. Trovo assolutamente inconcepibile liquidare un lavoro del genere con un 40. Tra l'altro credo che So Long sia un pezzo straordinario, prova di come si possa scrivere musica orecchiabile ma non banale, ed in questo gli APC sono trai i migliori. Il mio voto è 80. Tutto fantastico, ben prodotto, magistralmente suonato, molto ben bilanciato, testi spettacolari ed in generale una grande prova di gusto. Non mi aspettavo altro sinceramente. Quando si dice un supergruppo.
MASU project
Domenica 22 Aprile 2018, 11.04.56
13
Quoto in tutto e per tutto l'ottima analsi di Robin89. E' indiscutibile che qui ci siano musicisti top. E' altresì indubbia la presenza in questo album di classe, di forma, di maniera, di produzione intelligente ma purtroppo non basta. L'album è una rianimazione defibrillata dei due primi capolavori della band. Arricchito di alcune soluzioni stilose e un pò furbesche che però non bastano ad emozionare. Ciliegine su una torta apparentemente ricca ma nel gusto sciapa e deludente. Anche per me voto 40 per adesso.
Manuel.
Domenica 22 Aprile 2018, 10.10.34
12
Recensione che condivido quasi totalmente, ma il mio voto è 90 e lo giustifico: The Contrarian è uno degli apici del disco e So long for all the Fish è vocalmente strepitosa tutta, non solo nel chorus. Album fantastico.
Anders
Domenica 22 Aprile 2018, 8.49.01
11
È specificato nei crediti del disco
Barry
Sabato 21 Aprile 2018, 13.56.25
10
Avevo letto un articolo su Guitar World che sosteneva l'esatto contrario, ma ammetto che effettivamente non hanno brillato per chiarezza in tal senso
Anders
Sabato 21 Aprile 2018, 13.10.47
9
Per la cronaca James Iha non ha suonato una nota in questo disco. Le parti strumentali sono del solo Billy con il supporto di alcuni battersti, tra cui anche Jeff Friedl.
Filth
Venerdì 20 Aprile 2018, 17.53.04
8
A me sta piacendo per ora il mio voto è 80.
Robin89
Venerdì 20 Aprile 2018, 12.48.42
7
La classe è rimasta intatta, non sembra neanche siano passati così tanti anni. Quello che però mi perplime è la direzione intrapresa dalla band, inevitabilmente più easy listening e caratterizzata dalla ricerca, se così si può dire, di soluzioni più banali. Per tutta la durata dell'album non ho mai avvertito un sussulto o un guizzo particolare. Gli arrangiamenti e l'esecuzione (come sempre punti forti della band) non salvano un disco che è, a mio avviso, noioso: la forma al massimo può impreziosire; ma impreziosire qualcosa che già di base è brutto, lo rende al massimo meno brutto. La canzone "So long...", sebbene sia tra le tracce più brutte, è purtroppo l'emblema del disco: orientato verso strutture facili da digerire, confezionato benissimo, a tratti etereo. Ma povero e dimenticabile. Il mio voto per ora è 40. Proverò a riascoltarlo, ma dubito cambierò molto la mia opinione.
terenzio
Venerdì 20 Aprile 2018, 11.20.56
6
devo ancora ascoltarlo (ma i due lettori che hanno votato cos'hanno ascoltato che esce oggi?), ma una cosa posso già dirla: la copertina è proprio brutta
freedom
Venerdì 20 Aprile 2018, 8.35.39
5
Per me vale più di 75. Classe a non finire.
GT_Oro
Venerdì 20 Aprile 2018, 8.28.06
4
Per quanto ottimo professionista il nuovo batterista, l'assenza di Josh Freese è un macigno nell'economia ritmica dell'album.
Micologo
Venerdì 20 Aprile 2018, 8.06.47
3
Titolo del prossimo album degli APC: Carmine's Epic Fail!
Barry
Giovedì 19 Aprile 2018, 22.11.08
2
Il fatto che a noi redattori, per favorire l'analisi del disco, il promo venga spedito con largo anticipo non ti ha sfiorato la mente?
Carmine
Giovedì 19 Aprile 2018, 21.59.38
1
ma l'album non esce domani? cazzaro!!!
INFORMAZIONI
2018
BMG
Alternative Rock
Tracklist
1. Eat the Elephant
2. Disillusioned
3. The Contrarian
4. The Doomed
5. So Long, and Thanks for all the Fish
6. TalkTalk
7. By and Down the River
8. Delicious
9. DLB
10. Hourglass
11. Feathers
12. Get the Lead Out
Line Up
Maynard James Keenan (Voce)
Billy Howerdel (Chitarra, Cori)
James Iha (Chitarra, Tastiere)
Matt McJunkins (Basso, Cori)
Jeff Friedl (Batteria)
 
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