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DIO - Magica
21/04/2018
( 1141 letture )
Ormai otto anni sono passati dalla dipartita di Ronnie James Dio. Inutile spendere troppe parole su uno dei volti più iconici di tutto l’heavy metal in assoluto, paragonabile solo con altri veri e propri giganti, come l’altro grande compianto Lemmy Kilmister, o con leggende ancora (speriamo per il più tempo possibile) viventi come Rob Halford od Ozzy Osbourne. Ronnie James in tutte le band in cui ha militato si ricorda per la sua voce virtuosa riconoscibile immediatamente dal suo timbro personale, dalla sua espressività e dalla sua immensa e carismatica bravura.
Il disco in questa sede analizzato, Magica, è l’ottavo album della band fondata dallo stesso Ronnie James, i celeberrimi Dio, che vede la luce proprio all’alba del nostro millennio. Arriva dopo la coppia di album forse più controversi della carriera del folletto del metal, Strange Highways e Angry Machines, che abbandonavano le atmosfere più fantasy e sognanti dei più classici Dio per andare a utilizzare un approccio più cupo, pesante e sabbathiano (e non è un caso che questi lavori arrivino proprio dopo il comeback di Ronnie James in casa Black Sabbath segnato dal buon Dehumanizer). Con Magica si ha in questo senso un’inversione di tendenza, un ritorno alle vecchie sonorità e tematiche, favorita anche dal rientro in formazione dello storico bassista Jimmy Bain (anche lui ormai deceduto, nel 2016), del batterista Simon Wright e soprattutto di Craig Goldy, già ascia nel bellissimo Dream Evil, che assieme al frontman scriverà molte delle canzoni contenute nel nuovo album.

Quest’ultimo è inoltre un concept album narrante una storia fantasy-futuristica che ruota attorno a un libro di magia di nome, appunto, “Magica”. Come detto, l’album è il classico ritorno alle origini, anche se quanto accaduto nei due album precedenti non è mai completamente negato e c’è anche qualcosa di più (le molto curate parti di tastiera che ricorrono spesso nel corso della scaletta), e questo si sente per esempio quando a più classiche parti dal sapore medievaleggiante se ne alternano altre di atmosfera decisamente più aliena, cibernetica. È il caso della prima delle due intro, Discovery, scandita da una voce distorta e futuristica. D’altro canto, l’ombra dei Black Sabbath si può forse riscontrare nel riff pesante e lento della vera opener Lord of the Last Day, mentre nella successiva
Fever Dreams un riff decisamente più frizzante sancisce la rientrata in scena del Dio (il gioco di parole è forse voluto?) degli anni Ottanta. Uno dei pezzi migliori di Magica, dal sapore epico in cui il nostro singer dà mostra delle sue indiscutibili qualità nonostante all’epoca fosse quasi alla soglia dei sessant’anni.
Nonostante la buona forma del folletto però, la tracklist avanza in modo abbastanza altalenante e senza momenti di davvero grande spolvero. È infatti abbastanza spenta e scontata Turn to Stone, decisamente meglio la successiva, per quanto canonica, Feed My Head. Tra le altre, si distinguono positivamente la corposa hardrockeggiante Challis o Losing My Insanity. In un album dei Dio naturalmente non può mancare la ballad, in questo caso As Long As It’s Not About Love, anticipata da una breve introduzione “aliena” che poi si snoda in arpeggi decisamente classici e delicati, in cui Ronnie James fa sfoggio di tutta la sua classe nell’arricchire con la sua espressività quella che però non riesce a essere molto di più di una buona canzone. Chiudono poi l’album altri due intermezzi (ne servivano davvero così tanti, oltre alle due introduzioni?) e la conclusiva Magica Story, diciotto minuti per una traccia parlata in cui RJ racconta la storia di Magica.

In definitiva, l’ottava fatica della band può essere considerata come il classico album senza infamia e senza lode. C’è qualche buon pezzo, il sound è nostalgico e le doti esecutive dei musicisti sono fuori discussione. Nonostante i pezzi siano somiglianti nella forma ai vecchi classici non riescono quasi mai a sfiorare la magnificenza dei vecchi capolavori contenuti in album come Holy Diver, The Last in Line o Dream Evil. Bisogna comunque ancora sottolineare che siamo al cospetto di un album cantato da un fuoriclasse e ben confezionato, per questo sempre piacevole all’ascolto, ma da un nome come Dio restava assolutamente lecito chiedere più di così.



VOTO RECENSORE
69
VOTO LETTORI
70 su 5 voti [ VOTA]
Leoo
Giovedì 26 Aprile 2018, 14.42.43
8
Non mi ha mai convinto molto, alcuni passaggi però sono molto validi come la 3 la 4 e la 9. Per me il voto è 65, molto meglio KTD che per me rimane un disco veramente riuscito di pezzi in classico stile Dio e suoni all'altezza, It's Better In The Daaaark!!!
LAMBRUSCORE
Mercoledì 25 Aprile 2018, 19.30.39
7
La penso come Elluis, poi per me il voto è troppo alto, gli darei la sufficienza solo perché sono di parte, Dio non si tocca.
Sadwings
Martedì 24 Aprile 2018, 14.43.14
6
per me è l album della rinascita dopo un periodo non entusiasmante. Forse in alcuni punti è prolisso però amo molti brani. 80
VOX POPULI
Martedì 24 Aprile 2018, 1.06.40
5
Recensione perfetta.. tutti amiamo Ronnie pero' questo album annoia.
Elluis
Domenica 22 Aprile 2018, 0.01.04
4
L'ho ascoltato un po di volte ma non mi prende proprio. Lo trovo un po noioso, un po piatto, non ci sono pezzi che esaltano l'album, nonostante la band con Goldie e Bain, sia più che collaudata.
Muki97
Sabato 21 Aprile 2018, 21.15.54
3
È il disco di Ronnie che amo di meno, inoltre ce l'ho in un'edizione strana con una copertina orribile, però di tanto in tanto lo ascolto volentieri. 70 ci sta
Korgull
Sabato 21 Aprile 2018, 18.43.32
2
Mah, per me è un gran bel disco, ma forse perchè come Rob Fleming ci sono legato per motivi sentimentali. Resta cmq il fatto che alzerei il vito a 75
Rob Fleming
Sabato 21 Aprile 2018, 13.35.17
1
In sé e per sé non è un disco epocale, ma per qualche ragione strana me lo son ritrovato ad ascoltare la notte in cui è nata mia figlia al mio ritorno dall'ospedale per cui gli sono estremamente legato. Ad ogni modo Lord of the last day, Turn to stone, Fever dreams (in odor di Man of the silver mountain), le ballads Eriel e As long as it's sono brani veramente bellissimi. In Losing my insanity Blackmore viene sfidato sul suo stesso terreno (quello folk degli ultimi 20 anni), mentre Challis mi ricorda un pochino troppo "Cat scratch fever", ma sono solo dettagli inopportuni. Peccato che non sia riusciato a concludere la trilogia...75
INFORMAZIONI
2000
Spitfire Records
Heavy
Tracklist
1. Discovery
2. Magica Theme
3. Lord of the Last Day
4. Fever Dreams
5. Turn to Stone
6. Feed My Head
7. Eriel
8. Challis
9. As Long as It’s Not About Love
10. Losing My Insanity
11. Otherworld
12. Magica – Reprise
13. Lord of the Last Day – Reprise
14. Magica Story
Line Up
Ronnie James Dio (Voce, Tastiera)
Craig Goldy (Chitarra)
Jimmy Bain (Basso)
Simon Wright (Batteria)
 
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