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Peste Noire - La Sanie des siècles - Panégyrique de la dégénérescence
21/04/2018
( 2007 letture )
Dopo qualche anno speso nell’underground a suon di demo tanto limitate in tiratura quanto più politicamente scorrette possibile, i transalpini Peste Noire debuttano sulla lunga distanza con album, La Sanie des siècles - Panégyrique de la dégénérescence, folle e senza freni, putrido e sordido, che permetterà loro non solo di guadagnare in breve popolarità (e critiche), ma anche di delineare con chiarezza la propria proposta, quella di un black metal originale e d’impatto, modellato e intarsiato con una maturità sorprendente, soprattutto se si considera di avere tra le mani un’opera prima.

Ripulendosi in parte dall’alone grezzo tipico dei primi lavori, gli otto capitoli di La Sanie des siècles - Panégyrique de la dégénérescence ci presentano nitidamente quel black metal crudo tipico di casa Peste Noire, che tuttavia non rimane mai fine a se stesso: la composizione dei singoli brani, infatti, coinvolge e mantiene sempre vivo l’interesse dell’ascoltatore, che esplora saltando di corposo riff in corposo riff l’universo dei francesi passando dalla tristezza melanconica all’orgoglio più valoroso, da sensazioni di disperazione senza speranza al vivo desiderio di vendetta, senza mai perdere la bussola, né rischiare di annoiarsi, come ci dimostra persino la traccia più corposa dell’intero lotto, Phalènes et pestilence - salvatrice averse, dal minutaggio vicino ai 12 minuti. Si viene dunque sospinti lungo un percorso dove violenza e atmosfera, folk marcatamente francese e spunti a tinte Les Légions Noires, intro acustiche e drumming roccioso, e più in generale apocalisse medievale e moderna si intrecciano in maniera fluente e coerente, senza lasciare spazio a dubbi o esitazioni di sorta, sotto le impassibili e taglienti urla di Famine (vedasi pezzi quali Dueil Angoisseus) che, per rendere ancora più misterioso e disorientante il tutto, fa anche sapiente uso sia degli assoli, mai eccessivi né fuori luogo, che dei sample più vari per arricchire gli intriganti arabeschi già presenti.
Nei 50 minuti abbondanti di La Sanie des siècles - Panégyrique de la dégénérescence, c’è inoltre un po’ di spazio anche per Neige, noto mastermind degli Alcest, già “licenziato” dalla formazione di Famine al tempo della registrazione di quest’album, ma che fa ancora in tempo a comparirvi come batterista e bassista in Nous sommes fanés e Des médecins malades et des saints séquestrés in quanto tracce registrate ben prima della creazione di questo full-length, ma in esso comunque integrate senza ritocco alcuno. È possibile inoltre rintracciare qualche suo sporadico intervento vocalico come ospite anche in Retour de flamme e Dueil angoisseus, e come organista.
Ad accompagnare il tutto, infine, i testi (per la quasi totalità in francese) scritti tutti da Famine, ad eccezione di Spleen e Le mort joyeux, entrambe opere del celebre poeta e scrittore ‘maledetto’ Charles Baudelaire (ed entrambe già presenti nella demo del 2002 intitolata Macabre transcendance...), nonché di Dueil angoisseus, a firma della meno nota Christine de Pizan, poetessa e filosofa transalpina di origini italiane del XIV secolo, spesso considerata come la prima scrittrice di professione in Europa, nonché un artwork in bianco e nero, anch’esso curato dal carismatico leader della band, su cui svetta il celebre scudo sormontato dall’acronimo di Kommando Peste Noire.

Per quanto, quando si parli di Peste Noire, sia generalmente assai difficile riuscire a discutere primariamente di musica e di black metal, esulando da personali preferenze, estremismi ed ideologie, risulta dunque innegabile che La Sanie des siècles - Panégyrique de la dégénérescence sia un album che, all’interno della scena black europea di inizio anni Duemila, si è confermato negli anni come una piccola grande perla capace di colpire e far parlare di sé per il proprio piglio e la propria forte personalità, accrescendo in breve la popolarità del trio francese, tanto da far andare in breve a ruba tutte le 2000 copie della prima stampa. Da quel momento in poi, Famine non si sarebbe più fermato…



VOTO RECENSORE
92
VOTO LETTORI
95.88 su 9 voti [ VOTA]
Walter
Sabato 24 Novembre 2018, 16.33.20
8
Disco da 100. Ottimo connubio tra scream (le parti cantate sono tra le più violente e selvagge che abbia mai sentito) e riff black, parti folk di chitarra acustica e assoli alla Van Halen. Da ascoltare assolutamente.
FredBlack
Giovedì 15 Novembre 2018, 14.57.51
7
Capolavoro! Straordinaria opera, mai eccessiva, mai noiosa, sempre superlativa. Opera che trasuda disperazione e struggente rabbia. Superlativo!
Luca
Venerdì 27 Aprile 2018, 11.53.08
6
Capolavoro assoluto.. se si vogliono queste atmosfere consiglio gli ungfell
No Fun
Giovedì 26 Aprile 2018, 15.01.00
5
Mi aspettavo qualche commento in più sotto questo capolavoro. Forse si ha paura di toccare il discorso politico della band. E non capisco perché. Anche nel forum c'è un topic dove si vuole parlare di NSBM e si chiede di non parlare di politica, però mi sembra assurdo, come fai a parlare di quella musica in maniera neutra, la politica è nei testi, nell'attitudine, nelle iniziative portate avanti da quelle band. È come voler parlare dei Crass senza toccare la politica. Io sono all'opposto di questo tipo di ideologia, ma non posso non considerare questo disco un capolavoro, come considero capolavori i romanzi di Céline, per fare un esempio che ricorda Famine nell'attitudine sarcastica, nichilista e grezza. Però a parte due o tre libelli osceni nei romanzi di Céline non si parla delle sue idee. Nei dischi dei Peste Noire sì, per questo è necessario parlarne. Dico questo perché questo album è un capolavoro anche per i testi. Prendete il testo di "Des Médicins Malades Et Des Saints Séquestrés", quando dice "batteri immaginari di un folle tribuno infestano i cervelli delle masse in estasi". La canzone tratta dell'olocausto, descrivendo i campi di sterminio come ospedali in cui dei medici pazzi cercano di distruggere nel loro delirio satanico la malattia rappresentata dagli ebrei. I nazisti sono dei dandy di Satana guidati da un pazzo e massacrano un nemico che è tale solo nella loro testa. È solo un esempio per far capire lo stile di Peste Noire, certamente dei fasci ma che trattano certi temi in maniera non scontata, spesso ironica, sarcastica, un'attitudine simile, per capirci, al "comunismo" dei CCCP. Ecco in questo album c'è un equilibrio perfetto tra nichilismo, sarcasmo, violenza e grezzume rurale (che Famine riprende, per sua ammissione, anche dagli anarco-punk Bérurier noir) poi in parte è andato perso, secondo me, lasciando più spazio ai proclami da osteria e facendo affiorare questa vena sarcastica e quasi malinconica, molto più raramente. Spero di essere stato chiaro, se si vuole far capire lo stile di questo lavoro penso si debba parlarne, posso disprezzarli politicamente ma a non parlarne mi sembrerebbe di disprezzarli artisticamente, e non è il caso.
ObscureSolstice
Domenica 22 Aprile 2018, 16.39.57
4
Mi piacciono molto loro, esordio massimo i Peste Noire, andando avanti hanno ampliato la loro visione culturale musicale, da piazza, inserendo forme folk, strumentali allo standard black metal che ne contraddistingue, dei fuori di testa con suoni molto personali. Ed è forse soprattutto per questo che mi piacciono particolarmente. Da qui il massimo con anche il disco successivo, poi a seguire irregolarmente, ampliando, o alleggerendo il grezzume ma innovando l'estremismo black a loro modo. Abbastanza fuori dal comune. Che abbiano un nome in francese e i testi in francese per la loro popolarità a livello internazionale può essere solo un bene per il loro paese. Viv la Peste Noire. 92
No Fun
Sabato 21 Aprile 2018, 15.57.10
3
Pardon, ho scritto "Peste è un personaggio eccessivo..." volevo dire Famine, ovviamente.
No Fun
Sabato 21 Aprile 2018, 15.49.31
2
Grande album, Indria gran bassista, melodia e violenza che stanno bene insieme "come Bud Spencer e Terence Hill" (cit. Fenriz). Peste è un personaggio eccessivo, grand gueule et râleur come dicono i francesi. Però poi non mi sono più piaciuti. Un po' perché hanno cominciato a mettere pifferi, fisarmoniche e rutto libero in maniera eccessiva e poco, a mio parere, azzeccata. Un po' per le iniziative musicali e politiche, per me, discutibili, tipo la collaborazione con gli Absurd e il sostegno a cause che non condivido. Forse non si dovrebbe parlare di questo però se è il musicista stesso che fa politica, anche con la sua musica tra l'altro, mi sembra che non si possa non parlarne. Poi ognuno fa le sue scelte. E un po' preferisco questo perché è il primo e tendo spesso a fare il fanatico che dice "eh il primo album era figo poi dopo hanno cominciato etc.". Comunque grande album anche per i testi, sono bellissimi caspita. Un 90 qui ci sta alla grande.
Alessio
Sabato 21 Aprile 2018, 14.16.06
1
Un gioiello di Black metal rurale. Condivido l'alto voto, ci sta tutto. Geniali Peste Noire, sotto tutti i punti di vista. Ci si vede a Le Chaise ad agosto Ludovic.
INFORMAZIONI
2006
De Profundis Éditions
Black
Tracklist
1. Nous sommes fanés
2. Le mort joyeux
3. Laus Tibi Domine
4. Spleen
5. Phalènes et pestilence - salvatrice averse
6. Retour de flamme (Hooligan Black Metal)
7. Dueil angoisseus (Christine de Pisan, 1362-1431)
8. Des médecins malades et des saints séquestrés
Line Up
Famine (Voce, Chitarra, Basso in traccia 5)
Indria (Basso)
Winterhalter (Batteria)

Musicisti Ospiti
Neige (Organo, Batteria in traccia 1, 8, Basso in traccia 8, Voce in traccia 6, 7)
 
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