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Visions of Atlantis - The Deep & the Dark
26/04/2018
( 1246 letture )
Cinque anni sono trascorsi dall’ultimo album pubblicato e tante sono le novità da registrare in casa Visions of Atlantis. La formazione austriaca ai tempi di Ethera si presentava infatti con una line-up completamente differente, col solo Thomas Caser a fare da trait d’union tra le due pubblicazioni. Al posto della non imprescindibile coppia Mario Plank/Maxi Nil, dietro al microfono troviamo adesso i ben più dotati Siegfried Samer (Dragony) e la francese Clémentine Delauney (ex Serenity); alle chitarre c’è Werner Fiedler, il quale ha però già lasciato la band in favore di Christian Douscha; stessa cosa per quanto riguarda il basso, con Mike Koren presente sul nuovo album, ma già rimpiazzato da Herbert Glos. Anche il tastierista Chris Kamper pur avendo preso parte alle registrazioni del disco ha recentemente lasciato la band. Insomma, quella dei Visions of Atlantis tutto è tranne che una line-up stabile. Con tali premesse si potrebbe facilmente presumere che il nuovo album non abbia molte possibilità di raggiungere un livello qualitativo accettabile, invece, il lavoro effettuato sul qui presente The Deep & the Dark è assolutamente encomiabile, soprattutto se si pensa a cosa ci avevano propinato in passato gli austriaci.

L’album scorre via in modo lineare e compatto, con dieci canzoni per un totale di poco più di quaranta minuti di musica, senza intro od outro di sorta. Una scelta ben precisa, che contribuisce alla fruibilità dell’ascolto e non lo appesantisce più di tanto. Se a ciò aggiungiamo l’ottima prestazione dei singoli, la bellezza delle due nuove voci e la grande presa di quasi tutti i brani qui presenti allora il gioco è fatto. Il grande merito di The Deep & the Dark sta proprio nel non cadere mai in scivoloni, ma presentare soltanto brani di buona o addirittura ottima fattura. Già dalla titletrack, che troviamo posta proprio in apertura, è possibile capire la differenza tra i Visions of Atlantis di Ethera e quelli di The Deep & the Dark, che appaiono come due entità molto differenti tra loro. Il meglio lo abbiamo però con la seguente Return to Lemuria, canzone molto potente ed aggressiva da un punto di vista ritmico, ma allo stesso tempo estremamente melodica, grazie all’imponente lavoro di tastiere e voci. Le vette toccate qui da Clémentine Delauney sono a dir poco invidiabili ed è sempre più evidente come proprio da lei i Visions of Atlantis debbano ripartire per acquisire maggiore credibilità. Qualche brano meno coinvolgente ovviamente c’è, ma mai al punto da invogliarci a cambiare traccia. È il caso di Ritual Night, ma anche di Dead Reckoning e Words of War, che superano comunque tutti e tre tranquillamente la sufficienza. Per fortuna la maggior parte dei pezzi sono qualitativamente ineccepibili e il rischio di perdere interesse nell’ascolto non è pressoché mai avvertibile. The Silent Mutiny convince pur non essendo tra gli estratti migliori e così anche la buonissima Book of Nature che, pur partendo da ottime premesse, finisce per perdere poco per volta d’intensità. Da brividi è invece la ballad The Last Home, che mette una volta di più in risalto la splendida voce della cantante francese. The Grand Illusion segue in parte le orme di Return to Lemuria, puntando tutto sul muro ritmico innalzato dalla sezione strumentale e lasciando questa volta in disparte l’aspetto melodico. Di livello anche la conclusiva Prayer to the Lost, seconda ballad dell’album che non manca però di stupire per efficacia ed intensità.

La sesta prova in studio dei Visions of Atlantis si può dunque considerare ampiamente superata, ma il vero problema, sollevato in apertura di recensione, è un altro. La band austriaca non vuole saperne di trovare una line-up stabile e questo ovviamente inficia su tanti aspetti, da quelli puramente organizzativi (cinque anni di attesa tra un album e un altro sono un dato esemplare) a quelli relativi alla crescita ed eventuale maturazione del gruppo. Il caso ha voluto che con questa formazione i risultati siano arrivati, ma il futuro dei Visions of Atlantis ora come ora è quantomai incerto e nebuloso. Ripartire dai punti fermi è d’obbligo e, come detto in precedenza, il nome di Clémentine Delauney è sicuramente quello che più di tutti occorrerà blindare negli anni a venire.



VOTO RECENSORE
74
VOTO LETTORI
81.12 su 8 voti [ VOTA]
Matteo Aleph
Lunedì 21 Maggio 2018, 9.13.28
3
Personalmente l'ho trovato il migliore album dei Visions, 80. Non ero convinto inizialmente con il nuovo cambio 'un altro cambio' mi sono detto. Invece piacevolmente stupito. Molto bravi
PS
Domenica 29 Aprile 2018, 20.45.58
2
Sono sostanzialmente d'accordo con la recensione anche se un 80 ci stava visto quello scritto. A me quest'album è piaciuto molto e invito caldamente l'ascolto. In particolare le tre tracce principali già trasformate in video ufficiali, the deep and the dark, return to lemuria e silent mutiny, sono veramente coinvolgenti. Cleémentine è straordinaria, ma non sottovalutate nemmeno Siegfrid come voce! Dureranno? Mah, intanto vale la pena ascoltare e gustarsi questo album.
JC
Giovedì 26 Aprile 2018, 20.54.30
1
Nel suo genere, molto piacevole. Li aspetto dal vivo!
INFORMAZIONI
2018
Napalm Records
Power/Symphonic
Tracklist
1. The Deep & the Dark
2. Return to Lemuria
3. Ritual Night
4. The Silent Mutiny
5. Book of Nature
6. The Last Home
7. The Grand Illusion
8. Dead Reckoning
9. Words of War
10. Prayer to the Lost
Line Up
Clémentine Delauney (Voce)
Siegfried Samer (Voce)
Werner Fiedler (Chitarra)
Chris Kamper (Tastiere)
Mike Koren (Basso)
Thomas Caser (Batteria)

Musicisti Ospiti:
Dominik Sebastian (Chitarra)
Frank Pitters (Tastiere)
 
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