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Between The Buried And Me - Automata I
01/05/2018
( 1932 letture )
I sogni. Cosa fareste se poteste spiare i sogni altrui? E se poteste manipolare la realtà notturna? Tutto questo (e molto altro) viene sciorinato con grande visione e la solita lucidità selettiva in Automata I, nuova fatica degli instancabili maniaci progressivi Between the Buried and Me. L’Automa Primo è piuttosto emblematico: prima parte di un doppio concept, intricato e complesso, come i Nostri ci hanno abituato fin dai tempi di Colors.

What if dreams could be broadcast for the purpose of entertainment? Could you consume the innermost thoughts of another person on screen? If you could, what does that say about an attention-starved audience? More importantly, what would become of the dreamer?

Le domande principali sono queste, grossomodo. Il plot è sano e vivido, ma non invadente. Non compromette eccessivamente l’ascolto e, anzi, lo accompagna, lasciandoci un buon sapore in bocca, un sapore piacevole e di scoperta, in netto contrasto con la ruvida e corrosiva copertina quasi monocroma e rugginosa.
L’automa della nostra anima si muove con cigolii e tendenze robotiche, il più delle volte, ma -spesso- siamo capaci di andare oltre i confini prestabiliti del tempo, dello spazio e dei sogni stessi. Addentriamoci nel viaggio musicale, sicuri che qualcosa di interessante ne verrà fuori quanto prima, colpendoci in pieno volto.

Condamned to the Gallows apre le danze in modo soft, per poi crescere di intensità, recuperando la magmatica verve heavy dei primi lavori della band. Acustiche sensazioni, piccoli sintetizzatori e arpeggi, poi melodie ipnotiche ci portano al succo e al frutto proibito in men che non si dica. Riff compatto e mediamente pesante accompagna la batteria, netta e fantasiosa, del sempreverde Blake Richardson. Andi-rivieni galattico e vintage che sfocia in un up-tempo ai limiti del death metal. Un ritorno al passato, quindi? Non proprio, ma un bonus affettivo importante per tutti coloro i quali sono rimasti spiazzati dalla precedente, incredibile, Rock Opera.
Parlavamo di melodie, ed ecco Tommy Rogers intessere classiche vocals ipnotico-melanconiche prima di scolpire acide architravi aggressive. I riff si sprecano, i cambi di tempo non ci permettono di ragionare adeguatamente e, nei 6 minuti e 30 secondi di durata, succede davvero di tutto: un mini best-of per i Between the Buried and Me, che citano anche l’intramontabile Alaska nella prolungata porzione solista centrale, sempre a cura del talentuoso Paul Waggoner.
Inizio con i fiocchi, prova di livello e sorprese che ci stupiscono (in parte), rendendo questo nuovo inizio interessante e per nulla scontato. I problemi, se così vogliamo chiamarli, vengono fuori a sprazzi in alcune altre tracce del platter, come la seguente House Organ, in bilico tra brano vero e proprio e intermezzo drammatico-violento. Nulla di male, sia chiaro, ma la breve durata non permette il corretto svolgimento di un brano che, nel mondo dei BTBAM, avrebbe meritato più attenzione e cura. House Organ funge da ponte di sorta per il capitolo successivo, la lunga e intrigante Yellow Eyes, che comprime la nostra mente cercando di raggiungere sogni impossibili. Violenza dissonante e ritmiche dispari, quasi math nel suo primo approdo con il mondo etereo. I suoni sono puliti ma ben bilanciati, nessuna artificiosità (come da loro tradizione, dopotutto). Non convincono i controcanti psichedelici di Tommy Rogers, che richiamano tutta la tradizione degli anni ’70 senza riuscirci appieno. Un buon saliscendi emozionale, guastato solo in parte da parentesi vocali non all’altezza, ma impreziosito dalle ritmiche infuocate e intelligenti di Dustie Waring e dal drumming fuori-Mondo e fuori portata.

Siamo da qualche parte, nella distanza, e fluttuiamo senza una meta precisa, perché le immagini ci bombardano il cervello dormiente, lasciando la mente in balia degli sforzi più complessi. Muscoli e intelletto, in un parallelo concreto e febbricitante: musica per il cuore, forte e resistente; musica per l’anima, pura e devota. Un potente up-tempo, che gioca con riff metallici e sprazzi solisti mai banali, per un bridge breve ma prezioso. I BTBAM giocano con la loro musica, e questo gli piace. Ed è giusto così: passo dopo passo, album dopo album, EP dopo EP, ci rendiamo conto che la band non ha più bisogno di classificazioni, di paragoni, di influenze, quanto più di libertà espressiva totale. All’interno dei confini progressivi tutto può accadere, ed è così che Dan Briggs omaggia il passato e gli Yes nella parte finale di Yellow Eyes, poco prima del bell’assolo di Waggoner. Lavoro pregevole, nel complesso.
Millions sembra avere la forma della canzone tradizionale, a partire dalla durata e dai dolci arpeggi iniziali, ma non lasciamoci ingannare. Si tratta pur sempre di una band imprevedibile, anche e soprattutto all’interno delle canzoni stesse. Dopo una manciata di secondi, un riff sbilenco e pesante ci fa venire voglia di movimento improvviso, così il buon Tommy Rogers ci capisce e si sforza per trasformare la sua prestazione vocale da normale a eccellente: gamma ampia e precisissima, tra tocchi melodici, growl e profumate scie vintage. Un vero gioiello, in bilico tra avant-garde e neo-classico. C’è posto per tutto e per tutti mentre le tastiere e le chitarre duellano in un rallentato balletto notturno. I sogni del protagonista vengono trasmessi in mondovisione, in una sorta di sadico gioco milionario. A differenza del lungo Coma Ecliptic, qui abbiamo una monetizzazione dell’avventura, un po’ come in ˈˈThe Running Manˈˈ.

La privacy diviene intrattenimento, in un concetto che estremizza la nostra quotidianità social targata 2018. Siamo in balia delle onde digitali, e la band ce lo conferma nel bellissimo strumentale Gold Distance, soffuso bridge Pink Floyd-iano che ci accarezza con la quiete per circa un minuto, prima di scaraventarci nell’ultimo sogno/avventura: Blot, incredibile suite che diverte, ammalia e fa pensare. Un bel frullato di Between the Buried and Me che, a parer mio, si dimostra essere fra i migliori brani della band, con i suoi 10 minuti di durata e la sua costruzione particolare, ma pur sempre tributante. Un vero omaggio all’anima del combo americano, che si prende tutto il tempo per regalarci un gran colpo di coda. Il giudizio finale di Automata I aumenta, creando un piacevole senso di attesa e voglia di svolgimento ulteriore.
Assoli medio-orientali, riff profondi, bassi distorti e una batteria che crea scie di fantasia, gong meccanici e polveri passate e future. Non c’è mai un momento di stanca, non ci sono riempitivi, ma solo buona musica in questo finale in pompa magna. Molto presto vedremo dove ci porteranno i nuovi sogni.



VOTO RECENSORE
75
VOTO LETTORI
89.78 su 14 voti [ VOTA]
Alex HeavySound
Venerdì 19 Luglio 2019, 14.10.37
9
Lavoro di una bellezza estrema, complesso e meravigloso. Voto 95
Stefano
Lunedì 7 Maggio 2018, 10.53.07
8
Ho ascoltato questo album appena uscito e non mi convinceva lo sentivo troppo commerciale almeno così sembrava. Come al solito con questo gruppo i primi ascolti sono incomprensibili e sembra quasi di sentire una musica completamente diversa da quella che si sente una volta compresa e maturata nell'ascolto. Così dopo numerosi ascolti sono riuscito a fare breccia in questo nuovo mondo di Automata I trovandomi a voler sentire e risentire i brani senza togliermi le melodie e le armonie dalla testa. Credo che anche questo come TUTTI gli altri album di questa band sia una droga poiché ce n'è sempre da sentire e da scoprire ad ogni ripetuto ascolto e questo credo sia il valore maggiore nella musica. Certamente va attesa l'uscita della seconda parte per finalizzare ogni giudizio su questo nuovo lavoro dei BTBAM. Voto 95!
Seo
Mercoledì 2 Maggio 2018, 19.50.28
7
Grande prima metà di album senza punti dolenti a mio avviso, per me un bel 90 pieno
sicktadone
Mercoledì 2 Maggio 2018, 15.26.16
6
Un grosso passo indietro rispetto il precedente, vedremo con la parte 2
Silvio Berlusconi
Mercoledì 2 Maggio 2018, 13.48.42
5
lo devo assimilare bene,ma la buona qualità mi sembra ci sia tutta!
Pacino
Mercoledì 2 Maggio 2018, 12.26.02
4
Discreto lavoro, piccolo passo indietro sul precedente. Voto 72
therox68
Martedì 1 Maggio 2018, 20.34.38
3
Ho ascoltato questo disco una trentina di volte in un paio di settimane; forse sono vittima di autosuggestione ma a me è sembrato addirittura il loro migliore! Voglio dire che i brani "lunghi" non sono mai dispersivi, non danno l'idea di essere brani nel brano, i riff più pesanti fanno pensare solo al voler lasciarsi andare con l'essere metal senza vergognarsi, le melodie sognanti e a volte cantilenanti sono molto espressive e mature, la cura dei dettagli è ancora più maniacale del solito e il lavoro alla batteria è a dir poco clamoroso. Può essere che col tempo ridimensionerò queste considerazioni anche se spero di no.
naoto
Martedì 1 Maggio 2018, 19.11.03
2
Lavoro sopraffino. Nulla che lasci intravedere invenzioni particolari ma, in ambito prog metal, non c'è niente di meglio in giro. Lo ascolto ininterrottamente da quando è uscito. Nota stonata, per me, le vocals; acerbe nei cleans e irritanti nei growls. Il resto è il top che il genere possa offrire, almeno per il momento. Bravi.
JC
Martedì 1 Maggio 2018, 17.34.01
1
Ho conosciuto i BTBATM da poco e non li ho ascoltati con la dovuta attenzione. In ogni caso questo disco, anche dopo pochi giri, si evince come di grande qualità musicale. Ritornerò a scrivere dopo più ascolti.
INFORMAZIONI
2018
Sumerian Records
Prog Metal
Tracklist
1. Condemned to the Gallows
2. House Organ
3. Yellow Eyes
4. Millions
5. Gold Distance
6. Blot
Line Up
Thomas Giles Rogers (Voce, Tastiera)
Paul Waggoner (Chitarra)
Dustie Waring (Chitarra)
Dan Briggs (Basso)
Blake Richardson (Batteria, Percussioni, Gong)
 
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