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Kamelot - The Shadow Theory
02/05/2018
( 1898 letture )
“Everyone carries a shadow and the less it is embodied, the blacker it is.”
Carl Gustav Jung


Tornano dopo tre anni di attesa i Kamelot, col tanto atteso successore di Haven, album assolutamente nella media e che ben poco aveva saputo deliziare i fan della band statunitense. Tornano con una line-up parzialmente rinnovata che vede un nuovo volto dietro le pelli, col belga Johan Nunez a sostituire lo storico batterista Casey Grillo, rimasto in formazione per vent’anni abbondanti. Nunez, dal canto suo, è noto per essere l’attuale drummer dei greci Firewind e ha partecipato di recente all’esordio della power metal band spagnola Darkblazers. Nel suo curriculum si contano poi passaggi in diverse altre formazioni dall’impostazione però più vicina a generi come thrash e death metal. Per questo nuovo lavoro la band ha scelto un concept abbastanza intrigante, che prende spunto da un assunto dell’intellettuale svizzero Carl Gustav Jung secondo il quale ognuno di noi porta con sé un’ombra e tanto meno questa è incarnata quanto più è nera. Come espresso dal mastermind Thomas Youngblood, “siamo tutti prigionieri delle nostre stesse creazioni” ed è anche attorno a questo concetto che ruotano le canzoni dell’album, indagando l’animo umano e il futuro che ci stiamo creando con le nostre stesse mani. Temi che non rappresentano certo una novità, ma che, se trattati nel modo adeguato, possono sempre funzionare.

Come consuetudine, una intro sinfonica apre la strada alla prima vera canzone, Phantom Divine (Shadow Empire), di cui è stato reso disponibile il videoclip ufficiale poco prima dell’uscita dell’album. Si tratta di una traccia chiave ai fini del concept e dal punto di vista puramente musicale ci pone davanti ai soliti Kamelot degli ultimi anni, ovvero una band capace sì di buone cose, ma evidentemente nel pieno di una fase non lucidissima della propria carriera. Tommy Karevik è qui accompagnato dalla voce della brava Lauren Hart, la quale sarà ancora presente in altre due tracce. Con la seguente Ravenlight il discorso non cambia di una virgola, ma, pur esenti da grandi novità, i Kamelot dimostrano di sapersi ancora muovere con la classe che da sempre è loro riconosciuta. Amnesiac è una sorta di continuazione di Insomnia, canzone presente in Haven; volendo metterle a confronto, la bilancia tende a pendere maggiormente dalla parte di Amnesiac, meno “ruffiana” e semplicistica, nonostante a conti fatti nessuna delle due riesca a convincere del tutto. Un brano già più interessante può essere Burns to Embrace, costruito attorno a un ritornello vincente e una base sinfonica molto presente. Dal punto di vista del concept si tratta della presa di coscienza degli errori commessi da parte dei potenti, in un mondo ormai in rovina. La voce della cantante tedesca dei Beyond the Black Jennifer Haben ci delizia nella gradevolissima ballad intitolata In Twilight Hours, con un’altrettanto buona prestazione di Karevik, molto a suo agio su toni così delicati. Il ritorno alla realtà è rappresentato dalla sfuriata ritmica di Kevlar Skin, che purtroppo si rivela anche uno dei momenti più bassi dell’intero lavoro. Al pari di un brano come Stories Unheard, che pur partendo da presupposti musicali completamente opposti, finisce per lasciare anch’esso parecchio il tempo che trova. Static è invece dal canto suo un brano molto orecchiabile, una semi-ballad potente e grintosa, che in parte risolleva le sorti dell’album. Mindfall Remedy, anche per la presenza di Lauren Hart e del suo rabbiosissimo growl si ricollega parecchio a Phantom Divine (Shadow Empire) e, pur non esaltando troppo, riesce alla fine a convincere. Ci avviciniamo al finale dell’album con due pezzi per fortuna interessanti come Vespertine (My Crimson Bride), ritmicamente e melodicamente ben impostata, e la più articolata The Proud and the Broken (connessa nel concept a Burns to Embrace), canzone che racchiude un po’ tutto ciò che sono oggi i Kamelot. Tra gli ospiti ritroviamo la solita Lauren Hart a cui va ad aggiungersi Sascha Paeth alla chitarra e alle harsh vocals. Notevole la costruzione del pezzo, con tanto di progressioni aggressive e rallentamenti melodici, mostrando finalmente quel coraggio che nel corso dell’album non si è quasi mai avvertito. La chiusura vera e propria è lasciata alla lunga e maestosa outro sinfonica dal titolo Ministrium (Shadow Key), davvero molto apprezzabile.

The Shadow Theory si rivela quindi essere un album dagli alti e bassi, con maggiore presenza dei secondi piuttosto che dei primi. Anzi, a dire la verità ad uscirne vincitrice, per così dire, è la mediocrità, una mediocrità ormai tipica per la band americana, che non accontenta né i fan di vecchia data né quelli occasionali. A livello di prestazione dei singoli c’è davvero poco da dire sulle qualità effettive di un Tommy Karevik sempre in splendida forma; qualche critica la si potrebbe semmai rivolgere a Thomas Youngblood, tanto per una prestazione non eccelsa alle sei corde quanto per un’avvertibile pochezza di contenuti a livello di songwriting. L’imponente presenza di Oliver Palotai alle tastiere e una base ritmica spesso in primo piano non sono sufficienti a tenere alto il nostro livello di attenzione per tutto il corso dell’album e, a conti fatti, ci si può e deve aspettare molto di più da professionisti di questo calibro. The Shadow Theory non è comunque un grande passo falso, nel complesso riesce a sferrare alcuni colpi vincenti e qualche speranza per il futuro ce la lascia ancora. Adatto a chi si accontenta anche con poco.



VOTO RECENSORE
70
VOTO LETTORI
61.8 su 5 voti [ VOTA]
Alba
Domenica 9 Settembre 2018, 14.59.35
25
Non so xché li criticate sempre tanto... io li ho scoperti da poco ma mi piacciono davvero tantissimo!!! Non sono un critico musicale ma sinceramente parlando finora tutte le canzoni che ho sentito dei kamelot le ho adorate e me le sono scaricate tutte!!! Adoro Tommy karevik e adoro anche Roy Khan... il secondo è più teatrale e ha una voce molto variegata mentre Tommy è splendido in ogni tono che usa!!! Da mesi ormai li sto ascoltando a ripetizione e non ne ho mai abbastanza!!! Sarò anche una voce fuori dal coro ma io li difendo a spada tratta!!! A me piace il loro sound!!!
The Chosen One
Domenica 17 Giugno 2018, 9.35.38
24
Di certo non lo trovo un album brutto, ma quello che mi fa rabbia è che Tommy sia puntualmente costretto a castrare la sua voce per imitare Roy Khan...nell'ultimo album degli Ayreon ha dimostrato di avere una tra le voci migliori in circolazione, Youngblood e compagnia bella dovrebbero capire che non potranno mantenere lo stesso stile a vita, non con un cantante la cui voce è totalmente diversa dal precedente. Ma in generale, non è certo un album da bocciare, semplicemente poteva essere fatto meglio
Le Marquis de Fremont
Venerdì 18 Maggio 2018, 16.52.05
23
Purtroppo (?) dobbiamo rassegnarsi a considerare questi i Kamelot, malgrado un eccellente Karevik. Posso dire poco perché ho ascoltato poco (c'è dell'altro molto più emozionante, in giro...) anche perché si fa fatica a superare la quarta/quinta canzone e arrivare alla fine è difficile e penoso. Salvo solo la ballad in Twilight Hours, che però direi di presentare all'Eurovison Song Festival (a proposito, la canzone Italiana aveva un bellissimo testo!). Perfino le copertine, come qualcuno ha sottolineato, hanno la stessa cadenza grafica. No way ahead. Au revoir.
M. G.
Sabato 5 Maggio 2018, 14.01.22
22
@kurujai, le strutture acustiche valorizzerebbero ciò che c'è da valorizzare, ossia ben poco. Io non credo che il contesto sia ampolloso, in fondo ci sono band ben più barocche e uber-sinfoniche che però musicalmente sono moooolto più interessanti dei Kamelot attuali. In ogni caso è chiaro che aggiungere qualcosa comporta togliere qualcos'altro così per far spazio, quindi è abbastanza facile che una maggiore componente elettronica possa portare a una naturale diminuzione di quella sinfonica, per lo meno nel missaggio. Stiamo comunque parlando di ipotesi, nulla di più. Per me i Kamelot possono anche buttare in mezzo la mazurka, l'importante è che ritornino ispirazione e coraggio.
HeroOfSand_14
Sabato 5 Maggio 2018, 11.30.34
21
Triste dirlo ma questo album, come dice giustamente M.G., è stato creato come compitino per finanziarsi senza avere reali idee in testa. Youngblood per me è alla frutta già da un pò, però con Haven qualcosa di nuovo lo avevo sentito, ed infatti quel disco lo ascolto ancora volentieri. Ottima la sottolineatura anche sull'importanza degli ospiti coinvolti, nettamente calata rispetto a Haven, quindi qualcosa che non va c'è. Certo che se la stampa internazionale loda questo disco, Thomas non avrà motivo di sperimentare (la famosa svolta industrial?) e creerà altri album simili. Qualcosa che salvo c'è, Burns To Embrace, Kevlar Skin, The Proud And The Broken, la titletrack se non fosse già strasentita. Il "problema" è che le salvo non tanto per i brani in sè, ma grazie al fatto che su questo disco canta quello che, per me e non solo, al momento è il miglior cantante in circolazione. Tommy salva la baracca anche questa volta, ma è ingabbiato in uno stile che sarebbe adattissimo a lui, se non fosse cosi ripetitivo e poco costruito. E lui deve sottostare a certi ordini purtroppo. Ah, basta parlare di copia di Khan vi prego, è finito quel periodo
kurujai
Venerdì 4 Maggio 2018, 21.27.32
20
@M.G. la penso più o meno come te , ma la mia critica non è a karevik quando cerca di essere kahn ma al fatto che la proposta musicale lo castra invece che esaltarlo ( con quella voce mostruosa è un delitto ! ) e ho l'impressione che anche lo stesso kahn ne rimarrebbe fregato . tutto sembra essere ampolloso e soffocante , inserire elementi nuovi non servirebbe a niente . non pensi che scarnificare i suoni rinunciando anche ad alcuni elementi sinfonici ( magari più "acustici" ) getterebbe una nuova luce anche su queste nuove canzoni ?
M. G.
Venerdì 4 Maggio 2018, 17.24.27
19
Ah, sì, dimenticavo: il nuovo batterista per me è insopportabile. Sembra tanto preparato quanto totalmente privo di versatilità e gusto, almeno in quest'album, finendo quindi per appiattire lo composizioni con sfuriate pestone gratuite e standardizzate. Roba da band power emergente.
M. G.
Venerdì 4 Maggio 2018, 17.13.16
18
Quello che fa rabbia è che invece Oliver Palotai le idee ce l'ha, ma è stato brutalmente censurato da Youngblodd. Proprio qui su Metallized Palotai aveva detto di poter inserire elementi jazz (n.b. lui è un pianista di formazione jazz e si parla da tempo di un progetto con la moglie Simone Simons), ma di essere stato fermato da Youngblood. Ok, c'è l'elettronica, ma è dai tempi di GO che i Kamelot la inseriscono, per quanto a piccole dosi. Ok, stavolta è un'elettronica diversa, particolare, ma è stata lasciata in sottofondo, riducendosi a qualche sfumatura che non riesce a emergere. In una "My Therapy" avevano usato l'elettronica simil-scampanellante solo in un piccolo passaggio, eppure caratterizza il brano molto di più di quanto avviene in una "RavenLight", probabilmente il brano più inutile di TST assieme a "Static" (un nome, una garanzia). I comunicati stampa strombazzavano la svolta industrial, ma nei fatti non c'è stata, e io da ascoltatore mi sento un tantino preso in giro. Per carità, il risultato finale di TST è comunque superiore a Silverthorn e ai primi quattro album della band, ma sarebbe stato parecchio difficile far peggio. Dov'è finito il coraggio col quale i Kamelot hanno sfidato gli stereotipi del genere e il proprio pubblico, finendo spesso per non essere capito? Credo sia stato immolato sull'altare del mercato. Perché l'ascoltato medio questo vuole: il rassicurante tradizionalismo, la statica conservazione e ripetizione delle stesse cose. Ed ecco quindi che Youngblood se ne esce dicendo che forse potrebbe mettere su un progetto parallelo con Palotai, quasi a sottintendere che con i Kamelot non si può permettere di osare, altrimenti rischia di rimetterci economicamente. Ed ecco quindi che si va al risparmio anche con gli ospiti (siam passati dalla Simons alla Haben, dalla White-Gluz alla Hartmann). Per lo meno il compitino, pur nei limiti della propria codardia, i Kamelot riescono ancora a farlo. Mi dispiace però non potermi sbilanciare di più, perché Haven sembrava un passettino in avanti; non un balzo, certo, ma lasciava presagire un progressivo ritorno della voglia di osare, per quanto lento e senza colpi di scena. TST, che si preannunciava come un ulteriore passo avanti, stavolta sulla strada dell'industrial, ironicamente si è concretizzato in un passo indietro non solo nella voglia di provare strade nuove, ma anche nell'ispirazione all'interno dello stesso "standard Kamelot", perché le melodie e i riff hanno perso spesso. Il mio voto si aggira tra il 63 e il 65.
M. G.
Venerdì 4 Maggio 2018, 16.57.11
17
Detto ciò, questo è un album codardo. Non ci sono brutti brani, ciascuno arriva almeno alla sufficienza, ma quasi tutti si fermano lì, al compitino. Ogni brano sembra avere qualche passaggio che funziona molto bene, ad esempio un ritornello (quello di "Vespertine") o una melodia di archi, ma viene puntualmente sommerso da una marea di altri elementi anonimi, noisi e prevedibili. Poi c'è qualcosa di carino, ad esempio "Burns to Embrance" e "The Proud and the Broken", ma nulla in confronto ai picchi ai quali ci hanno abituati i Kamelot. Pure i picchi di Haven, penso a una "Revolution", sono su un altro livello. E no, il problema non è Tommy, giacché lui è tra i migliori cantanti al mondo: espressivo, tecnicamente preparato, in grado di adattare il proprio stile alle atmosfere del singolo brano, versatile, con un bel timbro e un'ottima estensione. A questo punto mi sembra anche ridicola l'accusa di eessere un clone di Roy, perché proprio in The Shadow Theory io Khan non ce lo sento per niente. Al massimo in metà di Haven si sentiva, ma nell'altra metà no; e comunque Tommy è fantastico anche quando imita Roy. Certo, le melodie vocali sono sempre quelle, sanno tantissimo di "standard Kamelot", ma non è pensabile trapiantare le linee vocali dei Seventh Wonder su atmosfere così teatrali. Il punto è trovare una via di mezzo, e secondo me qui c'è. Il problema è che, al di là dello stile, raramente le melodie funzionano. Sempre meglio dei riff di Youngblood, che mancano totalmente di ispirazione. E vogliamo parlare dell'outro inutile?
M. G.
Venerdì 4 Maggio 2018, 16.48.41
16
Per quanto mi riguarda: Poetry for the Poisoned > The Black Halo >>> Haven > Ghost Opera > Epica >>> Karma >>>>>>> The Shadow Theory >>>>>>>>>>> The Fourth Legacy > Silverthorn >>>>> i primi tre album.
Andrew Lloyd
Venerdì 4 Maggio 2018, 16.29.52
15
Dopo The Black Halo una lenta discesa. Non stupiscono più come un tempo. Troppo "ampollosi" troppo poco metal, troppe orchestrazioni. Dovrebbero andare sull'essenziale per ritrovare nuove idee.
Graziano
Venerdì 4 Maggio 2018, 16.21.31
14
Già l'ultimo con Roy Khan non era eccelso, poi sempre la stessa minestra riscaldata. Mi rendo assolutamente conto che non è facile trovare idee nuove, ma magari ascoltando gruppi prog recenti Youngblood potrebbe trovare linfa fresca, dagli Iamthemorning ai Tesseract e compagnia bella.
Deris
Venerdì 4 Maggio 2018, 12.19.48
13
Gia' a partire dalle copertine...tutte simili...
AkiraFudo
Venerdì 4 Maggio 2018, 9.50.01
12
...ormai hanno innestato il pilota automatico: li seguivo tempo fa e ho diversi dischi, ma mi hanno stufato fin dall'ultimo con Roy... i pezzi si assomigliano tutti e la loro qualità media si è abbassata mancando i picchi compositivi dei dischi precedenti... ascoltando i pezzi recenti ho la netta sensazione che curino più l'apparenza che la sostanza, suoni formalmente perfetti, video patinati con guest singer scosciata in bella vista, e così via... come dice @painkiller nel commento precedente ci vorrebbe un bel cambiamento di rotta...
Painkiller
Venerdì 4 Maggio 2018, 7.32.41
11
Stessa formula ripetuta da poetry for the poisoned in poi. Delusione. E non c’entra la voce di karevik. Qui sono le idee di Thomas e Oliver a latitare. Spero che dopo la reunion dei Conception non si inizi a speculare inutilmente su una fantomatica reunion dei Kamelot con Khan, con l’illusione che tornino i fasti passati. Urge un cambio di rotta, non di singer. Peccato.
Deris
Venerdì 4 Maggio 2018, 6.35.38
10
Sempre bravi...ma qualche piccola' novita' sarebbe ora che se la inventino!!!!
entropy
Venerdì 4 Maggio 2018, 0.23.04
9
D'accordo con tutti, un po di ispirazione sembra persa, ci sono alti e bassi. Però per me rimane un gruppo di cui ascolto con piacere e a lungo i loro lavori. A me il nuovo cantante piace, e al contrario di molti,mi piace anche quando imita khan per me quindi un 75 pieno, anche se è chiaro che il meglio la band ormai l.ha dato...
kurujai
Giovedì 3 Maggio 2018, 21.14.38
8
tommy karevik è probabilmente il miglior cantante in circolazione ( vedi ayreon ) ma con loro sembra sempre freanato o messo li a imitare il vecchio roy . devono cambiare formula se non vogliono sparire nel "bravi ma gia sentiti "
kurujai
Giovedì 3 Maggio 2018, 21.11.33
7
ormai l'ispirazione latita
VOX POPULI
Giovedì 3 Maggio 2018, 19.50.01
6
che noia
Beta
Giovedì 3 Maggio 2018, 18.48.58
5
Ho ascoltato tutto l'album, ma devo riascoltarlo bene per farmi un'idea più precisa, anche perché sono una persona che impiega un po' a metabolizzare i dischi. Per ora posso dire di essere abbastanza in linea con quanto detto da Flight666 e dagli altri utenti, soprattutto Radamanthis. E' sopra SIlverthorn e sotto Haven, ci sono dei pezzi molto belli e altri che scorrono via lisci senza troppi botti. Non trovo ci siano momenti brutti, ma nel complesso ci troviamo nel porto sicuro dei Kamelot in cui, come dice Luky, sai già cosa aspettarti e non resti deluso se ti piace lo stile, ma, alla fine, sempre sul solito si va a parare. Diversamente da Arturo ho trovato Amnesiac un pezzo particolarmente riuscito e forse il più "sconvolgente" del disco: sebbene ricordi le incursioni in territorio elettronico che i Kamelot stanno già facendo da un po', penso che qui le abbiano estremizzate e sia venuto fuori un pezzo diverso dal solito. Forse mi sarei aspettata tutto il disco in questo stile, magari con meno orchestrazioni che, seppur belle, sono già note in questa band. Comunque non fa schifo, quindi, mettendo tutto sul piatto della bilancia: voto giusto.
Radamanthis
Giovedì 3 Maggio 2018, 15.01.32
4
Bello ma senza quel pizzico di magia. Si assesta sul livello dei dischi dell'era Karevik e dico ciò senza assolutamente incolpare il cantante che anzi, è l'arma in più di questa band. Se devo dare un voto dico comunque 75 / 78, inferiore ad Haven e superiore a Silverthorn. Youngblood un pò sottotono a mio parere, Karevik immenso ed emozionante. Disco bello. Da vedere che valutazione avrà tra qualche anno.
D.
Giovedì 3 Maggio 2018, 12.52.32
3
Per me è al massimo 65, molto pilota automatico come dice enrico86, e quei pochi momenti che non lo hanno non mi colpiscono eccessivamente.
enrico86
Giovedì 3 Maggio 2018, 12.29.18
2
altra band che ha messo il pilota automatico
Luky
Giovedì 3 Maggio 2018, 1.00.49
1
A me l'album è piaciuto nel complesso, anche se pure secondo me si alternano alti e bassi. In generale mi piace lo stile dei Kamelot, quindi per la parte strumentale non ho niente da rimproverare, sai già cosa aspettarti ma non rimani mai deluso. La differenza la fa soprattutto la voce: le canzoni migliori sono quelle in cui Tommy la smette di fare il Roy Khan ed esprime la propria personalità, dando la propria interpretazione ai brani. In particolare mi sono piaciute Burns to Embrace e The Proud and the Broken. Voto 75.
INFORMAZIONI
2018
Napalm Records
Power/Symphonic
Tracklist
1. The Mission
2. Phantom Divine (Shadow Empire)
3. Ravenlight
4. Amnesiac
5. Burns to Embrace
6. In Twilight Hours
7. Kevlar Skin
8. Static
9. Mindfall Remedy
10. Stories Unheard
11. Vespertine (My Crimson Bride)
12. The Proud and the Broken
13. Ministrium (Shadow Key)
Line Up
Tommy Karevik (Voce)
Thomas Youngblood (Chitarre)
Oliver Palotai (Tastiere, Orchestrazioni)
Sean Tibbetts (Basso)
Johan Nunez (Batteria)

Musicisti Ospiti:
Sascha Paeth (Chitarra addizionale, Voce nella traccia 12)
Lauren Hart (Voce nelle tracce 2, 9, 12)
Jennifer Haben (Voce femminile nella traccia 6)
Oliver Hartmann (Cori)
Herbie Langhans (Cori)
Cloudy Yang (Cori)
Annie Berens (Cori)
Nadine Ruch (Cori)
Evelyn Mank (Cori)
Thomas Dalton Youngblood (Cori)
 
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