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Never Hide - Never Hide
04/05/2018
( 300 letture )
Never Hide è un progetto che il chitarrista Luca Bonvini ha covato a lungo prima di riuscire a darvi luce nell’estate del 2016, trovati i musicisti adatti allo scopo. Alla fine dell’anno scorso è uscito questo primo album autoprodotto che porta il nome stesso della band. Never Hide si fonda su un sound tipicamente e sfacciatamente anni Novanta e al primo ascolto sembra quasi che i cinque milanesi nella loro vita non abbiano mai ascoltato niente che non portasse la firma di Soundgarden, Pearl Jam e famiglia, ma nella loro biografia su Facebook annunciano che sì, il loro obiettivo è quello di suonare grunge nella sua forma più pura ed originale, ma rendendolo attuale e moderno. Ci apprestiamo dunque a scoprire se i Never Hide sono riusciti nel loro intento.

Whole parte subito con un riff tritasassi sostenuto da una batteria incalzante che cattura molto bene l’attenzione, il problema si presenta quando entra la voce di Pietro Mercurio, non perché il cantante abbia una brutta voce, ma perché costringe l’ascoltatore più rodato a storcere leggermente la bocca: è veramente troppo simile a quella di un Eddie Vedder poco ispirato, con l’unica variante consistente nel ritornello, nel quale assume le tinte tipiche di Corey Taylor quando canta con gli Stone Sour. Questa è comunque una minuzia, Whole scorre bene e lascia un’ottima impressione, pur non sorprendendo troppo per originalità e varietà. Rain in July alza il tiro grazie ad un guitarwork più variegato e un’altra buona prova di Mercurio. Il singolo Demons, per il quale è stato realizzato anche un gradevole videoclip, sposta lo spettro ancora di più verso l’alternative metal, ma questa volta il ritornello non è efficace quanto nelle due canzoni precedenti. Il resto dell’album procede sempre su questa falsariga: pezzi concisi e a metà strada fra grunge e alternative, costruiti su ritornelli che purtroppo non risultano quasi mai veramente memorabili e su un guitarwork che, per quanto sempre al servizio della canzone, ancora più raramente sorprende e riesce ad uscire dal semplice compitino di servizio. Never Hide rischia a più riprese di risultare un polpettone immane formato dai cliché di tutti le band grunge storiche, pericolo scongiurato in extremis “modernizzando” leggermente il sound grazie alle influenze di gruppi più contemporanei. È comunque difficile trovare in questo Never Hide qualche influenza esterna a quelle band le cui canzoni abbiamo già ascoltato per anni e che ormai ci escono dalle orecchie, e ciò fa aumentare la voglia di sentire qualcosa di più originale da parte della band, soprattutto viste le buone capacità dimostrate. Questo citazionismo esasperato è sicuramente un atto d’amore sentito e fondato sulle migliori intenzioni e che questi ragazzi si saranno divertiti molto a fare, ma che all’ascoltatore lascia poco o nulla se non la voglia di andare ad ascoltare le canzoni originali delle band da cui i Never Hide scopiazzano a man bassa.

Se siete dei patiti della prima ora del Seattle sound e non riuscite ad ascoltare nulla che non abbia chitarre sporcate dal Big Muff e cantanti dal un’ugola bagnata da innumerevoli serate a base di birra di bassa qualità, questo dei Never Hide sarà uno dei vostri album dell’anno, altrimenti si tratterà “solo” dell’ennesimo prodotto di buona qualità uscito nell’underground italiano che non sposta di un millimetro la situazione in nessun senso. Attendiamo che i cinque milanesi riescano a dar vita a un sound più personale che, viste le premesse, potrebbe portare a qualcosa di sicuramente più avvincente.



VOTO RECENSORE
60
VOTO LETTORI
58 su 3 voti [ VOTA]
Frappa
Lunedì 28 Maggio 2018, 13.53.10
2
Parzialmente d'accordo con entrambi, è ovviamente difficile stabilirne i limiti. Degna di nota invece mi sembra Build; e più che altro mi sembra che i pezzi siano tutti abbastanza diversi all'interno dell'album e non è vero che dopo il terzo procedono "sempre su questa falsariga". L'ultimo pezzo è epico, ma la batteria sul finale è da tagliare. Anche il riff del singolo con video è a parer mio troppo ripetuto, all'inizio mi stanca. Però non ce n'è mica tante di band con questo tiro eh!
Alessandro Bevivino
Domenica 20 Maggio 2018, 12.02.30
1
Ciao Giacomo Canton "Pink Maggit", incuriosito dalla tua rece, nome e genere della band sono andato ad ascoltare un paio di Song e a vedere il loro video sul tubo, a me personalmente più che Grunge sembra un mix tra Cold e Staind, molto Alternative come hai scritto anche tu, ma di riferimenti al sound di Soundgarden, Alice in Chains, Nirvana, Pearl Jam non ne ho riscontrato moltio. La buona voce del cantante alla lontana fa il verso a Eddy ma è troppo diversa e influenzata dalle bands che ho citato all'inizio. Le canzoni a mio parere sono costruite bene ma ricordano tantissimo altre composizioni di bands più famose.
INFORMAZIONI
2017
Autoprodotto
Grunge
Tracklist
1. Whole
2. Rain in July
3. Demons
4. Black Carpet
5. 13
6. Build
7. Lotus
8. Money
9. Revenge
Line Up
Pietro Mercurio (Voce)
Luca Bonvini (Chitarra)
Davide Di Bella (Chitarra)
Roberto Conti (Basso)
Giovanni Lisanti (Batteria)
 
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