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Alice Cooper - Brutal Planet
05/05/2018
( 1507 letture )
Se c'è un artista che ha sempre saputo mettersi in gioco e reinventarsi, mantenendo quasi sempre un livello qualitativo superiore alla media, quello è sicuramente Alice Cooper: dopo un inizio quasi glam rock, il nostro si è via via spostato verso l'hard rock, per poi toccare l'heavy metal a più riprese: un vero e proprio tuttofare, che ha scolpito più volte il proprio nome nella storia del rock e della musica con buona parte delle proprie incarnazioni; non a caso, sia dal punto di vista musicale, sia da quello scenografico, è arcinoto che l'artista di Detroit abbia insegnato tantissimo a molti artisti, fra cui Marilyn Manson.

Meno noto, probabilmente, è il fatto che, ad un certo punto, Alice Cooper abbia in qualche modo “sfidato” Manson sul suo campo: nel 2000, infatti, il nostro ha pubblicato Brutal Planet, tassello colpevolmente poco conosciuto della sua variegata discografia, di cui costituisce con ogni probabilità il capitolo più cupo e pesante, anche dal punto di vista lirico; a corroborare tale pesantezza interviene non solo l'ottimo lavoro del chitarrista Ryan Roxie, ma anche e soprattutto l'apporto compositivo del musicista/produttore Bob Marlette, che sempre nel 2000 si occupò del primo album solista di un certo Tony Iommi. Per avere un esempio di ciò che ci aspetta, basta schiacciare il tasto play per trovarsi catapultati nel riff heavy tritaossa della title-track, cui si accompagna una sezione ritmica particolarmente groovy; il cantato del re dello shock rock, vagamente effettato, evoca echi industrial non eccessivi, ma comunque ben presenti, in una strofa lenta ed ossessiva che culmina poi nell'ottimo ritornello, con Nathalie Delaney a fare da ospite. Un vero e proprio classico! Un ritmo appena più veloce, egualmente molto heavy anima Wicked Young Man, impreziosita da un ritornello particolarmente maligno dove Alice Cooper tocca alcuna delle note più graffianti mai raggiunte nel corso della sua lunghissima carriera. Sanctuary, uno degli highlights dell'album, presenta un altro riff che più heavy non si potrebbe ad opera di Roxie, ma soprattutto un ritornello davvero indimenticabile, ben sottolineato anche dalla batteria del bravissimo Eric Singer; tale ritornello, peraltro, giunge in qualche modo “inaspettato” dopo strofe più parlate che cantate, quasi come se il nostro fosse impegnato in un cupo sermone. Una delle tracce più industrial del disco arriva con Blow Me a Kiss, anch'essa abbellita da un ritornello perfettamente congegnato e puntellato dagli strumentisti. Ipnotica risulta anche Eat Some More, mentre Pick Up the Bones mostra, se mai ve ne fosse stato ulteriore bisogno, la varietà di influenze portate dal nostro nella sua musica: abbiamo infatti a che fare con un pezzo decisamente più riflessivo ed atmosferico, ma che non rinuncia alla sua cupezza, anzi vi si abbevera con una chitarra strepitosa e linee vocali terribilmente coinvolgenti. Anche in album pesante ed oscuro qual è Brutal Planet, l'artista riesce comunque ad infilare ritornelli orecchiabili e capaci di coinvolgere gli ascoltatori! Pessi-Mystic è un grintoso mid-tempo che evoca ricordi degli Alice in Chains, mentre Gimme, pur essendo canzone comunque di buona fattura, è forse la peggiore dell'album. Poco male, perché Alice Cooper torna subito a sorprenderci con It's The Litle Things, il cui ritornello cita due tracce storiche come Welcome to my Nightmare e No More Mr. Nice Guy, ma soprattutto con Take It Like a Woman: contravvenendo in qualche modo al mood di Brutal Planet, la traccia ci regala infatti una sorta di power ballad in stile anni 80: è vero, è stata scritta nel 2000, quando quell'epoca era ormai trascorsa, ma la canzone è ugualmente, dannatamente efficace e sembra quasi voler “tranquillizzare” i fan di vecchia data: anche se ha deciso di concedersi un album particolarmente pesante, Alice Cooper non dimentica certo le sue origini! Le danze sono chiuse da Cold Machines, che rispolvera le sonorità più groovy già ascoltate in precedenza ed offre una più che degna conclusione ad un bellissimo lavoro.

Sottovalutato, a volte perfino ignorato, Brutal Planet è in realtà, con ogni probabilità, uno dei migliori lavori di Alice Cooper post-Trash; pur nel suo mood decisamente particolare per un lavoro del padre dello shock rock, presenta comunque caratteristiche che rendono inconfondibile il suo marchio di fabbrica, oltre ad una classe innata che solo i grandi possiedono e ad una manciata di canzoni indiscutibilmente di valore; il merito di questo ottimo lavoro, come detto, va condiviso fra l'artista di Detroit ed il suo asso nella manica, Bob Marlette, senza dimenticare l'apporto degli altri musicisti coinvolti. Volete sentire il vecchio leone del rock stracciare, sul loro territorio, molti dei suoi stessi “figli”? Allora questo album è ciò che fa per voi.



VOTO RECENSORE
80
VOTO LETTORI
91.9 su 10 voti [ VOTA]
Graziano
Mercoledì 9 Maggio 2018, 18.06.22
12
Capolavoro.
Tevildo75
Lunedì 7 Maggio 2018, 11.27.19
11
Questo album è l'apice dell' Alice più metallico, davvero un signor album dall'inizio alla fine.
InvictuSteele
Domenica 6 Maggio 2018, 12.33.32
10
Uno dei migliori lavori dei Alice, contaminato dall'industrial, potente e cupo. Anche in un campo non suo lo zio batte tutti. Voto 85
tino
Sabato 5 Maggio 2018, 20.24.55
9
Un album sicuramente da riscoprire per un artista che non invecchia, e' sempre attuale e trasversale
Mauroe20
Sabato 5 Maggio 2018, 19.20.32
8
La parentesi "industrial" di Alice composta da 2 ottimi dischi: dragontown e brutal planet.Adoro questi 2 lavori.Voto 85
Mic
Sabato 5 Maggio 2018, 17.52.57
7
Una bomba.
Muki97
Sabato 5 Maggio 2018, 16.22.59
6
Io invece, pur adorando questo album, ho sempre preferito dragontown, e non so nemmeno spiegarmi il perché. Già che ci sono lancio un appello perché quest'ultimo venga preso in considerazione nella sezione rispolverati
enry
Sabato 5 Maggio 2018, 16.05.57
5
Bello, l'ho acoltato a nastro per anni...Anzi, dovrei rispolverarlo, è parecchio che non lo metto nel lettore. Un disco abbastanza sottovalutato, anche dalla critica del tempo.
Galilee
Sabato 5 Maggio 2018, 12.55.07
4
Quoto i tre commenti sotto e l'ottima recensione. Super disco. Al tempo mi fece impazzire. Il successore dragontwown invece mi annoiò leggermente nonostante sia una specie di BP parte seconda.
Silvio Berlusconi
Sabato 5 Maggio 2018, 10.57.27
3
per me uno degli apici di Alice Cooper e compagni,un disco che sfida gli altri artisti industrial sul loro terreno e ne esce davvero molto bene,pochi gruppi che hanno tentato svolte sperimentali verso altri generi possono dire lo stesso!
Korgull
Sabato 5 Maggio 2018, 9.23.47
2
Voto troppo basso. Questo album annienta tutta una serie di artisti "nuovi" su loro stesso terreno. Altra lezione d'alta scuola di zia Alice
VOX POPULI
Sabato 5 Maggio 2018, 1.27.56
1
Album stupendo, artista meraviglioso.
INFORMAZIONI
2000
Spitfire Records
Hard Rock
Tracklist
1. Brutal Planet
2. Wicked Young Man
3. Sanctuary
4. Blow Me A Kiss
5. Eat Some More
6. Pick Up The Bones
7. Pessi-Mystic
8. Gimme
9. It’s The Little Things
10. Take It Like A Woman
11. Cold Machines
Line Up
Alice Cooper (Voce)
Ryan Roxie (Chitarra)
Bob Marlette (Tastiere, Basso)
Eric Singer (Batteria)

Musicisti Ospiti
Nathalie Delaney (Cori)
Phil X (Chitarra)
 
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