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Thunder - Stage
05/05/2018
( 1034 letture )
Regala sempre una certa soddisfazione constatare lo stato di salute dei ritrovati Thunder. La band inglese non ha certo dato nel tempo l’impressione di aver mai ottenuto più di quanto meritasse, anzi. All’impressione che con i primi tre album, rilasciati nei fatidici anni dal 1990 al 1995, il gruppo fosse destinato ad esplodere ai massimi livelli, tanto che si vociferò di un interesse di David Coverdale verso Luke Morley per i suoi Whitesnake, seguì un periodo decisamente non negativo, ma tutto sommato di secondo piano, che condusse poi al primo scioglimento della band nel 2000, proprio a causa di una insofferenza nei confronti di una carriera che sembrava essersi congelata e incapace di evolversi. Alla reunion del 2002 seguirono poi un ulteriore scioglimento nel 2009 e un nuovo ritorno che si concretizzò con l’uscita di Wonder Days nel 2015 al quale ha fatto seguito Rip It Up nel 2017. Da notare come entrambi gli album siano rientrati nella Top Ten inglese, ad oltre venti anni di distanza dai fasti iniziali. Che la band abbia ritrovato grinta e smalto lo testimonia quindi non solo un ritrovato feeling col pubblico, ma anche il gran numero di concerti che il gruppo continua ad offrire e dai quali viene quindi estratto un nuovo live ufficiale, il qui presente Stage.

Registrato nella sera del 24 marzo 2017 alla Motorsport Arena di Cardiff, Stage si presenta quindi come un unico concerto, estratto da una sola esibizione. Un aspetto questo che testimonia non solo il legame col proprio pubblico che infiamma letteralmente lo show, cantando a più riprese con Bowes, con un entusiasmo che fa davvero volare l’esibizione e l’ascolto, ma anche e soprattutto l’estrema sicurezza in sé di una band che si prende il lusso di non mettere su disco le “migliori” versioni dei brani, registrate in serate diverse, ma punta tutto sulla singola esibizione. Il risultato è un live vero, di quelli che non si sentono più, con qualche errorino, qualche coro non proprio perfetto, ma in compenso una resa micidiale, pura e potente, di una band che gira come un orologio. Maestri di cerimonia sono il duo Bowes/Morley, il primo spigliato e coinvolgente frontman dalla spettacolare voce, il secondo praticamente quasi autore unico di tutti i brani e chitarrista ritmico/solista che non teme confronti, anche in tema di “tocco”, come confermano le ballad sparse qua e là. Ma il live permette anche di apprezzare la versatilità di Matthews, che passa da chitarra a tastiera ed organo con grande scioltezza, la precisione di Childs e la potente esattezza di Gary James dietro le pelli. Che i Thunder siano una band per certi versi “antica” nell’approccio e nelle soluzioni lo conferma tanto la musica, classico hard rock inglese di ottima fattura e nessuna sorpresa, quanto questi piccoli particolari, con tutto il repertorio dell’esibizione live vecchio stampo: si battono le mani, si canta insieme, si salta, si balla, c’è il momento ballad, il pezzo tirato, il pezzo blues e via discorrendo. In ogni caso, la prima cosa che colpisce, come accade spesso in un live, è la scaletta. Che il gruppo creda negli ultimi due dischi è evidente, che su sedici brani presentati, nove siano estratti proprio da questi, è affatto scontato. Se ci aggiungiamo che dei restanti sette, cinque sono estratti dal primo Backstreet Symphony, si capisce come il gruppo abbia voluto in toto stabilire un ponte ideale tra passato e presente, lasciando quasi nulla a tutta la parte centrale della carriera, ben rappresentata comunque dalle precedenti uscite dal vivo del gruppo. A dirla tutta, la totale assenza di brani da Laughing on Judgement Day che, a conti fatti, resta il più grande successo del gruppo e forse anche il disco nel complesso più bello, stupisce un poco. Va da sé che l’estrema coerenza stilistica mantenuta in tutte le uscite discografiche della band e il livello più o meno costante delle stesse, non mette in grande pericolo la riuscita del disco, anche con una scaletta così sbilanciata. Di fatto gli ultimi brani si legano perfettamente ai primi, senza alcuna discontinuità e la qualità delle composizioni resta comunque buonissima, a conferma probabilmente proprio dell’intento della band di esaltare quanto fatto ultimamente. Arrivando all’esibizione vera e propria, sicuramente la versione DVD regala emozioni superiori in termini di coinvolgimento visivo ed emotivo, consentendo peraltro di godere della composizione intergenerazionale del pubblico di Cardiff, nel quale veramente possiamo vedere famiglie, padri e figli, madri e sorelle, assistere allo show di questi energici vecchietti dai capelli grigio/bianchi, affatto domi. La sala è strapiena è vedere la folla che batte le mani sul riff di The Enemy Inside, che segue l’ottima opener No One Gets Alive, perfetta per scaldare gli astanti, è davvero emozionante. La regia è degna di un documentario e la fotografia di altissimo livello, così come mixaggio e produzione, di livello altissimo. Da notare la divisione tra i due solisti, con Morley sulla sinistra e Matthews sulla destra. Nella versione dal vivo, si apprezza moltissimo la maggior propensione rock e blues del gruppo. Bowes come detto è un vero mattatore e la sua bellissima voce, seppure ricorra con sempre minor frequenza allo spettro più alto della propria estensione, non ha perso in brillantezza ed espressività, toccando comunque note molto alte, con un calore e una quantità di coloriture splendide. Anche in questo senso, la scuola inglese inaugurata dal mai troppo lodato Paul Rodgers, risplende di una tradizione strepitosa. Resurrection Day sembra un brano di Bryan Adams e il coro del pubblico alla fine ne conferma la grande presa dal vivo. La ballad Right from the Start permette di apprezzare sia le grandi doti di performer di Bowes, che l’abilità di Matthews al piano e il tocco meraviglioso di Morley alla solista. Certo sonorità così soft non sono per tutti ma il lungo e sentito assolo di Morley dovrebbe mettere tutti d’accordo. Il gruppo mantiene una certa staticità dal vivo e d’altra parte sarebbe strano vedere dei sessantenni correre da una parte all’altra del palco (a meno di chiamarsi Iron Maiden, in effetti), ma non si lesinano davvero sudore ed intrattenimento e su Backstreet Symphony la folla esplode letteralmente, con un Gary James implacabile, un maledetto metronomo. Tempo per Childs di mettersi un po’ in mostra e sono prima Higher Ground e poi, soprattutto, In Another Life a gratificare il bassista, attorno al quale entrambi i brani si reggono, con la prima cantata sul refrain dal pubblico I don’t want to spend my whole life in this town!. Le note soul e blues della seconda sono invece terreno di caccia per Bowes e per l’organo di Matthews, un piacevolissimo intermezzo che mostra come i Thunder siano anche capaci di svariare inserendo qualcosa di inatteso nella loro consolidata proposta. Altri momenti topici del concerto sono indubbiamente l’ottima e giustamente dilatata Don’t Wait for Me, altro lento blues esaltato dalla grande interpretazione della band, con un Morley al massimo livello, intervallato dalle più movimentate The Thing I Want e Rip It Up e la semi ballad Love Walked In, grande successo e classico dei Thunder. Ci avviciniamo alla parte finale del disco con la divertente I Love You More Than Rock’n’Roll, sporca e viziosa come sarebbe se i primi Whitesnake l’avessero composta quarant’anni fa. Il finale è riservato a una grande versione di Wonder Days, canzone che stupirà per le tante coloriture offerte lungo tutta la parte centrale e a She Likes the Cocaine, nella quale il gruppo viene raggiunto sul palco dalla bella e strepitosa Lynne Jackaman, una voce e una presenza che non fanno rimpiangere la Tina Turner dei tempi eroici e un acuto finale semplicemente pazzesco. Chiude l’immancabile Dirty Love, dieci minuti di trionfo rock.

Come nella migliore tradizione delle esibizioni dal vivo, il DVD offre senz’altro un coinvolgimento che il solo doppio dal vivo in CD non riesce a raggiungere, considerando anche la divertente ed interessante mezz’ora riservata alle interviste. Eppure, per chi sceglierà comunque la sola versione audio, la soddisfazione non sarà affatto inferiore. Siamo al cospetto di una esibizione di grande livello, sotto tutti i punti di vista. Certo la scaletta poteva essere concepita in altro modo, ma questo lo si nota più a prescindere, che per eventuali carenze durante l’ascolto. In realtà, la musica va via con piacere dall’inizio alla fine e non sembra proprio di avere a che fare con degli attempati signori sulla breccia ormai da trent’anni e che proprio negli ultimi tempi sembrano aver ritrovato il piacere non solo di suonare sul palco, ma anche di comporre grande musica. Stage è il classico acquisto obbligatorio se siete fan dei Thunder, se avete apprezzato i loro ultimi lavori e se avete voglia di ascoltare un live vero di una grande band di hard rock. Difficile chiedere di meglio.



VOTO RECENSORE
79
VOTO LETTORI
95 su 1 voti [ VOTA]
Mix
Lunedì 7 Maggio 2018, 20.29.37
2
La recensione invoglia proprio all'acquisto, un pensierino ce lo faccio anche perché i Thunder dal vivo sono sempre stati una garanzia.
Metal Shock
Lunedì 7 Maggio 2018, 13.55.54
1
Penso che non ci sia tanto da aggiungere a quanto detto nella recensione: semplicemente la miglior band hard rock inglese degli ultimi trent'anni tanto in studio quanto live. Fenomenali!!!!
INFORMAZIONI
2018
earMUSIC
Hard Rock
Tracklist
1. No One Gets Out Alive
2. The Enemy Inside
3. River of Pain
4. Resurrection Day
5. Right from the Start
6. Backstreet Symphony
7. Higher Ground
8. In Another Life
9. The Thing I Want
10. Don't Wait for Me
11. Rip It Up
12. Love Walked In
13. I Love You More Than Rock’n’Roll
14. Wonder Days
15. She Likes the Cocaine
16. Dirty Love
Line Up
Danny Bowes (Voce)
Luke Morley (Chitarra, Cori)
Ben Matthews (Chitarra, Tastiera, Campanaccio su traccia 13, Cori)
Chris Childs (Basso, Cori)
Gary “Harry” James (Batteria, Percussioni)

Musicisti Ospiti
Lynne Jackaman (Voce su traccia 15)
 
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