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Mark Lanegan - Whiskey for The Holy Ghost
06/05/2018
( 643 letture )
Quando Mark Lanegan, cantante e chitarrista degli Screaming Trees, decise di intraprendere un progetto solista, nessuno aveva l’assoluta certezza, nonostante una più che discreta carriera con la propria band, che si sarebbe dimostrato altrettanto valido in un ambito differente dal grunge. Arrivò quindi a pubblicare il primo album, The Winding Sheet, che pur non raggiungendo livelli di eccellenza si dimostrava comunque un lavoro più che buono, avvalendosi tra l’altro della collaborazione dei futuri Nirvana. Va da sé quindi che il percorso solista di Mark Lanegan vedesse un capitolo successivo, dal titolo Whiskey for the Holy Ghost, il quale farebbe presuppore un’ambientazione western dalle forti tinte oscure, specialmente se si prende in considerazione anche la cover al seguito.

Ipotesi che un po' permane ed un po' svanisce appena si sente l’album, introducendoci sì in un’atmosfera alla Sergio Leone con tanto di fischietti, ma con una connotazione molto più cupa, dettata da un carillon che sembra lasciarci addosso una sensazione alquanto strana. Terminato l’intro, la canzone cambia completamente assetto avvicinandosi molto di più allo spirito del titolo, The River Rise, e proprio come un fiume riesce a cullare l’ascoltatore durante tutta la sua durata. Sul finire della prima canzone quindi si delinea la vera essenza dell’album, un viaggio introspettivo all’interno della mente dello stesso artista, in quel periodo fortemente destabilizzata dalle dipendenze e in una condizione di precario equilibrio. Di conseguenza, la sigaretta e la bottiglia di whisky che primeggiano in copertina assumono una connotazione molto più marcata e sinistra. Un altro esempio può essere la bellissima Pendulum, brano che ripercorre le strade battute da Johnny Cash, dove le liriche malinconiche si sposano con le inflessioni country della chitarra, creando un’atmosfera ovattata e scandendo il momento di riflessione dell’artista. Non mancano passaggi più depressivi come Kingdom of Rain, resa ancor più solenne dall’organo e dall’accompagnamento della voce femminile, mentre sprazzi di luce che fanno presagire un barlume di speranza si possono intravedere in Sunrise ed El Sol. In Borracho si esce dagli schemi tipici del pattern, riemerge la componente grunge dell’autore rendendola a conti fatti la canzone più simile agli standard degli Screaming Trees, con le sfuriate rabbiose e la voce rauca che contribuiscono a richiamare l’ubriachezza del titolo. Nella bellissima Carnival emerge il violino suonato da Dave Kruger, in grado di far risaltare la canzone, così come altrettanto bella è Ride the Nightingale, all’interno della quale si può riscontrare un nichilismo tipico delle composizioni di Jeff Buckley.

Uscito dopo quattro anni a distanza del debutto, Whiskey for the Holy Ghost riuscì a bissare il successo del predecessore e a superarlo, tanto che non c’è in realtà un singolo episodio che emerga sugli altri, ma tutte le canzoni si mantengono su ottimi livelli legati perfettamente tra loro. Una qualità che permette quindi allo stesso Lanegan di creare dei buoni presupposti per la futura carriera solista. In seguito il suo problema di dipendenza da droga ed alcol diventerà sempre più opprimente, tanto da portare allo scioglimento degli Screaming Trees, dopodichè il musicista inizierà la cura per disintossicarsi ed entrerà nei Queen of the Stone Age, sebbene le due cose appaiano in contrasto tra loro. Per quanto riguarda la carriera solista, le sue creazioni passeranno sotto il monicker Mark Lanegan Band, che continuerà fino ai recenti Phantom Radio e Gargoyle. Questa però rimane ancor oggi con tutta probabilità la sua miglior realizzazione discografica, tanto da poter rivaleggiare con i moltissimi lavori contemporanei, vantando dalla sua una varietà non semplice da riscontrare in tutti i suoi colleghi, combinando perfettamente tra loro elementi rock, rudimenti blues e sprazzi di country senza che una parte prevalga sull’altra. Facile accostarlo a Leonard Cohen o a Tom Waits per via della dimensione stilistica, e sebbene il confronto con i due mostri sacri sia scomodo per chiunque troverebbe comunque modo di non sfigurare. Da ascoltare più e più volte, magari con un buon whiskey sul tavolo.



VOTO RECENSORE
84
VOTO LETTORI
83.8 su 5 voti [ VOTA]
VomitSelf
Giovedì 7 Giugno 2018, 0.43.09
6
Capolavoro. La voce del Diavolo.
Carmine
Venerdì 11 Maggio 2018, 12.41.59
5
Ce l'ho in cuffia da diversi giorni, bella scoperta. Grazie Fabio!
InvictuSteele
Martedì 8 Maggio 2018, 21.29.53
4
Artista immenso, da lacrime.
Rob Fleming
Martedì 8 Maggio 2018, 18.41.58
3
Una voce che fa autenticamente la differenza. E sino a I'll take care of you (capolavoro) non ha sbagliato niente
Testamatta ride
Martedì 8 Maggio 2018, 16.22.35
2
Fuoriclasse
Blessed
Lunedì 7 Maggio 2018, 21.08.01
1
Disco stupendo di un artista immenso. Recensione più che giusta e forse per il voto si poteva anche osare qualche decimale di più. Da avere.
INFORMAZIONI
1994
Sub Pop Records
Alternative Rock
Tracklist
1. The River Rise
2. Borracho
3. House a Home
4. Kingdoms Of Rain
5. Carnival
6. Riding the Nightingale
7. El Sol
8. Dead On You
9. Shooting Gallery
10. Sunrise
11. Pendulum
12. Judas Touch
13. Beggar’s Blues
Line Up
Mark Lanegan (Voce, Chitarra)
Mike Johnson (Chitarra, Organo, Armonica, Piano)
Frank Cody (Organo, Piano)
Dave Krueger (Violino)
Krisha Aguerot (Coro)
Sally Barry (Coro)
Kurt Fedora (Basso)
Bil Sparks (Basso)
Ted Doyle (Batteria)
 
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