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Palace of the King - Get Right With Your Maker
10/05/2018
( 335 letture )
Giunti alla loro quinta uscita discografica ed al terzo album completo, gli australiani Palace of the King ribadiscono e rinvigoriscono la loro fama di band stradaiola e con pochi fronzoli. Nati nel 2012, propongono una miscela musicale basata sulla lezione degli anni 60 e 70, fatta quindi di blues, soul, hard rock, qualche tocco metal e robuste iniezioni di psichedelia. In questo lasso di tempo si sono conquistati una fama piuttosto solida in patria, basata su un elevato e costante numero di esibizioni live in ogni angolo del Continente, ma non hanno certo lesinato apparizioni altrove ogni volta che è stato possibile, tanto da aver terminato pochi giorni fa un tour europeo. Il qui analizzato Get Right With Your Maker rappresenta per loro un interessante step di maturazione, ma anche un'occasione non del tutto sfruttata.

Registrato nelle pause durante gli spostamenti per i concerti e quindi in varie sessioni, Get Right With Your Maker è stato poi rifinito da Machine (Clutch/Crobot) presso The Machine Shop in Texas prima e da Liam Jenkins nei Somedays Studios a New York poi. Decisamente psych la bella copertina, che descrive solo in parte le sfaccettature del gruppo che, oltre a quelle prima citate, includono anche delle tracce funky. Band vecchia scuola sia nella musica che nell'atteggiamento verso il mestiere (leggi: molto tempo per la strada e sui palchi e poco in studio), i Palace of the King divertono e si divertono. L'album parte decisamente bene e, per tutta la prima parte, riesce ad essere davvero coinvolgente. Almeno a patto di non far caso alle citazioni, ai rimandi ed alle strizzatine d'occhio ad un'infinità di band più o meno storiche. Da I Am the Storm, l'indovinatissimo singolo principale scelto per rappresentare il lavoro -grande atmosfera psych e bel ritornello- ed almeno fino a Move Through the Fire, l'album si snoda bene. Passando dall'heavy-Rock'n'Roll di It's Been a Long Time Coming al ritmo di Sold Me Down the River prima e dal blues acidissimo di A Dog With a Bone a quello più americano di Said the Spider to the Bird, per giungere poi proprio a quello lascivo di Move Through the Fire, il CD risulta quantomeno soddisfacente. Da lì in poi le cose si inceppano un po', ma non per particolari demeriti del resto della scaletta, quanto perché tutto si fa troppo prevedibile e le rimanenti canzoni sembrano quindi semplicemente normali. Questo provoca inevitabilmente una certa assuefazione nell'ascoltatore, che limita la godibilità complessiva dell'opera. The Serpent sfrutta ancora la formula blues più anni 60 e le chitarre effettate, ma non graffia come potrebbe, mentre Horizon è un Hard Rock/Blues vagamente zeppeliniano che soffre dello stesso problema, così come la più cazzuta e "ribassata" Fly Like an Evil. La chiusura con Back On My Feet Again è più efficace, anche se si tratta sempre di sfruttare con cognizione di causa le stesse fonti d'ispirazione, ma con una piccola sorpresa. Al minuto 3,40 il brano sembra terminare, ma dopo un vuoto di parecchi secondi, al minuto 4,50 comincia invece una nuova canzone. Una ballata delicata ed ancora una volta di ispirazione zeppeliniana, usando così l'espediente dell'hidden track in voga negli anni ai quali i Palace of the King fanno riferimento.

Album più maturo di quelli che lo hanno preceduto, Get Right With Your Maker è maggiormente equilibrato, ma anche più costruito rispetto ai precedenti; e si sente. La carica di verità della musica dei Palace of the King non si è persa, ma l'aumentata capacità di scrivere ha paradossalmente reso tutto un po' più palesemente citazionista. Non che in precedenza non lo fossero, ma l'immaturità relativa con la quale affrontavano gli arrangiamenti rendeva tutto più da cantina e certe "appropriazioni musicali" passavano in cavalleria. Adesso, invece, questa minor sensazione di improvvisazione mette più in luce i richiami talvolta pedissequi a tutto ciò che sta tra Lez Zep; AC/DC, il blues americano e la voglia di divertirsi con una birra, una ragazza e tanta musica; anche nei testi. Così, capita durante l'ascolto di andare con la mente ai maestri, più che a questi pur bravi allievi. Tuttavia, i Palace of the King sono bravi e Get Right With Your Maker è un discreto lavoro, ma questi australiani possono davvero fare di più.



VOTO RECENSORE
72
VOTO LETTORI
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Metal Shock
Giovedì 10 Maggio 2018, 6.17.07
1
Non li conoscevo ed ignoro gli altri loro dischi ma questo è una piacevole sorpresa. Hard rock anni 70' con ottima voce con l'unico difetto è un'eccessiva etereonogita' e come detto in recensione nella seconda parte cala un po'. Fosse stato tutto come l'iniziale I am the storm sarebbe stato un gran disco ma certi brani come It's been a long....., acdciana fin troppo, mi hanno fatto storcere il naso. Possono crescere, per adesso dico 70/75.
INFORMAZIONI
2018
Golden Robot Records
Hard Rock
Tracklist
1. I Am the Storm
2. It's Been a Long Time Coming
3. Sold Me Down the River
4. A Dog With a Bone
5. Said the Spider to the Bird
6. Move Through the Fire
7. The Serpent
8. Horizon
9. Fly Like an Evil
10. Back On My Feet Again
Line Up
Tim Henwood (Voce, Chitarra)
Sean Johnston (Chitarra, Tastiere)
Anthony Licciardi Garcia (Basso)
Travis Dragani (Batteria)
 
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