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Lords of Black - Icons of the New Days
11/05/2018
( 1565 letture )
Possiamo solo immaginare quale sia lo stato d’animo che alberga all’interno di Ronald “Ronnie” Romero da tre anni a questa parte, un vorticoso insieme di sensazioni che forse nemmeno lui saprebbe spiegare: per i più distratti, ma si tratta di una distrazione grave, ci stiamo riferendo al trentaseienne cantante cileno arruolato da Sua Altezza Ritchie Blackmore nel 2015 per ricoprire il ruolo di vocalist all’interno di una interessante “nuova” band heavy messa in piedi per alcuni concerti in Inghilterra e in Germania, alcuni dei quali addirittura immortalati, registrati e messi in commercio. Già fermandosi qui la notizia ha dell’incredibile perché il vecchio Ritchie aveva dichiarato a più riprese di non essere interessato ad un ritorno a sonorità dure, preferendo cullarsi tra le atmosfere acustiche del proprio progetto in sinergia con la moglie; invece, precisamente il 6 novembre 2015, ecco l’annuncio bomba: si riformano gli storici Ritchie Blackmore’s Rainbow con una formazione inedita che vede proprio il nostro Romero alla voce assieme al tastierista degli Stratovarius Jens Johansson e al batterista e bassista dei Blackmore’s Night. Ovviamente di storico è rimasto il monicker e la presenza del maestro delle sei corde, il resto è una totale novità e anche un’incognita, poiché non è scontata la buona riuscita dell’operazione. Ciò comunque non toglie l’incredibile emozione che avrà provato Ronnie, il quale nemmeno era nato quando un altro Ronnie si faceva conoscere al grande pubblico proprio nella prima incarnazione di questo progetto e il quale deve avere qualcosa di speciale per essersi meritato una chiamata simile. Egli è attivo dal 2014 con i Lords of Black, interessante band sorta da un paio di costole dei conterranei Saratoga, vale a dire il chitarrista (e bassista in studio) Tony Hernando e il batterista Andres “Andy” Cobos. Arruolato Romero si parte con il debut omonimo che fa intravedere le loro grandi potenzialità, grazie ad un heavy classico, a tratti catchy e con alcuni elementi prog, a cui fa seguito II che alza decisamente l’asticella e pone il gruppo tra i più talentuosi della nuova generazione. Nel mentre, l’ingaggio del cantante da parte di Blackmore porta notorietà e hype attorno ai Lords of Black e le eccellenti prestazioni in sede live non fanno che confermare l’attenzione generale verso il nuovo gruppo di punta della nostrana Frontiers Music.

Icons of the New Days è la loro nuovissima uscita, prodotta e mixata come la precedente dal grande Roland Grapow degli Helloween con la collaborazione di Hernando e mantiene le grandi attese da parte di fan e addetti ai lavori confermandosi su livelli notevoli. Ne hanno fatta di strada i Nostri dal debutto ad oggi, una crescita costante che ha visto protagonista soprattutto la fase compositiva e d’ideazione della struttura-canzone; non che ci fosse bisogno di un enorme miglioramento giacché la qualità era fin da subito sotto gli occhi di tutti, espressa sotto le sembianze di un metal raffinato e mai banale in grado di far breccia sin da subito nell’animo dell’ascoltatore, ma i Lords of Black hanno saputo evolversi senza perdere l’habitus che li ha sempre contraddistinti e rendere plurime le vie di sbocco per arrivare al risultato: esempio lampante di quanto appena detto è la conclusiva All I Have Left, undici minuti che si stagliano quasi perfettamente partendo da un arpeggio acustico sorretto dalla stentorea voce di Romero che si trasforma subito nel riff portante del pezzo entrando in un’atmosfera pregna di quell’epicità atipica che troviamo in alcune creazioni maideniane, specialmente nell’ultimo The Book of Souls; la parte centrale è invece dominata da un assolo classicissimo di Hernando, che in seguito si unisce in sovrapposizione ad un’altra traccia di chitarra ribassata per poi lasciare ciclicamente il campo al tema iniziale. Comporre una traccia così lunga senza annoiare denota gran sicurezza nei propri mezzi e soprattutto rende manifesto senza tema di smentita il talento presente nel gruppo. La produzione ha senza dubbio aiutato per quanto riguarda la resa delle tracce; anche ad un ascolto superficiale è difficile non notare la pulizia sonora e il perfetto bilanciamento degli strumenti in questione, soprattutto in relazione alla voce del cantante. Quest’ultima presenta una somiglianza terrificante con quella del compianto Ronnie J. Dio citato nell’introduzione per quanto riguarda il timbro (per veloci riscontri empirici la traccia più indicata è The Way I’ll Remember), mentre in alcuni frangenti riesce addirittura a superarla in potenza e abrasività; ma, come diceva qualcuno, la forza è nulla senza il controllo e il nativo di Santiago di controllo ne ha da vendere, al punto da aver lasciato molti a bocca aperta in questi pochi anni di carriera. Classico esempio di talento fatto fruttare al meglio. La sua è una prestazione grandiosa, al pari di quella di Andy e di Tony, musicisti versatili che si alternano addirittura nel ruolo di tastieristi e ormai navigati compositori, col chitarrista spesso a fare la parte del leone cimentandosi in lunghi e apprezzabili contributi solisti.

Oltre la già citata All I Have Left che mette il sigillo sul platter, sono qui presenti altre undici canzoni che mantengono innalzato il vessillo dell’heavy classico, quello fatto con il cuore e con gli attributi e a cui non servono alcune dosi di innovazione per funzionare, fermo restando che stiamo parlando di tutt’altro che del solito lavoro preconfezionato su misura per compiacere il fan medio. Per corroborare ciò è sufficiente ascoltare King’s Reborn, ossia il punto più alto di Icons of the New Days e traccia capace di compendiare i tipici istinti rabbiosi del genere con un intermezzo chitarristico riflessivo e di gran classe. Senza perdere tempo a descrivere una ad una le composizioni, basti dire che esse sono quasi tutte sullo stesso livello, un livello sicuramente medio-alto che non potrà lasciare deluso nemmeno il fan più ambizioso e consolida il nome Lords of Black alle altitudini che ad esso competono. Nonostante sia difficile trovare in loro difetti oggettivi che esulino da gusti personali, è sempre valida l’esortazione a non interrompere la crescita, a non ritenersi arrivati troppo in fretta poiché così facendo si rimarrebbe un ottimo gruppo come ce ne sono tanti; invece sono probabilmente presenti potenzialità per raggiungere l’eccellenza, quella sì accezione riservata a pochi e possibile meta finale per il gruppo spagnolo.



VOTO RECENSORE
83
VOTO LETTORI
83.87 su 8 voti [ VOTA]
Magus79
Domenica 8 Luglio 2018, 18.14.51
10
Come il precedente II, anche questo è rovinato dalla produzione, compressa in maniera esasperata, tutti i suoni sono sparati a livelli da male alle orecchie, il risultato è che non c'è un minimo di dinamica, anche per questo i brani tendono ad assomigliarsi fra loro, ma io dico, ma questi li ascoltano i loro dischi? È da criminali registrare un disco così, la cosa che mi fa più incazzare è che con una produzione fatta bene sarebbe un gran disco, e non ditemi che tutti i dischi oggi sono compressi, il che è vero, ma le cose vanno fatte con criterio, si puo fare anche senza togliere completamente la dinamica, qui è stato fatto veramente alla c###o di cane.
entropy
Lunedì 2 Luglio 2018, 13.36.12
9
Secondo me nel suo genere (power/heavy) quest'album è tra i migliori degli ultimi 2/3 anni. Così come il precedente.
HeroOfSand_14
Martedì 5 Giugno 2018, 20.37.12
8
Band che mi piace ma che non sempre mi convince appieno. Chiariamoci: strumentisti eccellenti (Hernando è pazzesco), un cantante come Romero che è assolutamente incredibile e buone melodie, ma mi manca un qualcosa che mi faccia strappare i capelli. Dal mio punto di vista manca il brano di punta, il capolavoro, e quello che sento è che tutti i brani più o meno si assomigliano e non trovo picchi di livello. Lo stesso discorso potrei farlo per il loro album precedente II, che ascoltati tempo fa e che mi diede lo stesso effetto. Visti dal vivo devo dire che coinvolgono molto e Romero è veramente un cantante strepitoso anche live, ma il cantato che usa in questa band lo trovo spesso "piatto", senza picchi emotivi o acuti (che sa fare, basta sentire il finale di Falling per esempio) che cambino le linee vocali. Paradossalmente apprezzo molto questa band nelle cover (Innuendo è grandiosa, Tears Of A Dragon anche), dove Ronnie mostra tutte le sfumature del suo timbro più che nei brani inediti. Comunque band da ascoltare e supportare perchè potrebbe essere una di quelle di cui sentiremo parlare molto in futuro
xXx
Sabato 19 Maggio 2018, 10.00.43
7
favolosi. onesto, anche io li ho scoperti da qlke giorno. tanta roba!
Nòesis
Giovedì 17 Maggio 2018, 18.04.39
6
Allora sono onorato di aver contribuito all'ampliamento delle tue conoscenze Per quanto riguarda i lords of black ancora non ho sentito un parere negativo su di loro, un motivo ci sarà
Radamanthis
Giovedì 17 Maggio 2018, 15.33.20
5
Sinceramente li ho scoperti grazie a questa recensione. Da lì mi è salito l'interesse e il tubo ha fatto il resto. Ascoltati con attenzione dopo aver rimediato sia questo disco che il precedente II. Album favolosi, qualità veramente eccelsa. Proprio ieri io e Mauro Paietta qui sotto massaggiavamo circa questa band e la sua qualità. Quoto il commento qui sotto in toto.
Mauro Paietta
Giovedì 17 Maggio 2018, 8.10.07
4
Scoperti da poco purtroppo (dato che hanno suonato già in Italia diverse volte). Semplicemente favolosi. Sono tornato agli anni 90 quando scoprire band mostruose e da brividi era la normalità. Romero incredibile ma tutta la band ed i brani sono notevolmente sopra la media.
Enomis
Venerdì 11 Maggio 2018, 11.16.05
3
Che grandi, nel panorama Heavy classico credo siano i migliori di questa nuova generazione. Li seguo con molto interesse!
AndreA
Venerdì 11 Maggio 2018, 10.19.18
2
Che gran voce! Spettacolare.
Metal Shock
Venerdì 11 Maggio 2018, 6.19.28
1
Album meraviglioso per una band dal futuro e presente assicurato (a meno che il pubblico non li degni di attenzione, il che non mi stupirebbe). Il gruppo gira a pieno regime: sezione ritmica che pulsa come Dio comanda, Hernando che alla chitarra tira fuori riff ed assoli stupendi e poi c'è lui: Ronnie Romero fuoriclasse assoluto toccato dalla mano di Dio, Ronnie James ovvio!!! Disco senza punti deboli, anche i brani più lunghi coinvolgono e sembrano più corti......Non ho più aggettivi, anzi si: avevo detto che il nuovo dei Riot V era il disco dell'anno ma questo lo batte!! Voto 90!!
INFORMAZIONI
2018
Frontiers Music
Heavy
Tracklist
1. World Gone Mad
2. Icons of the New Days
3. Not in a Place Like This
4. When a Hero Takes a Fall
5. Forevermore
6. The Way I’ll Remember
7. Fallin'
8. King’s Reborn
9. Long Way to Go
10. The Edge of Darkness
11. Wait No Prayers for the Dying
12. All I Have Left
Line Up
Ronnie Romero (Voce)
Tony Hernando (Chitarra, Basso, Tastiere nelle tracce 1, 5, 8 e 10)
Andy C. (Batteria, Tastiere nelle tracce 2 e 3)

Musicista Ospite:
Victor Diez (Tastiere nelle tracce 6 e 7)
 
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