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Destroyer 666 - Unchain the Wolves
12/05/2018
( 628 letture )
Dalla calda Australia, a farsi portatori del gelo e dell'odio tipici della nera fiamma ci pensano i Deströyer 666, storica formazione che spesso negli anni è stata al centro di critiche e polemiche in particolare a causa di alcuni comportamenti e presunte ideologie del leader K. K. Warslut, certamente un personaggio controverso che ha saputo attirare su di sé l'attenzione in più di un'occasione.
Fondati nel 1994 inizialmente come one-man band proprio da Warslut, unico membro fondatore e vero e proprio punto cardine del progetto, i Deströyer 666 si sono fin da subito distinti per il loro stile che affonda certamente le proprie radici nel black metal di inizi Novanta, ma in cui è altrettanto facile riscontrare influenze death e soprattutto thrash metal. Nei primi due anni di attività, la demo Six Songs With the Devil e l'EP Violence is the Prince of the World tracciarono già a grandi linee la strada che questa formazione percorrerà per molti anni, seppur con uno stile ancora non del tutto definito; in particolare si può intuire come per la stesura di questi primi lavori sia stata di fondamentale importanza la precedente esperienza di Warslut nei Bestial Warlust, pionieri del cosiddetto war metal in terra d'Oceania, con cui registrò il debutto Vengeance War 'Till Death. In queste prima uscite cominciarono a delinearsi anche le tematiche classiche dei testi del combo, a loro volta spesso controverse (e non a caso frutto del lavoro di K. K. Warslut), che caratterizzeranno la produzione degli australiani anche negli anni a seguire. A farla da padroni infatti sono temi come satanismo, guerra e nichilismo, affrontate con una rabbia e animate da un odio viscerali.

Il debutto sulla lunga distanza Unchain the Wolves, uscito nel 1997 per la Modern Invasion Music, continua quindi su questa via e ci presenta una band in parte già matura e aiutata in questa sede da suoni e produzione migliori rispetto agli esordi. La copertina, anch'essa al centro di critiche (a parere di molti infondate) che vedrebbero nel lupo bianco che sbrana una preda dal colore scuro una specie di metafora a sfondo razzista, sembra già una dichiarazione di intenti ed esprime al meglio la ferocia che caratterizzerà l'intero platter.
Aprire un album, un debutto per di più, con una canzone come Genesis To Genocide è una scelta coraggiosa, forse persino azzardata, eppure allo stesso tempo essa si rivela azzeccata in pieno. L'intro oscura e maestosa, il riffing cattivo e affilato, la voce rauca e malvagia che incita ad unirsi alla battaglia che infuria, gli assoli al fulmicotone, il finale dall'incedere più lento ed epico sono elementi che vanno a formare una canzone capace di unire atmosfere epiche e malvagie allo stesso tempo, che lasciano l'ascoltatore inerme e senza parole. Ci troviamo davanti probabilmente ad uno degli apici assoluti della carriera del combo di Melbourne, il classico capolavoro che da solo vale l'acquisto dell'intero disco.
Si cambia leggermente registro con le furiose Australian and Anti-Christ e Satan's Hammer due blasfemi gioielli di black/thrash senza compromessi, con tempi velocissimi a farla da padrone ed assoli di chitarra da paura. Per tutta la durata del platter risulta evidente come questi ultimi rappresentino un elemento importantissimo nel sound della band, sia quando sono più controllati e quasi melodici, sia quando si fanno caotici e incalzanti.
La chitarra acustica che introduce Tyranny fa da preludio ad un'altra fantastica canzone, in cui i tempi si fanno più lenti, dando vita ad un mid-tempo in cui ancora una volta la coppie d'asce Warslut/Shrapnel compiono un egregio lavoro, e fa nuovamente capolino il freddo suono della tastiera. E dopo la furia incontrollata di Six Curses From a Spiritual Wasteland, in cui Ballistic Howitzer si lancia addirittura in blast beat violentissimi, arriva il momento dell'altra colonna portante del disco, la titletrack Unchain the Wolves. Alle onnipresenti chitarre, obbligatoriamente distorte, si aggiungono ora delle tastiere stavolta dal suono quasi etereo, prima che la furia primigenia scatenata dal gruppo si abbatta di nuovo sull'ascoltatore e lo annichilisca con un ritornello semplice, scarno, che si stampa immediatamente in testa. Altri dieci minuti e rotti che non lasciano affatto annoiati, anzi se è vero che l'appetito vien mangiato, la voglia di massacro sonoro è più forte che mai, e allora la band ci accontenta congedandoci prima con il thrash cattivissimo di Damnation's Pride e infine con la gelida solennità di Onward to Arktoga, maestosa ma quasi malinconica al contempo, che si va a chiudere infine con le stesse solitaria nota di tastiera che ci aveva accolto all'inizio di questo viaggio, come la perfetta conclusione di un ciclo.

È indubbio, quindi, che ci troviamo davanti ad un capolavoro di dimensioni enormi che, pur essendo a volte lasciato in secondo piano dai più, non ha assolutamente nulla da invidiare a molte uscite coeve, grazie soprattutto ad uno stile personale ed un songwriting ed un'esecuzione di livello assoluto. L'abilità del combo di passare da una certa atmosfera ad un'altra con perfetta naturalezza e tutte le qualità già insite in questo debutto verranno riproposte con altrettanta bravura anche nelle uscite successive, dallo storico Phoenix Rising fino ad arrivare al più recente Wildfire, passando per Cold Steel...For an Iron Age e Defiance, tasselli che vanno a comporre una carriera di tutto rispetto, per un gruppo che forse ancora non ha finito di stupirci.

Set the night on fire!



VOTO RECENSORE
88
VOTO LETTORI
79.33 su 3 voti [ VOTA]
sicktadone
Venerdì 18 Maggio 2018, 18.52.56
11
Disco superbo e per me da 100 per il valore affettivo. Una delle più belle copertine di sempre.
enry
Venerdì 18 Maggio 2018, 16.53.56
10
Negli anni 90 me li ero filati poco, ho recuperato fortunatamente dopo, gran disco preso grazie alla ristampa del 2015...85 in numeri.
God of Emptiness
Giovedì 17 Maggio 2018, 22.18.49
9
Davvero una perla questo album ma non so mai decidere tra i primi tre quale sia io mio preferito 😈 forse phoenix Rising e cold stell se la giocano per il podio e questo subito sotto. Per me un 90. Suggerirei di riscoprire i Bestial Warlust a questo punto 😉
Tatore
Giovedì 17 Maggio 2018, 17.04.49
8
@Alessio Gran pezzo...peccato non l'abbiano riproposto al concerto dove hanno comunque preso 2-3 canzoni da questo capolavoro, tra cui 'Australian and Anti-Christ'
Alessio
Giovedì 17 Maggio 2018, 16.13.23
7
@Tato, unchain the Wulf, unchain the Wulf, unchain the wulf. Che bomba!
Tatore
Giovedì 17 Maggio 2018, 15.53.38
6
Ascoltati per la prima volta un paio di anni fa e proprio con questo album, mi hanno conquistato. Dal vivo sono micidiali!
Luca
Mercoledì 16 Maggio 2018, 18.24.52
5
Grande gruppo
ObscureSolstice
Martedì 15 Maggio 2018, 22.18.36
4
Atroce. E' un disco che ti aggredisce
lisablack
Domenica 13 Maggio 2018, 12.31.09
3
Quoto Alessio riguardo i Bestial warlust, intanto bel debutto questo tra i migliori dei Destroyer 666, band che adoro..anche l'ultimo EP mi è piaciuto molto.
Pacino
Domenica 13 Maggio 2018, 11.35.15
2
Grande debutto, una delle mie band preferite. Voto 91
Alessio
Sabato 12 Maggio 2018, 12.38.15
1
Esordio col botto dei Destroyer. Uno di quelli che preferisco di loro. Giusto anche mettere una nota sui Bestial Warlust veri precursori nella terra dei canguri. Entrambi i primi lavori dei gruppi li ordinai alla mitica siciliana Nosferatu, che distribuiva modern invasion. Bei tempi quelli.
INFORMAZIONI
1997
Modern Invasion Music
Thrash/Black
Tracklist
1. Genesis To Genocide
2. Australian and Anti-Christ
3. Satan's Hammer
4. Tyranny
5. Six Curses From a Spiritual Wasteland
6. Unchain the Wolves
7. Damnation's Pride
8. Onward to Arktoga
Line Up
K. K. Warslut (Voce, Chitarra, Tastiera)
Shrapnel (Chitarra)
Bullet Eater (Basso)
Ballistic Howitzer (Batteria)
 
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