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King Goat - Debt of Aeons
13/05/2018
( 498 letture )
I bind unto myself
today the strong name of the trinity

Crypt of despair
the old man is there
forming a circle of magic prayers.

(Candlemass, The Well of Souls)

E il resto è storia, lo sappiamo un po’ tutti, grandi e piccini, giovanotti e attempati. Lo sappiamo tutti noi, noi grati all’ugola e al carisma di Messiah Marcolin, come prosegue il brano citato. Già, già, ne siamo al corrente, questa non è la recensione di Nightfall.
Certo, un modestissimo tributo personale, chi sta scrivendo, voleva lasciarlo alla band svedese, ma, se è stata riportata quella citazione, è perché sono state udite (evidentissime) affinità con la band di Stoccolma e con il suo (epic) doom metal, nelle atmosfere create, nel cantato pingue e colmo di pàthos di Anthony “Trim” Trimming, nell’abbigliamento (quasi) analogo a quello del cantante svedese in sede live, e in minor misura, nel riffing. Perché “in minor misura”? Perché non è l’unica formazione svedese (pensate un po’ voi, nel frattempo, a quale potrebbe essere l’altra..) che si scorge in questo lavoro, ma avremo modo di parlarne poi.

Estraiamo (a malincuore, lo so) Nightfall dal lettore e inseriamo questo Debt of Aeons. Ci trasferiamo momentaneamente a Brighton (East Sussex), cittadina balneare situata nel sud dell’Inghilterra, che guarda in direzione delle coste della Normandia. I King Goat sono una formazione (progressive) doom metal a tinte epicheggianti nata nel 2012, e tornano sul mercato discografico con questo nuovo lavoro, dopo l’acclamato primo full-length autoprodotto, Conduit, del 2016. Il combo inglese fa il proprio ritorno relativamente presto, ma questa volta, ed è giusto metterlo in chiaro, sotto l’ala protettrice della nostrana Aural Music, label che sta vivendo un periodo di “notorietà”, rispetto e generale apprezzamento su scala nazionale (e non) nell’ambito dei generi di competenza grazie a band quali Messa (Feast for Water), Arcana 13 (Danza Macabra) e Void of Sleep (New World Order). A questo trio, si aggiungono ufficialmente dal 2018 questi King Goat.
Aggiungiamo inoltre che l’artwork è ad opera di un certo Travis Smith (già autore per Iced Earth, Devin Townsend, Riverside, Anathema, Novembre, Opeth, Katatonia tra gli artisti più noti), e di certo questo fattore non può che far salire il prestigio dell’opera in questione. Che immagini (univoche) genera nella mente questo artwork? Cosa possono far scaturire i colori di quel cielo infuocato e le immagini delle colonne abbattute di un tempio, lì, poste sullo sfondo? Non proprio uno scenario bucolico, ammettiamolo.
Questo lavoro potrebbe essere la colonna sonora che gira su disco scricchiolando, finché assistiamo arresi, inermi e sbalorditi all’Apocalisse, scatenatasi in tutta la sua bellezza sublime e alle sue conseguenze catastrofiche, magari con un calice di vino rigorosamente rosso in mano, per poter godere degli ultimi istanti terreni che ci rimangono. E così sia, scioriniamola dunque questa matassa corposa, che nulla ha in comune con le tre band appartenenti al roster Aural Music citate sopra e che per essere “solo” il secondo disco d’inediti dimostra già una maturità compositiva elevata, da parte della formazione inglese.

Nostalgici di Opeth della prima ora (incluso il sottoscritto) e del trademark dei Candlemassmarcoliniani” (vedi sopra), diciamolo a gran voce per una volta: “accorrete numerosi!” Prima di addentrarci nella descrizione dell’album, ci terrei a chiudere la parentesi aperta all’inizio sulle doti del cantante. Trim è un’autentica forza della natura ed è proprio la sua performance trasversale, ma sempre coerente, a rendere quest’uscita un lavoro indispensabile per gli appassionati afflitti dalla nostalgia per un doloroso (epic) doom metal permeato da elementi progressive presenti qua e là. Se nei passaggi più tragici e teatrali (letteralmente), il singer attinge dalla lezione di Messiah Marcolin (Rapture ed Eremite’s Rest), globalmente si può notare nell’interpretazione dei brani, nella mimesi artistica se vogliamo essere più precisi, l’ombra di uno dei protagonisti del metal del nuovo millennio: Serj Tankian. Esempio rapido: provate a sentire come vengono scandite le parole in Doldrum Sentinels, dallo splendido giro di chitarra che esplode a 2.24 fino alla fine della traccia, o nella conclusiva On Dusty Avenues. E includiamo pure in tutto ciò la capacità del cantante di alternare harsh vocals e growl a sottili clean vocals. In sintesi: un artista completo, non un semplice mestierante.
Debt of Aeons è un lavoro omogeneo, che nonostante una moltitudine di cambi di registro all’interno dei singoli pezzi, ha come punto di riferimento fondamentalmente le atmosfere più plumbee dei Candlemass e i guizzi solisti dei primi Opeth (e Riverside). Cupo e struggente allo stesso tempo è ad esempio l’arpeggio dell’opener Rapture e con l’entrata di Trim ci si ritrova nel bel mezzo di una tragedia greca… ed è subito desolazione, buio e poi calamità. Viene arricchito per due volte dal bridge di Petros, in cui sono più che evidenti i rimandi alla band di Åkerfeldt. La stessa atmosfera pesante si può respirare anche nella successiva Eremite’s Rest, altro lungo brano doom, più movimentato e costruito a mo’ di climax ascendente smorzato nel mezzo dall’assolo dell’abile solista. La titletrack segna una cesura con le prime due tracce. L’apocalisse deve ancora giungere o ha fermato per un attimo la sua furia iconoclasta? Era solo un attimo di tregua, apparente, subito spezzato dal riffing epico e galvanizzante della coppia Joe/Petros. Ancora qualche istante di respiro con la strumentale Psychasthenia, un filler dal sapore psichedelico (manco a dirlo) e poi si entra ufficialmente nella seconda parte del lavoro con il singolo Doldrum Sentinels.

A cool breeze, a dark sky
A short walk to nowhere.


E poi le voci in sottofondo di -... qualcuno è sopravvissuto. La bombastica e tenebrosa On Dusty Avenues conclude questo dramma. Non siamo ai livelli delle tracce precedenti, il brano si consuma come una candela fra una leggera monotonia delle trame chitarristiche, fortunatamente per noi di livello elevato fino a questo momento. Lo stesso non si può dire della prestazione di Trim, anche questa volta lodevole e che potrebbe divenire dopo questa performance, una volta assimilata da cima a fondo, una delle voci protagoniste del doom nei prossimi anni. Complimenti di nuovo, Trim.

Che sentieri imboccheranno i King Goat in futuro? Ammorbidiranno il proprio sound o proseguiranno su questo percorso ibrido, che ha già trovato un proprio punto d’equilibrio? Uno dei pochi difetti riscontrati in Debt of Aeons, che non è proprio un difetto, è l’essere stato pubblicato in prossimità dell’estate. Certo ci sono dei passaggi che colpiscono meno di altri, o altre sequenze a vuoto che allungano leggermente l’opera, manca il pezzo memorabile, manca il fraseggio da brividi che contraddistingue (tutti?) i lavori dei primi Opeth perché si tratta di un lavoro che gravita attorno alla figura del cantante (con i suoi pro e i suoi contro). Ma raramente ci si annoia. Molto raramente. Dicevamo dell’estate, invece. Debt of Aeons è un lavoro che per essere apprezzato pienamente esige le basse temperature, le quali, fidatevi, verranno innalzate prontamente dal timbro del cantante e dal vino rosso.
Qualsiasi siano le loro scelte e il loro destino, auspichiamo innanzitutto in un proseguimento della collaborazione con Aural Music e, ancora una volta, in questo elogio cerimoniale del sublime. A noi non resta che ricominciare da capo questo viaggio e, se possibile, vi invito a riempire di nuovo il calice. Chiudiamo gli occhi.



VOTO RECENSORE
80
VOTO LETTORI
88 su 1 voti [ VOTA]
Giaxomo
Lunedì 14 Maggio 2018, 16.44.30
2
@naoto: d'accordo su tutta la linea. Non ci resta che stare a vedere cosa accadrà...😉
naoto
Lunedì 14 Maggio 2018, 14.09.38
1
Gran lavoro. Personalmente credo che Conduit sia superiore, per impatto dei brani, suono e soprattutto amalgama tra parti strumentali e vocals. Questo secondo disco è ancora più incentrato (come detto dal recensore) sul ruolo del cantante che, a volte, prende il sopravvento.
INFORMAZIONI
2018
Aural Music
Doom
Tracklist
1. Rapture
2. Eremite’s Rest
3. Debt of Aeons
4. Psychasthenia
5. Doldrum Sentinels
6. -
7. On Dusty Avenues
Line Up
Anthony “Trim” Trimming (Voce)
Petros (Chitarra)
Joe (Chitarra)
Reza (Basso)
Jon (Batteria)
 
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