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The Raz - The Raz
13/05/2018
( 340 letture )
La band oggi sottoposta alla nostra attenzione si è formata in un certo senso sul posto di lavoro, poiché due dei propri membri lavoravano per Guitar Center, ovverosia la più grande catena americana di rivendita di strumenti musicali. Nella primavera del 2016 al Guitar Center di Columbia, nel South Carolina, il dipendente e bassista Dale Raszewski incontra il chitarrista Nick Meehan. I due si intendono immediatamente e decidono di fondare un gruppo (il primo forse dopo aver dato un'occhiata ai conti in rosso della multinazionale!), così assoldano un altro dipendente della nota catena, cioè il batterista Andrew Bowers che in seguito verrà sostituito da Adam Shealy. Il cantante David Scott Mcbee conclude il quartetto che ha composto l'album di debutto: l'omonimo The Raz, nome proposto da Nick, il quale si è ispirato ovviamente al cognome dell'amico Dale.

Difficile capire per un non intenditore di arti grafiche se la cover rappresenti al meglio la proposta musicale della band, ma certamente questa donna variopinta con una testa di tigre a mo' di cappello è intrigante ed invita se non all'acquisto perlomeno ad un ascolto dell'album in questione. Una volta schiacciato il tasto play si denota una produzione tendente a risaltare l'ambiente circostante, la sala di registrazione, offrendo un suono naturale, vero, il quale ricorda lavori di gruppi hard rock a cavallo fra '80 e '90 (i Badlands ad esempio). Una buona idea che rimane ancorata all'affezione per la tradizione rock/blues con qualche accortezza nei confronti della sei corde, la quale entusiasma con assolo da togliere il respiro… si fa per dire perché in realtà si riveleranno una vera boccata d'ossigeno all'interno dei vari brani. Le strofe lente di Black Garden rispecchiano quella che è una prassi dell'album: ritmi bassi a risaltare la potenza dei singoli strumenti, in particolare della sezione ritmica col basso sempre pronto a rimarcare e a legare i diversi passaggi delle songs. Anche sulla successiva No One to Blame i The Raz preferiscono concentrarsi sull'impatto acustico degli strumenti e sulla voce del singer, relegando la velocità di esecuzione al solo passaggio finale della chitarra di Meehan. La soluzione solista è la chiave di volta dell'LP e si riaffaccia a più riprese: sul blues nero, caldo e passionale di 13 Years e sulla fase strumentale di Mystery, posta in chiusura e ricreante atmosfere "zeppeliniane". I nostri dimostrano di essere degni esponenti del rock duro su My Woman e No Surprise esplodendo un hard rock in stile West Coast che aumenta decisamente i giri; mentre si concedono una variante retro su Since I Lost You: un brano sprizzante blues da tutti i pori che ricorda un sound di altri tempi, smarritosi nel corso degli anni 70 e qui deliberatamente rispolverato per soffermarsi sulle radici del genere. Inutile aggiungere note di merito al solo puntuale di Nick. Nei migliori album del genere non può mancare la ballata e a supportare tale versione accorre Different Colored Leaves: le strofe entusiasmanti brillano di forte sensibilità ma è come al solito la parte strumentale a regalare le gioie maggiori. La conclusiva What's Real è la canzone più lunga del lotto: un blues stanco, pacatissimo ed elegante, ove gli arpeggi delicati costruiscono l'armoniosa base percepita fino ad una più chiara messa a fuoco sulla "galoppata" intorno ai 4 minuti.

Sin dalle prime note è evidente come i The Raz vogliano riportare in auge un sound primordiale riprendendo lo spirito e la raffinatezza del blues, facendolo scontrare con la naturalezza del rock'n'roll e mantenendo i suoni conviviali di una piccola sala di registrazione. Il risultato è un CD colmo di finezza, merito di alcune soluzioni messe in mostra dal gruppo sulle tracks melodiche ed allo stesso tempo divertente, in alcuni frangenti persino euforico. Ciò perché l'album è suonato in maniera impeccabile, con dei picchi qualitativi raggiunti a più riprese dal chitarrista della band.



VOTO RECENSORE
76
VOTO LETTORI
85 su 1 voti [ VOTA]
Rob Fleming
Lunedì 14 Maggio 2018, 10.51.53
2
Sarò volutamente esagerato con le iperboli associandomi a quanto scritto da @Metal Shock e trovandomi d'accordo con quanto si legge nella recensione. Questo cd che ho comprato perché mi è piaciuta la recensione letta su una rivista è la dimostrazione che il rock non può morire. Le canzoni sono belle e strasentite. Io addirittura con No one to blame sono tornato ai Rainbow di Dio e con la magnifica What's Real ho provato le sensazioni che provo ogni volta che ascolto i brani più lenti/doomy del debutto di Angel Witch e Iron Maiden. Mi rendo perfettamente conto che per le stesse ragioni questo album potrebbe essere affossato e ci sarebbe poco da discutere. E allora perché per me è la prova che Rock will never die? Perché aprendo il booklet si possono vedere le facce/le panze/il sudore di questi 50enni giunti solo ora al debutto. Sino a quando ci saranno gruppi come i The Raz che suonano con passione brani inediti (pur debitori del passato) senza poter beneficiare di produzioni superpompate (gli - sia chiaro bravissimi! - Animal Drive) o di componenti dotatissimi (Lords of Black) c'è speranza che non ci appiattiremo nelle cover band o nei miei adorati dinosauri che per questioni anagrafiche non potranno durare in eterno. 85
Metal Shock
Lunedì 14 Maggio 2018, 9.45.45
1
Più che buon disco di hard rock blues, senza inventare niente ma con ottimi musicisti che fanno fino in fondo il loro dovere per proporre nove canzoni che si lasciano ascoltare benissimo e con quella voce un po' roca che condisce il tutto. Promossi.
INFORMAZIONI
2018
Rockshot Records
Hard Rock
Tracklist
1. Black Garden
2. No One to Blame
3. Different Collored Leaves
4. Since I Lost You
5. 13 Years
6. My Woman
7. Mystery
8. No Surprise
9. What's Real
Line Up
David Scott Mcbee (Voce)
Nick "Kuma" Meehan (Chitarra)
Dale "Raz" Raszewski (Basso)
Adam Shealy (Batteria)
 
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