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Axel Rudi Pell - Knights Call
13/05/2018
( 869 letture )
Confermando la quasi sempre rispettata alternanza tra l'uscita di un nuovo album ed un anno dedicato alla sua promozione live, puntuale come un orologio tedesco ecco arrivare sugli scaffali dei negozi o nelle vetrine digitali offerte dalla rete il nuovo disco di Axel Rudi Pell. Il chitarrista di Bochum, del resto, è ormai da tempo una garanzia assoluta di affidabilità e di sicurezza per la sua fan-base fatta di affezionati ai suoni ed al modo di comporre degli anni 70 i quali, anche stavolta ed al netto di qualche micro-novità o pseudo tale, possono in questo senso comprare Knights Call a scatola chiusa.

L'album si presenta con una gradevole copertina ed un suono curato come di prammatica, che cerca di restituire -anche abbastanza efficacemente- una certa atmosfera live. Da ciò deriva una diminuzione delle componenti medievali e folk, a favore di un recupero dell'immediatezza dell'Hard Rock anni 70 con tanto groove al suo interno. Ed a venire fuori ripetutamente sono i riferimenti al lavoro di gruppi come Rainbow; Led Zep e Deep Purple con preponderanza dei primi, più volte "omaggiati" durante la scaletta del CD. Dopo un intro tanto breve quanto inutile, il disco prende effettivamente avvio con The Wild and the Young. Il pezzo è godibile, deciso e serve a scandire il tempo dell'intero album introducendone il sapore e dettando i ritmi al resto della scaletta. Insomma: il LA a Knights Call è dato in maniera efficace. Wildest Dreams, con il suo coro posto nella parte finale è un altro brano riuscito, mentre Long Live Rock si presenta come un vero inno da concerto che saccheggia a piene mani dallo stile dei due gruppi prima menzionati, ossia Rainbow e Deep Purple. Tanto che il pezzo sembra quasi un patchwork di tanti spunti tratti dalla discografia delle due band ricordando nel mentre l'impatto di Rock the Nation, canzone a suo tempo inserita in Mystica del 2006. The Crusaders of Doom, invece, grida la sua appartenenza alla penna di Axel Rudi Pell da ogni nota ed il tipico riffing e gli altrettanto tipici assoli del musicista sono qui riproposti con la loro consueta efficacia. Da segnalare, semmai, un rallentamento medio di questi ultimi a favore di una maggiore ricerca dell'intensità emozionale. La tensione, però, cala con le due successive canzoni, ossia la strumentale Truth And Lies, apprezzabile più come dichiarazione d'amore per lo strumento in sé che non per qualità della scrittura, ed il singolone Beyond The Light, ballata da ricordare più per la partecipazione della cantante americana residente ormai da trent'anni a Bochum Pamela Falcon, che per qualità particolari. Knights Call riparte spedito con Slaves on the Run, canzone incisiva nobilitata da un buon testo a sfondo sociale. Tocca poi a Follow the Sun, il cui bel riff portante ricorda certe cose di Tony Iommi. Lavoro che si conclude con l'ottimamente arrangiata Tower of Babylon, un altro "mash-up" tra Rainbow e Led Zeppelin, dalla buona atmosfera ed utile ancora una volta a dare il giusto spazio al gusto per l'assolo di Axel. Mastermind a parte, affidabile come sempre, è praticamente scontato che anche i suoi compagni d'armi offrano una prestazione all'altezza della situazione. Sicure, quindi, le interpretazioni di Johnny Gioeli; non invasivo e di ottimo gusto l'apporto delle tastiere di Ferdy Doernberg; sempre ben presenti il basso ed la batteria di Volker Krawczak e Bobby Rondinelli.

Knights Call, alla fine, è quasi esattamente ciò che era il suo predecessore e, probabilmente, anche il suo successore: il disco che ci si aspetta che sia e precisamente quello che gli ammiratori di Pell stavano aspettando. Ossia un album confezionato da un musicista classe 1960, formatosi durante gli anni 70 e con la storia musicale e personale di Axel. Un prodotto le cui "sorprese" sono quelle che possono essere (ovvero qualcosa di tale solo sulla carta), costruito come il chitarrista può e vuole fare ed in questa ottica sicuramente riuscito anche per merito dei musicisti che vi suonano. Perfettamente adatti al loro ruolo ed amanti loro stessi di queste sonorità. Certamente non si può parlare di qualcosa che sposta gli equilibri sul panorama internazionale e le citazioni in particolare dai Rainbow sono davvero pesanti, eliminando completamente il brivido di scoprire durante l'ascolto delle soluzioni che catturino davvero l'attenzione. Knights Call, però, scorre via senza altri inciampi che quelli segnalati, fa muovere il piede e canticchiare i ritornelli di tutti i pezzi già durante il primo ascolto. Ascoltare chi sa suonare, scrivere ed arrangiare davvero, poi, è sempre una bella esperienza. Quando l'album termina si resta quindi tutto sommato soddisfatti, ma senza alcuna eccitazione, senza alcun brivido. Proprio come quando commissioni a qualcuno un lavoro e questi lo esegue esattamente come deve, nel modo stabilito e senza proporti nulla più che quello che era stato chiamato a fare. E' già certamente molto e chi cerca proprio questo avrà pane per i suoi denti, ma ad essere ricordati saranno quelli che quel qualcosa in più lo hanno dato.



VOTO RECENSORE
67
VOTO LETTORI
53.5 su 4 voti [ VOTA]
ilKnight
Lunedì 21 Maggio 2018, 0.06.12
6
per me questo non arriva nemmeno alla sufficienza. Saper suonare, fare buone produzioni, avere un ottimo cantante, non sono garanzia di nulla. Persa l'ispirazione, che è anche cosa legittima visto il passare degli anni e il succedersi degli album, rimangono canzoni ben confezionate, ma vuote. E questo per me è l'ennesimo album vuoto.
Le Marquis de Fremont
Venerdì 18 Maggio 2018, 16.13.56
5
Mi ripeto (e mi perdonerà il sempre eccellente Monsieur Raven) e lo stesso tipo di commento leggo anche da altre parti ma ogni uscita di Axel Rudi Pell è una garanzia. Come per certi vini, ti aspetti quel sapore che è godibilissimo e soddisfacente. Qui, non abbiamo neanche il problema delle annate... Bel disco, come sempre, band in grande forma e Gioeli emozionante su tutti i pezzi. Alcuni, come The Wild and the Young e The Crusaders of Doom mi sono proprio piaciuti. Alzerei un bel po' il voto, Monsieur Raven, ameno per il fatto che con Axel Rudi Pell, non si resta mai delusi, Au revoir.
David D.
Lunedì 14 Maggio 2018, 21.46.52
4
Sarò io, ma al vecchio Axel io non chiedo nient'altro che questo. Alcuni pezzi belli tirati, altri lunghi ed epici, e tanta passione. Questo è quello che questo magnifico chitarrista tira fuori da quasi 30 anni, e chiedergli un cambiamento sarebbe come ammazzarlo. In tutta la marasma di dischi che escono ogni giorno e generi esistenti, ogni tanto ho bisogno di un disco che mi ributti negli anni 80', e Axel e quel fenomeno vocale di Gioieli riescono sempre a soddisfarmi. L'ultimo disco veramente ottimo per me resto Kings And Queens del 2004, ma il resto come si è capito anche da quello che ho detto, non è assolutamente da buttare. Produzione migliore di Game Of Sins, che invece mi aveva fatto storcere l'occhio (o l'orecchio?), per me un 75 pieno.
entropy
Lunedì 14 Maggio 2018, 11.36.50
3
condivido recensione e commenti, anche per me il voto però raggiunge almeno il 70 pieno. Sarà sempre uguale a se steso, ma mi continua a regalare discrete soddisfazioni
Metal Shock
Lunedì 14 Maggio 2018, 9.43.32
2
Il solito gradevole album targato Axel Rudi Pell che timbra il cartellino proponendo il suo heavy hard rock made in Rainbow con la sempre magnifica voce di Gioeli!!! Come al solito non siamo di fronte a qualcosa di sconvolgente ma ci sono nove canzoni che si lasciano ascoltare benissimo e ti lasciano sempre soddisfatto. 75 come sempre.
JC
Lunedì 14 Maggio 2018, 6.23.47
1
Solito tributo ben fatto ai Rainbow; solita bella copertina, soliti suoni ben fatti ma non plasticosi, solita voce pazzesca di Gioeli. Come al solito c'è un bel mix tra hard rock, epicità e lenti. Io l'ho comprato come al solito e come al solito mi è piaciuto. Nessuna novità, tanta qualità.
INFORMAZIONI
2018
SPV/Steamhammer
Heavy
Tracklist
1. The Medieval Overture (Intro)
2. The Wild and the Young
3. Wildest Dreams
4. Long Live Rock
5. The Crusaders of Doom
6. Truth and Lies
7. Beyond the Light
8. Slaves on the Run
9. Follow the Sun
10. Tower of Babylon
Line Up
Johnny Gioeli (Voce, Cori)
Axel Rudi Pell (Chitarre)
Ferdy Doernberg (Tastiere)
Volker Krawczak (Basso)
Bobby Rondinelli (Batteria)

Musicisti Ospiti
Pamela Falcon (Voce nella traccia 7)
 
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