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Grá - Väsen
15/05/2018
( 925 letture )
Sebbene sia maggiormente noto ai più per la sua recente militanza nei Dark Funeral, il nome di Heljarmadr è legato a più di un progetto collaterale tra i quali, oltre a Cursed 13 e Domgård, vi sono i Grá. Questi ultimi, esordienti nel 2010 con un full-length eponimo, suggellano con Väsen la loro terza fatica. Il titolo dalle tinte metafisiche -possiamo difatti agevolmente tradurlo in italiano con l’infinito essere- non deve trarre in inganno circa la proposta della combo di Stoccolma, e del resto, l’artwork piuttosto novantiano ne bilancia le pretese. Questa apparente polarità sintetizza efficacemente l’essenza del platter, sin dall’impatto dell’incipit. Till sörjerskorna esordisce difatti con blast beat estremamente serrati, allentantisi soltanto in favore di algide progressioni in tremolo, con queste ultime a rivelare tuttavia uno spiccato gusto per la melodia. I rumorismi industriali sottesi ad alcuni passaggi donano un tocco di modernità ad un brano fortemente radicato nell’esempio di nobili predecessori, in particolar modo i già citati Dark Funeral. Ad emergere prepotentemente in King of Decay sono invece da un lato un pregevole arabesco affidato al basso di Vediger, dall’altro brevi incursioni sifoniche, che restano comunque sullo sfondo rispetto alle spietate e veloci partiture di pelli e corde. La successiva Hveðrungs Mær costituisce indubbiamente uno degli highlight del platter, sia per via dell’incisività dell’affascinante impianto melodico -aprentesi a tinte a tratti calde- sia per via del dinamismo funambolico della sezione ritmica. Krig, oltre che per un’incursione più decisa degli archi e sezioni maggiormente dilatate, si caratterizza per un pattern di chitarra ricorsivo ed ipnotico nonché per il potere evocativo dell’ugola di Heljarmadr. Se Gjallarhorn è sospesa in un’alternanza tra synth e veementi stacchi puramente black, pur essendo sempre pervasa da tremolo drammatici, la successiva Dead Old Eyes presenta un impianto maggiormente old school, imperniato su ritmiche vorticose e riff veementi dall’impatto devastante. Non mancano repentini cambi di tempi e sovversioni della struttura del brano che lo rendono senza dubbio vario ed intrigante. The Devil’s Tribe, pervasa dalla presenza ancor più massiccia della componente sinfonica, risulta allo stesso tempo maligna ed accattivante, quasi fosse una hit da proporre anche ad un pubblico ampio. Väsen si chiude con una iconica titletrack racchiudente in sé tutti gli elementi distintivi precedentemente delineati, oltre ad una progressione chitarristica vagamente ricordante i primi Dissection. Affiancata al lavorio degli strumenti cordofoni e delle pelli, vi è una sezione acustica, riprendente il motivo principale del brano, assolutamente elegante e coerente con l’intramato a maglie grosse della composizione. Nonostante si tratti della traccia con il minutaggio più massiccio del platter, risulta indubbiamente equilibrata e mai prolissa. Tutto ciò è arricchito ed esaltato da una produzione potente e nitida al punto giusto che non si rivela mai eccessivamente patinata o plasticosa.

Pur non essendo certo un lavoro estremamente coraggioso o particolarmente innovativo, Väsen si rivela essere senza dubbio un full-length estremamente piacevole e ben congegnato, attraverso il quale i Grá mostrano di aver conseguito appieno la propria maturità artistica. Le sonorità più tradizionali e saldamente imperniate nel lavoro dei grandi maestri del black anni Novanta sono indubbiamente l’influsso più prevalente di Väsen, che può dunque essere consigliato senza riserva alcuna a chiunque le apprezzi. Il songwriting consapevole e mai stancamente uguale a sé stesso, la presenza di elementi eterodossi e l’orecchiabilità di alcune soluzioni rendono tuttavia il lavoro appetibile tanto per chi non ha una familiarità spiccata con il genere quanto per chiunque preferisca composizioni più vicine agli stilemi contemporanei.



VOTO RECENSORE
75
VOTO LETTORI
85.25 su 4 voti [ VOTA]
sicktadone
Lunedì 21 Maggio 2018, 13.36.07
9
Incuriosito dalla copertina e dal vociare nelle varie pagine di settore, ho ascoltato anche io questo lavoro ed è davvero ottimo sotto tutti i punti di vista.
Osvaldo
Venerdì 18 Maggio 2018, 19.01.33
8
Vieni con me amore, sul Grande Raccordo Anulare
Alessio
Venerdì 18 Maggio 2018, 9.28.15
7
A distanza di numerosi ascolti anche io alzo il mio precedente voto di 5. Album che mi ha sorpreso, dove un orecchio magari "poco allenato" inizialmente pensa ad un classico swedish Black..ma c'e di piu grazie a piccoli arrangiamenti, quali impercettibili campionature o inserimenti vagamente atmosferici e acustico-strumentali. Basta ascoltare pezzi come Krig, Gjallarhorn, King of decay, Tribes of the devil, ma non solo. Facile bollarli come gruppo minore, ma stavolta sti ragazzi han fatto centro pur non inventando nulla. Direi che nel classico Black e' il mio album del momento assieme all'ultimo degli svizzeri Ungfell.
Pacino
Giovedì 17 Maggio 2018, 19.44.04
6
Alla fine son riuscito a dargli un'ascolto, disco interessante se si mostra la giusta pazienza, voto 77.
Jan Hus
Martedì 15 Maggio 2018, 21.53.39
5
A me Gatto Panceri piaceva.
Gatto Panceri
Martedì 15 Maggio 2018, 17.03.47
4
Gruppo che non si è mai cagato nessuno nemmeno di pezza, fino a quando il cantante non è entrato nei Dark Funeral. Il disco l'ho ascoltato, arriva a stento alla sufficienza. Abbastanza noioso e privo di spunti interessanti.
Luca
Martedì 15 Maggio 2018, 12.46.47
3
Mi chiedo il perché non sia stato recensito il nuovo necrophobic.. questi grà un gruppetto minore da 60
Tatore
Martedì 15 Maggio 2018, 9.57.13
2
Ascoltato ancora anche stamattina...davvero uno dei dischi black dell'anno per me. Un 80 glielo do! @Alessio Per me è un piacere condividere
Alessio
Martedì 15 Maggio 2018, 9.04.18
1
Condivido in pieno la recensione. L'ho ascoltato per il momento solo un paio di volte, ma le sensazioni sono le medesime. Un buon album. La cover con quell'oscurita minimale effettivamente riporta alla mente vecchie copertine anni 90. Grazie anche all'amico Tatore per il suggerimento. 7,5 anche x me.
INFORMAZIONI
2018
Carnal Records
Black
Tracklist
1. Till Sörjerskorna
2. King Of Decay
3. Hveðrungs Mær
4. Krig
5. Gjallarhorn
6. Dead Old Eyes
7. The Devil's Tribe
8. Väsen
Line Up
Heljarmadr (Voce, Chitarra, Tastiere)
Maugrim (Chitarra)
Vediger (Basso)
Dimman (Batteria, Tastiera)
 
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