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Deathless Legacy - Rituals of Black Magic
15/05/2018
( 552 letture )
Con il quarto album Rituals of Black Magic, i Deathless Legacy scelgono la via della continuità. Nata come tribute band dei Death SS nel 2006, la formazione toscana è dedita a produzioni autonome dal 2013. I Nostri mantengono il gusto per l’occulto dalla band di Steve Sylvester e ne adottano l’impatto visivo: costumi di scena e scenografie variopinte completano un suono che si può, più o meno lecitamente, chiamare horror metal. Parliamo di un heavy metal teatrale e scenografico, ispirato da act quali King Diamond, Ghost e The Vision Bleak, nel quale le tastiere hanno un ruolo centrale. Combinate alle vocals della frontwoman Steva, le orchestrazioni avvicinano la musica del quintetto ad un certo gothic pomposo e sinfonico.

Introdotto da una copertina quasi identica a quella del precedente Dance with Devils, il nuovo nato in casa Deathless Legacy ne riprende anche il tema della stregoneria, qui sviluppato in una sorta di pseudo concept sulle partiche della magia nera. La musica non poteva quindi che essere misteriosa, lugubre ed evocativa, effetto assicurato soprattutto dalle sontuose orchestrazioni di Alex van Eden (alias Alessio Lucatti). Dalla prima nota dell’intro fino all’ultimo ritornello, gli arrangiamenti si ritagliano un posto di primo piano nell’economia del suono dell’album. Organo, cori, orchestra ed elettronica svettano nettamente su di una strumentazione rock possente quanto comprimaria. Questo non impedisce alla band di pestare spesso sull’acceleratore: la (quasi) thrashy Litch e l’innodica Bloodbath sfoggiano un riffing aggressivo ed un drumming sostenuto, mentre Hex si distingue per il suo piglio moderno, quasi groove, e gli screams acuti e malevoli di Steva. Talvolta invece, le canzoni sono più lente ed avvolgenti; si possono citare la solenne Vigor Mortis e la teatrale e lisergica I Summon the Spirits, i migliori episodi del lavoro. Benché la band mostri spesso i muscoli, l’irruenza generale resta sempre controllata, come illustrato proprio da Vigor Mortis, il cui bridge aggressivo si stempera su di un refrain arioso. I ritornelli costituiscono in generale il miglior aspetto di Rituals of Black Magic: spesso catchy e melodici, si stampano in testa senza essere radiofonici, e danno un po’ di respiro ai brani. Su questo ricco impasto, svetta la voce di Steva, assoluta protagonista dell’album e autrice di una prova valida e variata. Senza cercare effetti operistici e involontariamente caricaturali, la cantante spazia il suo registro vocale da un gradevole melodico ad una voce grintosa, passando per parti recitative ed altre più veementi. In generale, tutti i musicisti firmano una prova tecnica di tutto rispetto, che rispecchia la qualità generale dell’album.

Album che non è esente da qualche difetto. Ottimamente congegnate, le succitate tastiere appesantiscono parecchio il risultato finale, seppellendolo letteralmente sotto la mole degli arrangiamenti. Questo incolla un’ingombrante patina ai brani che li rende saturi, ridondanti e purtroppo parecchio simili tra di loro. Prese singolarmente, le canzoni sono di buona fattura, ma una volta riunite perdono di singolarità e dinamismo. D’altro canto, le orchestrazioni sono fondamentali all’interno del Deathless Legacy-sound che, ormai consolidato, non si muove di un millimetro rispetto alle precedenti uscite. Formula che vince non si cambia quindi, e sicuramente i fan apprezzeranno.



VOTO RECENSORE
70
VOTO LETTORI
56 su 4 voti [ VOTA]
Roadie
Giovedì 17 Maggio 2018, 8.40.49
4
E' un bel disco, per me leggermente superiore al precedente. Hi metalhead!
Lizard
Martedì 15 Maggio 2018, 23.19.32
3
Ti andrebbe di spiegare come mai, Fabrizio? Giusto per apportare qualcosa alla conversazione... sai, per chi non lo ha ascoltato e trova due opinioni contrastanti delle quali solo una è motivata
Fabrizio
Martedì 15 Maggio 2018, 22.21.43
2
La ritengo una delle recensioni meno azzeccate di questo sito. Questo album è bellissimo
InvictuSteele
Martedì 15 Maggio 2018, 16.20.51
1
Prosegue la scia del precedente album, che era stato il vero salto di maturità della band, nonché il loro miglior disco, e perciò ne sono rimasto soddisfatto. Mi è piaciuto molto, grandi pezzi e atmosfera lugubre, forse la critica mossa a fine recensione è giusta, alcuni brani si somigliano molto, senza contare un paio di fillers che io personalmente avrei tolto per non pesare sul minutaggio. Però bel disco, questi ragazzi ci sanno fare. Voto 78
INFORMAZIONI
2018
Scarlet Records
Horror Metal
Tracklist
1. The Grimoire
2. Rituals of Black Magic
3. The Abyss
4. Vigor Mortis
5. Bloodbath
6. I Summon the Spirits
7. Homunculus
8. Ars Goetia
9. Hex
10. Read the Bones
11. Litch
12. Haruspex
13. Dominus Inferi
Line Up
Steva (Voce)
Stg. Bones (Chitarra)
C-AG1318 (Basso)
Alex van Eden (Tastiere)
Frater Orion (Batteria)
 
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