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Unruly Child - Unruly Child
19/05/2018
( 879 letture )
Cosa rende classico un disco piuttosto che un capolavoro tramandato nei tempi? Beh, la risposta non è semplice, ma tante componenti e caratteristiche ne determinano lo status. Sicuramente possiamo immetterci alcune architravi portanti: il successo, le vendite, la popolarità e il periodo storico nel quale un album viene rilasciato. Quest’ultimo è un dettaglio per nulla trascurabile, anzi, ne determina il futuro e la storia che poi viene consegnata ai posteri e alle generazioni di ascoltatori e appassionati. Nel 1991 Mark Free incontra Bruce Gowdy e Guy Allison e con loro fonda gli Unruly Child, completando la line-up con l'aggiunta del bassista Larry Antonino e del batterista Jay Schellen.

Il disco d’esordio eponimo viene prodotto nel ‘92 da Beau Hill, (l’uomo dietro al maestoso successo dei Ratt) uscendo sul mercato in piena bufera grunge, quando i gusti dei compratori di musica sono contagiati dalla “slavina flanellata”, che cancella, con un colpo di spugna, i glitterati anni precedenti, imponendo uno stile antipodico e proposte nuove di zecca, dai sentori negativisti e plumbei. Ne fanno le spese, amaramente, tutte quelle band che hanno la sfortuna di nascere e agire nei primi anni novanta, a prescindere o meno dalla bontà delle composizioni, e gli Unruly Child fanno parte del lotto: la Interscope, infatti, delusa dalle scarse vendite del quintetto, boccia senza appello il gruppo, che poche settimane dopo si frantuma, sciogliendosi. In ogni caso, queste dodici canzoni, non le abbiamo mai considerate da capolavoro assoluto, ma è indubbio che questo CD sia certamente pregevole e assai degno di nota, mai divenuto un classico, visti quei tempi, ma sicuramente un album-cult, familiare soprattutto ai consumatori di hard rock. Copertina invero brutta, ma ciò che attira è la miscela musicale spiattellata sui solchi, un hard rock deluxe con robusto condimento di tastiere e grandi melodie, che si dipana lungo l’intero arco della proposta. On the Rise è un inizio significativo: cori, chitarroni e la voce di Mark Free, ancora uomo, che combatte per un posto al sole anche se il chorus non rimane propriamente in mente subito, ma il solo di Gowdy merita lodi; la seconda in scaletta, Take Me Down Nasty, è track spedita con una ritmica della guitar spessa e un inciso brillante nei cori e nelle armonie, un brandello che se fosse uscito un lustro prima, avrebbe certamente ricavato airplay e notorietà, con un finissimo lavoro di cesello diffuso tra sei corde e tasti d’avorio, e il solismo del bravissimo Bruce Gowdy (già con gli Stone Fury di Lenny Wolf in epoca pre Kingdom Come), che somiglia ad una deflagrazione vulcanica. Who Cries Now si presenta molto AOR oriented nella classica formula yankee, To Be Your Everything è una ballatona di sentimento e ispirazione con un chorus d’impatto, Tunnel of Love appare un pezzo con ottimi arrangiamenti ma non crea entusiasmo, insomma una stesura con tanto mestiere, parimenti a When Love Is Gone, che suggella pathos con i suoi saliscendi ma non sboccia prepotentemente in sede di ritornello. Se Lay Down Your Arms ricorda da vicino certe cose dei Winger, in primis le linee vocali e le atmosfere luccicanti del primo album di Mr. Kip, e soci, Is It Over è la seconda ballad, ancora una volta preziosa in termini di melodie e lavoro corale, con Free che dimostra tutta la sua bravura, anche se a livello globale ho sempre prediletto la sua performance sul fantastico disco solista del ’93, titolato Long Way from Love. Wind Me Up è hard americano cromato e spigoloso, con la solita ascia di Gowdy a menare stilettate verso organi vitali, vedasi il solo furioso, Let's Talk About Love è una eccezionale song di hard rock con tutti i crismi e palle fumanti, scansioni melodiche e chorus corale la fanno da padrone e regalano una resa sonora di grande livello; Criminal rimane sospesa tra venature dure e leggerezze AOR, con un inciso da cantare nelle arene e un basso pulsante e profondo, mentre la conclusiva Long Hair Woman è assai zeppeliniana, sciorinando gran tiro e potenza.

La band splitterà dopo questo primo passo discografico, ma si riunirà nel ‘98 con una nuova formazione e un nuovo frontman al posto di Free, ovvero Kelly Hansen (Hurricane): la band esiste ancora oggi anche grazie al rientro della signora Marcie Free, così si fa chiamare il vecchio Mark dopo l’intervento per cambiare sesso. Unruly Child è una ottima release, su questo non esistono dubbi, e ancora oggi gode di tanti fedeli seguaci pronti a sguainare la spada in sua difesa, ma complici i tempi d’uscita e la relativa non maturazione negli anni, non è divenuto un classico nel più puro significato del termine, e men che meno un capolavoro. Però è sempre corpulenta libidine ascoltarlo e rispolverare l’esordio di qualità di una band che, se fosse stata lanciata qualche tempo prima, avrebbe potuto diventare un punto di riferimento illuminante per molti aficionados del rock duro. Personalmente io posseggo ancora la cassetta originale, acquistata quando uscì, per certo un’opera da avere nella propria discografia.



VOTO RECENSORE
80
VOTO LETTORI
99 su 2 voti [ VOTA]
jaw
Venerdì 6 Luglio 2018, 9.33.30
3
Uno degli ultimi classici dell hard rock '80, con i Signal capolavori indiscussi. Sbagliata la sottodivisione dell Interscope secondo me, non si va da questi ai Primus. Nel rock ci sono delle regole
Hard & heavy
Domenica 20 Maggio 2018, 10.48.46
2
Ottima occasione per riscoprire un capolavoro del passato voto:91/100, gli Unruly Child hanno sfornato nel 2017 il bellissimo Can`t Go Home.
HerOfSand_14
Sabato 19 Maggio 2018, 16.53.18
1
Giusto dire che non è un capolavoro vero e proprio, ma poco ci manca. Pezzi come When Love Is Gone, Who Cries Now (l'apice), To Be Your Everything, Let's Talk about love...tutto trasuda AOR ottantiano della miglior specie, unito ad un pizzico di hard rock che si può notare nel brano in chiusura. Qui canta quello che considera uno dei miei cantanti preferiti e Mark fa quello che vuole anche qui con le note, tra parti graffiate e parti dolci. Un disco comunque da avere, peccato non abbia riscosso successo ma lo posiziono poco sotto la pietra miliare che risponde al nome di Long Way From Love
INFORMAZIONI
1992
Interscope Records
Hard Rock
Tracklist
1. On the Rise
2. Take Me Down Nasty
3. Who Cries Now
4. To Be Your Everything
5. Tunnel of Love
6. When Love is Gone
7. Lay Down Your Arms
8. Is it Over
9. Wind Me Up
10. Let's Talk About Love
11. Criminal
12. Long Hair Woman
Line Up
Mark Free (Voce)
Bruce Gowdy (Chitarra)
Guy Allison (Tastiere)
Larry Antonino (Basso)
Jay Schellen (Batteria)
 
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