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Hatebreed - The Rise of Brutality
19/05/2018
( 1646 letture )
La definizione ˈˈmetal-coreˈˈ va a indicare tutto quel filone musicale, affacciatosi alle masse sul finire degli anni 90, che univa il metal old school -heavy, thrash e swed/death metal- con l’hardcore, andando a creare uno stile peculiare più in generale definito come nuova scuola o modern metal: perché due generi che di per sé erano entrambi vecchia scuola si sposavano per dare vita un genere completamente nuovo, che nel corso degli anni ha assunto tutte le possibili contaminazioni e sfumature, andando a creare un vero albero genealogico di sottogeneri. Con metal core insomma possiamo indicare davvero molto, anche se a questa definizione è facile associare automaticamente il melodic metal core alla Parkway Drive, As I Lay Dying, Killswitch Engage e August Burns Red.

Tuttavia, se adesso possiamo assistere a nuove ondate di band sempre più moderne, ai veri albori del genere, in quella linea sottile laddove il metal non si era ancora unito del tutto con l’hardcore per creare gli stilemi del genere, lì troviamo gli Hatebreed, fra i pionieri del metal HC made in Usa: perché l’hardcore/punk rimane ancora scisso ed evidente nelle loro composizioni, musicalmente e a livello di contenuti, adagiandosi accanto al thrash metal. Ciò non è esprimibile solo riguardo gli inizi (1994), ma è estendibile a tutta la loro carriera: i Nostri vogliono rimanere in quella fascia che fa da confine vecchio e nuovo, leggermente più avanti sulla linea temporale-stilistica rispetto ad alcune realtà crossover thrash anni ottanta, pur riprendendo parte dell’attitudine. Si tratta della prima forma di NWOAHM. Qualcuno si ricorderà la definizione tanto in voga nel 2000 -Mosh core- che potremmo tranquillamente associare agli Hatebreed, visto il genere dalla resa live incredibile e l’ispirazione al movimento senza freni proprio nel moshpit. E se nel 1997, con Satisfaction is the Death of Desire erano completamente primitivi e indisciplinati (in senso buono), vanno ad affinare la loro intenzione nel successivo Perseverance per poi giungere all’album qui trattato: affinare è un termine relativamente appropriato, perché i nostri rimangono comunque selvaggi e primordiali, animaleschi, dai suoni volutamente rozzi. Non è casuale il titolo The Rise Of Brutality. Di melodia non c’è alcuna traccia e la dissonanza fa da padrona, con quell’inconfondibile gusto americano Bay Area: nei riff di chitarra pastosi e nella voce ibrida del singer Jamey Jasta, triviale e per lo più monocorde, a metà fra un growl e uno screaming che fa l’inchino al thrash, mentre i contro-cori sono in pieno stile HC. Oltre alla generale attitudine dannatamente in your face, anche la brevità delle canzoni ci riportano al punk e i testi ne riprendono le tematiche, con continuo incoraggiamento ad essere fedeli a se stessi, a combattere per i propri ideali, per la verità, senza accettare le ingiustizie: il tutto proferito in maniera sfacciata e cruda, rendendo l’idea. Le 12 tracce scorrono veloci e mozzafiato non solo perché brevi, ma perché estremamente incalzanti e tiratissime. Pezzi come Facing What Consumes You, Live For This e Another Day, Another Vendetta sono decisamente segnanti, così come breakdown pazzeschi che sentiamo in Doomsayer e Beholder of Justice. This is Now è forse la punta di diamante del lavoro per groove, impatto e messaggio.

In conclusione, un lavoro e una band con uno specifico significato musicale e culturale, che raccoglie in sé la commistione di due generi differenti nella forma più primordiale, mantenendo una volontà tradizionale pur non confinandola in se stessa. Gli Hatebreed sono pura accademia per ogni tipo di metallaro.



VOTO RECENSORE
82
VOTO LETTORI
86.5 su 8 voti [ VOTA]
Indigo
Venerdì 26 Febbraio 2021, 21.29.59
10
Perseverance, questo e il successivo Supremacy sono i capolavori degli Hatebreed. A mio avviso l'unico sottotono è l'omonimo del 2009, dopo si sono ripresi alla grande. Non è semplice mantenere lo stesso livello di intensità album dopo album e con gli anni che passano ma loro per me ci sono riusciti. Tra quelli che ho citato questo lo metto sul podio al terzo posto, al secondo Supremacy e primo Perseverance visto che contiene I Will Be Heard, la mia traccia preferita di Jasta e co.
LAMBRUSCORE
Lunedì 30 Novembre 2020, 13.26.24
9
Cambiate il genere nella recensione, loro col Thrashcore c'entrano come mia nonna quando beveva acqua invece del vino...
Silvio Berlusconi
Venerdì 22 Maggio 2020, 8.20.33
8
disco solidissimo di un gruppo forte e concreto,un concentrato di forza e motivazione con pochi euguali!
gianmarco
Sabato 2 Giugno 2018, 18.31.23
7
mi piacciono un sacco .
duke
Martedì 22 Maggio 2018, 22.52.34
6
band interessante....
Vittorio
Martedì 22 Maggio 2018, 14.04.47
5
Hatebreed=stile di vita. Jamey Jasta fonte di ispirazione massima.
Mina
Domenica 20 Maggio 2018, 11.00.59
4
I five finger death punch degli anni 90 e dei primi anni duemila, non riesco ancora a comprendere come possano essere così tanto sopravvalutati.
Perez
Sabato 19 Maggio 2018, 20.56.41
3
Stile di vita: band schiacciasassi e....i testi di Jasta, Manifesti di forza e decisione. Per me sono imprescindibili e questo album un manifesto che anticipa il monumentale Supremacy, per gli altri ci sono le nenie degli Stratovarius o degli Angra
TheSkullBeneathTheSkin
Sabato 19 Maggio 2018, 11.04.58
2
Quoto Lambruscore, da sempre sopravvalutati, anche secondo me
LAMBRUSCORE
Sabato 19 Maggio 2018, 11.02.30
1
L'importanza di avere le conoscenze giuste, nel mondo della musica, come in altri campi, per me gruppo sopravvalutato, spesso con carenze di idee, non riuscirei ad ascoltare un loro disco per intero, sezza addormentarmi dopo 3 o 4 pezzi.
INFORMAZIONI
2003
Universal Music Group
Hardcore
Tracklist
1. Tear It Down
2. Straight To You Face
3. Facing What Consumes You
4. Live For This
5. Doomsayer
6. Another Day, Another Vendetta
7. A Lesson Lived Is A Lesson Learned
8. Beholder Of Justice
9. This Is Now
10. Voice Of Contention
11. Choose Or Be Chosen
12. Confide In No One
13. Bound To Violence
Line Up
Jamey Jasta (Voce)
Sean Martin (Chitarra)
Chris Beattie (Basso)
Matt Byrne (Batteria)
 
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