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Naglfar - Harvest
19/05/2018
( 726 letture )
A quindici anni dalla loro formazione, e a due dall’uscita del discreto Pariah, gli svedesi Naglfar fanno il loro ritorno sulle scene con Harvest, quinto e per ora penultimo album della loro carriera. La band, capitanata per la seconda volta da un Kristoffer Olivius (già bassista di questa stessa formazione ed ex frontman dei Setherial) nuovamente chiamato alla difficile impresa di raccogliere l’eredità dello storico Jens Rydén, porta alle stampe una buona prova, all’interno della quale si nota sempre più marcatamente la virata degli scandinavi verso lidi melodic black che già in passato li avevano visti protagonisti, senza per questo tralasciare le parti più veloci e cattive, con cui una perfetta sintonia tuttavia ancora manca compiutamente.

Riapprodati ad un minutaggio più consono ad un full-length (45 minuti, contro i 39 a cui si era limitato Pariah), i Naglfar offrono al loro pubblico una release dove tali due componenti vanno a susseguirsi ed attorcigliarsi sempre più, formandone in fretta trama e ordito come già avvenuto nel passato recente, non cadendo per tutta la sua durata né nella trappola della prevedibilità assoluta, ma nemmeno andando a rivoluzionare radicalmente la propria proposta. Il risultato ottenuto è dunque quello di nove brani dalle alterne fortune, su cui spiccano composizioni particolarmente ispirate quali la gelida e melodica The Mirrors of My Soul, probabilmente la migliore del lotto, o la conclusiva Harvest, altro pezzo dove un rallentamento dei ritmi non è chiaramente sinonimo di calo di potenza o di carattere. Ed è indubitabilmente un peccato notare come, all’opposto, non tutte le tracce si dimostrino parimenti grintose e accattivanti a sufficienza da portare la firma Naglfar, in quanto il duo ritmico Peter Morgan Lie/Mattias Grahn si fa autore anche in questo lavoro di una prova precisa e possente, in grado di dare una vera e propria spina dorsale al disco, dialogando e supportando come necessario i due chitarristi, nonché creando un’atmosfera tetra ed oscura come d’altronde sarebbe stato lecito attendersi. A loro volta, questi ultimi non nascondono di certo il loro talento, calcando ora la melodia (che qui trova più spazi per espandersi), ora la brutalità di questa produzione, con linee melodiche che sanno rendersi interessanti, pur non sfociando mai nell’eccessiva emotività, e riffing affilati e fulminei che danno anche in questa sede ottima prova delle loro capacità tecniche, non senza qualche rimpianto per non aver saputo osare di più, al posto di seguire un sentiero già ben battuto.
Dal punto di vista vocalico, il già citato ‘spettro’ di Jens Rydén continua anche in questa sede ad aleggiare e a non far dormire sonni tranquilli al comunque impegnato Kristoffer Olivius il quale, non riuscendo a scrollarsi di dosso il pesante paragone, è autore di una prova a cui manca ancora del mordente e della capacità di stupire, per quanto il suo screaming diabolico e tagliente (che, contrariamente al trend di molti di questo genere, ci permette con una certa facilità di seguire agevolmente i testi anche non avendoli sott’occhio) ben si sposi con il già menzionato gran lavoro di chitarra, senza smorzarne nemmeno la componente melodica.

Di certo Harvest non è una release che può o ha i mezzi per mettersi in competizione con il luminoso passato della formazione degli svedesi, in particolare ai loro esordi, rimasti inarrivabili anche per quegli stessi musicisti che vi avevano dato vita. Tuttavia, quest’uscita si configura come un album onesto, dove il sound glaciale della band è ben marcato e i nove capitoli che lo compongono offrono all’ascoltatore che voglia dar loro una chance un melodic black di stampo moderno, all’interno del quale le due anime del quintetto di Umeå si intrecciano e si rincorrono senza sosta, pur con risultati altalenanti. Per quanto sia quindi indubbio che non ci si trovi davanti ad un nuovo Vittra, e che probabilmente il talento, l’esperienza e la padronanza dei mezzi degli svedesi avrebbero potuto far auspicare i supporter di casa Naglfar in un platter che sapesse osare di più, uscendo da quel ‘porto sicuro’ che invece li intrappolerà anche in futuro, Harvest sa offrire più di qualche spunto interessante, solido e sinistro che, pur non stupendo, potrà far in parte passare in secondo piano anche i passaggi meno riusciti.



VOTO RECENSORE
77
VOTO LETTORI
77.66 su 3 voti [ VOTA]
LexLutor
Sabato 21 Settembre 2019, 16.51.07
3
Sui naglfar solo luoghi comuni. Harvest è un ottimo album. E i ragazzini continuano a cadere nel solito tranello spegnicervello del paragone "coi tempi che furono".
Luca
Mercoledì 23 Maggio 2018, 11.16.53
2
Vittra album capolavoro, dopo solo pattume
Alessio
Sabato 19 Maggio 2018, 14.47.57
1
I Naglfar purtroppo dopo il fenomenale Vittra ed il buon Diabolical non hanno piu saputo ripetersi. Qualche altro album buono c'e stato, ma avevano indubbiamente perso quelle caratteristiche che all'esordio gli hanno permesso di collocarsi sulla mappa e di realizzare una pietra miliare. Insomma dopo sono diventati troppo "confondibili". Peccato davvero.
INFORMAZIONI
2007
Century Media Records
Black
Tracklist
1. Into the Black
2. Breathe Through Me
3. The Mirrors of My Soul
4. Odium Generis Humani
5. The Darkest Road
6. Way of the Rope
7. Plutonium Reveries
8. Feeding Moloch
9. Harvest
Line Up
Kristoffer Olivius (Voce)
Andreas Nilsson (Chitarra)
Marcus E. Norman (Chitarra, Tastiera)
Peter Morgan Lie (Basso)
Mattias Grahn (Batteria)
 
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