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SpellBlast - Of Gold and Guns
26/05/2018
( 913 letture )
Giungono al quarto full length i bergamaschi SpellBlast, formazione attiva dal 1999, ma arrivata al traguardo del primo studio album soltanto nel 2007. Se i primi due dischi erano un validissimo esempio di power metal con innesti folk, ma non al punto di farci già gridare al miracolo, il terzo lavoro ha alzato non poco il tiro trattandosi di un imponente concept dedicato alla saga fantasy/western de La Torre Nera di Stephen King, che ci ha confermato le grandi potenzialità del gruppo e ci ha allo stesso tempo mostrato a che punto fosse salito il loro livello qualitativo. Col nuovo Of Gold and Guns si torna in un certo senso a strizzare l’occhio al precedente Nineteen, dato che l’intero album è un omaggio a personaggi del mondo western, realmente esistiti o immaginari, come nel caso di Tex Willer. Il percorso che ha portato alla realizzazione di quest’album dev’essere stato però pieno di insidie, motivo per cui la line-up risulta fortemente provvisoria, se non addirittura improvvisata. Alle chitarre troviamo come sempre il leader Luca Arzuffi e al basso Xavier Rota (il quale ha però recentemente abbandonato il gruppo), con l’innesto di tale Dest Ring alla voce, che forse qualcuno avrà avuto modo di sentire con gli Heavenfall. Non v’è traccia del batterista, ma la band ha già rimediato con l’ingaggio di Manuel Togni degli Aleph, altra band originaria del bergamasco. Tra i musicisti aggiunti troviamo poi accreditati Francesco Fisogni alla chitarra acustica e Remo Baldi per quanto riguarda gli arrangiamenti orchestrali. Un sentore dello split interno si poteva evincere dal booklet, che vede riportata un’illustrazione del gruppo in cui sono però raffigurati Dest Ring, Luca Arzuffi, Remo Baldi e Daniele “Geno” Caravina, produttore e autore delle liriche; grande assente il bassista Xavier Rota.

Garbugli di formazione a parte, Of Gold and Guns si presenta fin da subito molto bene: a partire dalla bella copertina (ovviamente a tema western) e dal booklet allegato che, controversie a parte, mostra una grande cura per i dettagli grafici. Ma da lodare più di ogni cosa è l’idea di fondo di omaggiare in musica tali leggendari personaggi, che rende l’ascolto quantomai interessante anche dal punto di vista delle liriche. L’apertura è affidata a colui che forse più di tutti conosciamo, nonostante la sua esistenza non sia stata reale, ma è dipesa unicamente dalla penna dell’autore Giovanni Luigi Bonelli e dalle matite del disegnatore Aurelio Galleppini ben settant’anni or sono. Musicalmente parlando, Tex Willer è una buona canzone, che però mostra già i limiti vocali del nuovo cantante: probabilmente più adatto a lidi diversi da quelli cui dovrebbero puntare gli SpellBlast, la sua voce sporca e grezza, pur per certi versi adattandosi al contesto western del disco, non spicca troppo per qualità tecniche o gusto melodico. Va però meglio coi brani successivi, a partire da Wyatt Earp, che si indirizza su toni molto più epici e prettamente power metal. Qui Dest Ring ci mostra le armi migliori in suo possesso stupendoci in positivo, e così riesce a fare anche in brani come Billy the Kid e Jesse James, che anche grazie al suo apporto possiamo ritenere tra i pezzi più riusciti del disco. In Jesse James è apprezzabile soprattutto il ritornello, mentre Billy the Kid gode di un ottimo riscontro dal primo all’ultimo minuto. È poi il momento di fare la conoscenza del capo indiano Toro Seduto con la canzone Sitting Bull, tra le più particolari per concezione ed esecuzione, non però tra gli episodi più significativi dal punto di vista qualitativo. Anche le successive William Lewis Manly e Crazy Horse non rispettano del tutto le nostre forse troppo elevate aspettative: si tratta di due brani essenzialmente privi del giusto mordente, perlomeno se confrontati al resto della tracklist. La “svolta” arriva però con Goblins in Deadwood, una sorta di nuova Goblins’ Song (del debut album Horns of Silence), canzone in grado anche di farci divertire e quantomai coinvolgente. La cattivissima William Barret Travis, che chiude la sequenza di brani originali, è un altro episodio sottotono, ma unicamente per il cantato di Dest Ring, dato che dal punto di vista degli strumenti si tratta invece di uno dei momenti più propositivi ed interessanti dell’intero disco. A chiudere il tutto la cover di Bon Jovi Wanted Dead or Alive, scelta più che giusta che rende onore al brano originale senza però riuscire a distinguersi da esso.

Con questa quarta prova in studio, ancora una volta in veste di autoproduzione, gli SpellBlast ci mostrano luci e ombre della loro nuova formazione, che però ad oggi è tutt’altro che definitiva. Of Gold and Guns è un album da prendere per quello che è, senza pretendere di trovarsi di fronte all’opera magna del gruppo bergamasco, etichetta che ad oggi resta con tutta probabilità ancora affibbiata al precedente Nineteen. La speranza è che comunque il gruppo guidato da Luca Arzuffi trovi il modo di risollevarsi e continuare a risplendere anche in futuro come già fatto in passato. Siamo sicuri che le possibilità per rimettersi in luce ci siano tutte.



VOTO RECENSORE
69
VOTO LETTORI
67.71 su 7 voti [ VOTA]
Maurizio
Venerdì 6 Luglio 2018, 18.45.51
7
Il disco è buono, anche molto in alcuni spunti. Purtroppo non è rifinito a dovere alla console e sembra un po grezzo. Spero trovino stabilità perché i continui cambi non fanno bene. Per me 70, Nineteen è fuori scala e l'ho detto anche direttamente a loro...
Enrico86
Sabato 23 Giugno 2018, 15.33.49
6
Il precedente era sicuramente migliore. Pagano i continui cambi di linea up
Metagod
Martedì 19 Giugno 2018, 17.06.55
5
Mai stati un granché, adesso sono proprio in disarmo...
Luky
Domenica 10 Giugno 2018, 18.18.49
4
Dopo un primo ascolto, devo dire che questo album mi piace, soprattutto per le atmosfere molto azzeccate. Sono anch'io sul 70/75.
dandan
Mercoledì 6 Giugno 2018, 20.33.59
3
bel disco. l'ho etichetttato come Saloon Metal
Giasse
Martedì 29 Maggio 2018, 18.50.47
2
Non commento in modo approfondito perché come molti sanno sono amico di Luca Arzuffi. Dico solo che a me Wanted Dead Or Alive piace in quanto fedele all'originale. Se da un lato non costituisce un valore aggiunto in termini di brano singolo (dovendolo attivare dal play del lettore si potrebbe pescare direttamente l'originale), al contrario ben si adatta come chiosa divertente e canterina di un album complessivamente altrettanto divertente e canterino. Ciao a tutti. G.
JC
Martedì 29 Maggio 2018, 14.12.05
1
Gran bel disco per gli amanti dei western! L'ho ascoltato molto su Spotify (sono abbonato) e valuto l'acquisto fisico perché merita. Il voto per me è 80 (70 + 10 bonus per il soggetto West).
INFORMAZIONI
2018
Autoprodotto
Power
Tracklist
1. Tex Willer
2. Wyatt Earp
3. Billy the Kid
4. Jesse James
5. Sitting Bull
6. William Lewis Manly
7. Crazy Horse
8. Goblins in Deadwood
9. William Barret Travis
10. Wanted Dead or Alive (Bon Jovi cover)
Line Up
Dest Ring (Voce)
Luca Arzuffi (Chitarre)
Xavier Rota (Basso)

Musicisti Ospiti:
Francesco Fisogni (Chitarra acustica)
Remo Baldi (Arrangiamenti orchestrali)
 
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