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Unflesh - Savior
27/05/2018
( 413 letture )
Al giorno d’oggi nel mondo della musica non è cosa semplice riuscire a essere originali ed evitare i più disparati cliché: questo non vale solo per il nostro caro metal, ma anche per tutti gli altri generi musicali, dal jazz all’elettronica, dal rock al blues e così via. Gli Unflesh non sono tra quelli che rivoluzioneranno il genere e che entreranno negli annali della musica estrema, tuttavia sanno fare il loro dovere a meraviglia e ci offrono un album tra i più interessanti finora usciti di quest’anno. L’EP pubblicato nel 2016 (Transcendence to Eternal Obscurity) veniva ed è tuttora etichettato come technical death; la cosa sembrava non soddisfare il deus-ex-machina di questo progetto musicale Ryan Beevers, spingendolo a rendere il sound ”più aggressivo e oscuro”, come dice egli stesso.

La band cita come principali influenze Dissection, Emperor, Watain, Necrophagist e Arsis: appare chiaro quindi il loro intento di voler coniugare la ferocia e la complessità del technical death con la malvagità e le melodie sinistre del black. Ad un primo approccio con l’album la mente corre subito al capolavoro di Jon Nödtveidt, Storm Of The Light’s Bane: ovviamente siamo lontani anni luce ma l’idea dà questa band è di voler riaggiornare e rendere più moderno il sound proposto a loro tempo dai Dissection. Il riffing è dannatamente intricato ma ispirato allo stesso tempo, le vocals sono un ibrido tra il growl del death metal e lo scream del black e si rivelano velenose e quanto mai adatte allo stile dell’album, ma a fare veramente faville è la sezione batteristica, instancabile, fantasiosa e iperaggressiva. La produzione e il mixaggio, per un album autoprodotto sono a dir poco ottimi, creando così un sound tagliente e compresso al punto giusto (forse lo strumento un po’ in secondo piano è il basso, ma si tratta di sottigliezze, un orecchio allenato riuscirà a distinguerlo senza particolari difficoltà). Dopo un’intro orchestrale e davvero d’impatto che crea l’atmosfera adatta per l’ascolto, la titletrack esplode e mette subito in mostra le grandissime capacità tecniche della band, con una canzone che non avrebbe sfigurato nel repertorio di un certo Muhammed Suiçmez. Procedendo si trova Bestowal of Decay, che va dritta al punto con il suo furioso riffing di natura tech death e con i rimandi continui al black scandinavo. Final Writhe si apre con una chitarra più melodica e pacata e si evolve offrendoci diversi riff catchy e virtuosismi continui, fino allo stacco strumentale il minuto 2:45 totalmente inaspettato; la sezione solistica e la conclusione sono semplicemente fantastici e rendono la canzone uno degli highlights dell’album. Ascoltando Erosive Devoteers non si può non pensare agli Obscura di Cosmogenesis: infatti, la linea di basso che apre la canzone ricorda tantissimo Jeroen Thesseling e l’assolo di chitarra nell’interludio a 0:18 è molto simile a quelli che Christian Muenzner esegue in Universal Momentum. Si tratta della traccia migliore del platter, cinque minuti e ventidue di pura energia incendiaria. Con The Eradication Commenced troviamo quel groove finora assente e un mid tempo tecnicamente eccelso che aggiunge qualche variazione sul tema affinché l’ascoltatore non si annoi. Caliginous riprende in parte il groove della traccia precedente ma rivela allo stesso tempo il lato più melodico della band: è qui che i rimandi ai Dissection e agli Arsis si fanno evidenti. Sembra quasi che con le due canzoni precedenti gli Unflesh abbiano voluto risparmiare energia in vista di un finale pirotecnico: Desecration Of Light e Disintegration God sono, infatti, due schegge che viaggiano a velocità proibitive e rappresentano il non plus ultra del technical death a tinte black proposto dalla band di Boston. Pur non avendoli descritti per filo e per segno, gli assoli presenti nelle tracce sono di altissima fattura: funambolici, melodici e affascinanti.

Se stavate cercando del death metal tecnico un po’ diverso dal solito, allora questo Savior è quello che fa per voi: velocissimo e aggressivo, ma anche elegantemente intricato e cervellotico. Non fatevelo sfuggire; non ve ne pentirete!



VOTO RECENSORE
80
VOTO LETTORI
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INFORMAZIONI
2018
Autoprodotto
Technical Death Metal
Tracklist
1. Savior
2. Bestowal of Decay
3. Final Writhe
4. Erosive Devotees
5. The Eradication Commenced
6. Caliginous
7. Desecration of Light
8. Disintegration God
Line Up
Ryan Beevers (Voce, Chitarra)
Chris Gardino (Chitarra)
Peter De Reyna (Basso)
Chris Dovas (Batteria)
 
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