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Visionoir - The Waving Flame of Oblivion
28/05/2018
( 242 letture )
Bisogna risalire al 1998 per trovare un’altra uscita discografica a nome Visionoir. Il demo Through the Inner Gate fu il primo, e fino all’anno scorso unico, vagito del progetto del friulano Alessandro Sicur, che già ai tempi, sebbene sostenuto dalla chitarra di Mattia Pascolini, era largamente a capo della situazione, sia sul piano compositivo che su quello esecutivo. Persino la produzione era opera sua. Il risultato ancora oggi è tutto sommato apprezzabile, un goth metal animato da una forte voglia di esplorare, che non ebbe seguito perché Sicur preferì dedicarsi ad altre band e ad altri generi (il power/speed metal con i Blind Mirror, l’art-rock con i Magique Entropy Studio). Ci sono voluti quasi vent’anni affinchè Alessandro riesumasse il moniker Visionoir, proseguendo sul sentiero dell’autoproduzione e senza più nemmeno l’apporto alla sei corde di Pascolini con il primo album, The Waving Flame of Oblivion, al quale bisogna però approcciarsi avendo ben chiaro che si tratta di un lavoro derivativo, volente o nolente un omaggio non tanto ad autori precisi quanto a veri e propri modi di intendere la musica.

Tra i punti di riferimento elencati dal mastermind c’è il doom dei Candlemass, come detto il gothic metal, il prog anni ‘70 in stile Genesis e lo space rock, mentre il più chiaro debito non dichiarato è sicuramente nei confronti dei Dream Theater, citati fin dai primi secondi dell’album (impossibile non pensare all’arpeggio di On the Back of Angels ascoltando il riff iniziale di Distant Karma), insieme ad un vivo interesse per l’elettronica. Da notare poi, anche se in fin dei conti non troppo importanti, i campionamenti di poesie di T.S. Eliot, Ezra Pound, Dylan Thomas e Antonin Artaud lette dagli stessi autori.

Lo sforzo nella produzione è ammirevole, seppur in alcuni casi i suoni siano carenti e il mix non impeccabile, ma quello che non riesce ad Alessandro Sicur è staccarsi dai propri modelli e mostrare personalità. Non è facile apprezzare The Waving Flame of Oblivion se non considerandolo, come anticipato, una sorta di tributo, proprio perché il suo fautore unico non riesce quasi mai a bilanciare la forma non ottimale con una sostanza degna di nota. Distant Karma è un brano tutt’altro che noioso ma in fin dei conti insipido, un saliscendi metallico con punti d’interesse troppo isolati e che non colpisce come dovrebbe fare una traccia d’apertura, di un debutto perlopiù. The Hollow Men si salva grazie ad una seconda parte energica e allo stesso tempo riflessiva, con un basso in grande spolvero, ma subito si torna su territori ben più modesti con 7ven, un brano prog metal pieno di inserti di elettronica ma privo di grandi guizzi. Il meglio sembra sempre venire dal basso elettrico, al quale è affidata l’introduzione della bella The Discouraging Doctrine of Chances, vicina addirittura al death in certi frangenti, con una gestione climatica che sa quasi più di post-rock che di progressive. Curiose anche le intuizioni orientaleggianti, lontanamente à la Nile.

Il progetto del nativo di Udine non può di certo essere definito monotono. Il suo bagaglio è ampio ed è lodevole il coraggio con cui passa da una traccia all’altra ad atmosfere molto diverse tra loro. Il passo cadenzato iniziale di Shadowplay funziona, come le atmosfere in bilico tra il new romantic ottantiano e le ballad dei Dream Theater, spogliate di qualunque tecnicismo, del primo minuto di Electro-Choc, ma in entrambi i casi alle buone premesse non segue uno sviluppo all’altezza, neanche con un buon uso dei sintetizzatori nella seconda. Il picco dell’album è Coldwaves, che unisce il post al pop in un modo molto simile ad alcuni esperimenti dei Mogwai. Una traccia veramente notevole, che potrebbe tranquillamente rappresentare un punto di partenza per il prossimo prodotto a nome Visionoir. A Few More Steps è messa in piedi come un’ideale chiusura di un disco progressive: magniloquente, introspettiva e dall’arrangiamento vario, ma per quanto sia gradevole risulta già sentita e quindi poco entusiasmante. A sorpresa, però, arriva la bonus track a regalare soddisfazioni. Godspeed Radio Galaxy è un pezzo di oltre dieci minuti che funziona quasi in tutto, dal riff doom all’impiego del pianoforte, fino alla struttura spiccatamente progressiva. Forse viene tirata troppo per le lunghe, ma il nostro dimostra di saperci fare, pur non essendo particolarmente originale.

La dedizione di Alessandro Sicur verso questo progetto è totale. Vedendo quanto gli è stato dietro nell’ultimo periodo si capisce chiaramente che ha a cuore Visionoir, e questo si sente anche lungo tutto The Waving Flame of Oblivion, ma servirà osare un po’ per elevare la sua creatura. Forse potrebbe bastare concentrarsi sui lati positivi di questo debutto, di cui l’ascolto rimane consigliato, visto che i difetti vengono dalla genuinità dell’artista, cosa per niente scontata al giorno d’oggi.



VOTO RECENSORE
63
VOTO LETTORI
66.33 su 3 voti [ VOTA]
INFORMAZIONI
2017
Autoprodotto
Prog Metal
Tracklist
1. Distant Karma
2. The Hollow Men
3. 7ven
4. The Discouraging Doctrine of Chances
5. Shadowplay
6. Electro-Choc
7. Coldwaves
8. A Few More Steps
9. Godspeed Radio Galaxy (Bonus track)
Line Up
Alessandro Sicur (Voce, Chitarra, Tastiera, Basso, Batteria)
 
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