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Univers Zero - Ceux du Dehors
09/06/2018
( 416 letture )
The music the record companies don't want you to hear (Slogan del Rock in Opposition Festival)

Se è vero che il punk è nato in contrapposizione alla musica colta degli anni 70 e pesca dal rock & roll d'oltre oceano la propria matrice, è altrettanto vero che in Europa una piccola nicchia di musicisti provò a sua volta a creare una musica che entrasse in contrasto con quella che, nella fine degli anni 70, era la musica delle masse. L’idea fu quella di produrre una musica che fosse rock nelle intenzioni ma che si slegasse totalmente dalla radice blues, andando a pescare dalla tradizione colta europea. Ma com’è possibile poter trovare uno stile espressivo che sia rock ma allo stesso tempo slegato radicalmente dal blues? Se andiamo a studiare l’evoluzione del rock risulta evidente che sino al 1969 non era neanche immaginabile pensare che i due generi potessero essere scissi. Il primo esempio della fattibilità di questo processo è da cercare nel movimento progressivo inglese. Infatti, i primi gruppi a fondere un rock privato del blues con la classica, per citare solo qualche nome, sono stati quelli ascrivibili al symphonic prog come i Genesis, gli Yes e i Renaissance. Ma nel caso delle band citate parliamo di composizioni rock che includono la componente classica soprattutto nei temi. Nel caso degli Univers Zero il processo è esattamente opposto. L’ispirazione base, infatti, è data da compositori contemporanei come Stravinsky e Bartòk andando poi a miscelare la partitura con ritmiche dure. Il processo di contrapposizione a quella che era la musica dominante del periodo, da loro identificata principalmente nella disco music e nel punk, venne definito RIO, acronimo di Rock In Opposition. L’anno zero di questo genere è considerato il 1978, quando ad un evento, chiamato appunto Rock in Opposition, vennero invitati 5 gruppi provenienti da altrettanti paesi, tra cui gli Univers Zero e i nostrani Stormy Six. La manifestazione nacque con il fine di accusare il mercato discografico di aver ormai dimenticato il valore artistico della musica, preferendo investire su prodotti altamente commerciali e quindi affossare chi, come i cinque gruppi chiamati a presiedere, produceva musica al solo fine artistico. L’evento ebbe un considerevole successo, tanto da convincere gli organizzatori a proseguire la collaborazione fondando anche una nuova etichetta, la Recommended Records. La seconda edizione del Festiva si tenne in Italia, più precisamente a Milano, e fu organizzata dai nostrani Stormy Six; questo solo per rimarcare quanto il nostro paese abbia avuto un ruolo cardine della storia del rock progressivo anche se troppo spesso lo si dimentica.

Fatta una panoramica al fine di inquadrare il contesto in cui tali gruppi operavano, entriamo nel dettaglio della produzione. I tratti distintivi sono la forte presenza di archi e fiati e la loro commistione con una base ritmica classica del rock, la struttura dei brani che prevede la quasi totale assenza di improvvisazione e uno stile compositivo che stupisce con temi che creano grovigli estremante complessi ed articolati. In questo terzo disco, Ceux Du Dehors, inizia un percorso di modernizzazione che si concluderà con Heatwave e che ha comportato una progressiva elettronicizzazione, a dire il vero molto parziale, del sound. Oltre a questo fattore le differenze sostanziali dai precedenti capitoli sono la presenza di atmosfere meno crepuscolari, di composizioni più stravaganti e soprattutto di momenti in cui il comparto tecnico raggiunge quasi la perfezione esecutiva. Descrivere le sette tracce di questo disco è praticamente impossibile, e più che altro inutile, dato che ognuna di esse contiene una varietà inimmaginabile di temi che si abbracciano in continui contrappunti complessi ed ipnotici. Quando ci si approccia per la prima volta a questa musica, se non si è già stati svezzati da gruppi come i Magma o i Gentle Giant, che presentano diverse similitudini, è verosimile provare un senso di disorientamento. Non c’è un tema portante, i brani si evolvono in modo quasi sregolato, fiati ed archi disegnano melodie affascinanti che entrano quasi in collisione con le ritmiche serrate e aggressive di basso e batteria. È possibile trovare una similitudine importante, principalmente per la convergenza di fonti di ispirazione, con i lavori orchestrali di Frank Zappa che pur essendo diametralmente opposti come concetto primario, durante il percorso trovano diversi punti di congiunzione. Come è facile immaginare, i brani di maggiore interesse sono le tre suite Dense, La Corne Du Bois Des Pendus e Combat, in cui, oltre a raggiungere le più alte vette compositive, il gruppo riprende le atmosfere oscure tipiche dei primi due lavori. Altra citazione importante è La Musique d'Erich Zann, brano totalmente improvvisato dove cacofonia e delirio navigano in uno spazio estremamente vicino alla musica contemporanea d’avanguardia. È importante in questa sede sottolineare che il leader storico del gruppo è il batterista e percussionista Daniel Denis, che oltre ad essere l’unico membro stabile della band è anche l’autore della maggior parte dei brani.

Ceux Du Dehors è un disco impegnativo. Ogni brano contiene una quantità di idee sufficienti a comporre intere discografie, miscelate in strutture totalmente imprevedibili e destabilizzanti. Non è musica per tutti, ed è esattamente questo il suo scopo. Per essere assaporata richiede tempo, concentrazione e un impianto Hi-Fi di pregio, per esaltare al meglio la complessità e la pulizia dei suoni. Ascoltare una melodia di oboe supportata da un contrappunto di violino su una cassa bluetooth da pochi euro sarebbe un vero e proprio delitto. Non resta molto da dire, se non che parliamo di un disco di eccezionale bellezza, che nella sua estrema complessità racchiude momenti di altrettanto estremo splendore. In sintesi possiamo riassumerlo dicendo che si tratta di una musica per addetti ai lavori o per grandi appassionati. Chiunque cerchi immediatezza e orecchiabilità ne giri alla larga, ma chi cerca un approccio più mentale e complesso non potrà che rimanere incantato nell’ascoltare Ceux du dehors.



VOTO RECENSORE
89
VOTO LETTORI
0 su 0 voti [ VOTA]
Lele 12 DiAnnö
Sabato 16 Giugno 2018, 2.49.00
2
@Alex Cavani: "intenditori" ha una connotazione positiva, sarebbe forse adatto un più neutro "appassionati"...
Alex Cavani
Martedì 12 Giugno 2018, 17.26.40
1
Ancora nessuno ha commentato questo disco di una band che da un po' di anni sto cercando di approfondire come merita, quindi inauguro io: gli Univers Zero ho iniziato ad ascoltarli con l'ultimo Phosphorescent Dreams del 2014, disco magmatico (non a caso come dice la recensione ) e difficile che però ho adorato da subito; da lì sono andato a ritroso arrivando proprio a questo disco qui, che è il loro terzo se non erro. Le cose che mi hanno subito colpito sono il titolo, che richiama l'opera di HP Lovecraft, e la copertina (per la bruttezza in realtà...), mentre la musica trasmette veramente tanto il senso di improvvisazione collettiva, ma un'improvvisazione "colta", il che è ancora più impenetrabile. Io amo questo modo di intendere la musica, ma riesco a godere di più dei dischi dei Magma, che trovo similari per certi aspetti (meno i Gentle Giant, ma forse se l'intenzione era quella, capisco il paragone per ciò che riguarda la componente sinfonica e "classica" nell'impianto dei brani), piuttosto che di questo e dei seguenti dischi degli UZ, che quindi rimangono ancora una piccola chimera per il mio gusto musicale. Ma ben venga che ci siano recensioni come questa che fanno scoprire uno di quei gruppi che probabilmente non ha visibilità all'infuori degli intenditori del RIO, ma che ha sfornato davvero musica che merita di essere sviscerata.
INFORMAZIONI
1981
Cuneiform Records
Prog Rock
Tracklist
1. Dense
2. La Corne du Bois des Pendus
3. Bonjour Chez Vous
4. Combat
5. La Musique d'Erich Zann
6. La Tete du Corbeau
7. Triomphe des Mouches
Line Up
Andy Kirk (Voce, Organo, Mellotron, Harmonium, Tastiere, Glockenspiel)
Patrick Hanappier (Voce, Viola, Violino)
Michel Berckmans (Voce, Fagotto, Oboe)
Guy Segers (Voce, Basso, Clarinetto)
Daniel Denis (Voce, Batteria, Percussioni, Tastiere, Violino)

Musicisti Ospiti:
Ilona Chale (Voce)
Jean-Luc Aimé (Violino)
Thierry Zaboitzeff (Violoncello)
Jean Debefve (Ghironda)
 
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