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Daylight Dies - Lost to the Living
09/06/2018
( 292 letture )
La verità m'appare d'un tratto: quest'uomo morirà presto. Di sicuro lo sa anche lui; basta che si sia guardato ad uno specchio: di giorno in giorno rassomiglia sempre più al cadavere che sarà. Ecco che cos'è la loro esperienza; ecco perché mi son detto tante volte che odora di morte: è la loro ultima difesa. Il dottore vorrebbe pur credervi, vorrebbe mascherarsi l'insopportabile realtà: ch'egli è solo, che non ha capito nulla, che non ha passato; con un'intelligenza che gli s'intorbida, e un corpo che si sfascia. E allora egli ha apprestato ben bene, ha ben sistemato e imbottito il suo piccolo delirio di compensazione: dice a sé stesso che progredisce.
(Jean Paul Sartre, La Nausea)

La società occidentale è un posto complesso. Dove alcuni potrebbero vedere possibilità di auto-realizzazione o chance di prosperare, altri vivono la loro vita costretti da un sentimento di insensatezza che supera la disperazione e sconfina nell'apatia. Filosofi come Sartre credevano che l'esistente nascesse senza ragione, si protraesse per debolezza e morisse per combinazione. Non è difficile, quando ci fermiamo a riflettere su noi stessi, capire il perché si possa giungere a tali vette di nichilismo. Quest'ultimo è un concetto molto caro a diversi gruppi metal e in tal senso i Daylight Dies non fanno eccezione.

Vacant gazes of the rank and file
Minds in atrophy
Surging numbers of indifference
Do you exist
Or appear to be


File di sguardi vuoti, menti spente e indifferenza.
Domande esistenziali.
Un repertorio conosciuto, ma che la band del North Carolina riesce a declinare con un'efficacia estrema, nonostante l'ermetismo di alcuni testi. In tal senso non fanno eccezione quelli del presente Lost to the Living, penultima uscita del gruppo americano datata 2008, quattro anni prima del loro ultimo vagito (ad oggi) A Frail Becoming. Ciò che troviamo qui è un sound che va perfezionandosi e “sgrezzandosi” rispetto agli album precedenti, concretizzando sempre più l'innata eleganza stilistica dell'act di Raleigh. L'insieme dei nove brani è tranquillamente categorizzabile come death/doom, ma tale descrizione non è poi sufficiente a cogliere le sfumature quasi gothic che compaiono in più passaggi. Non si tratta sicuramente di un album estremo, la violenza è studiata e chirurgica, ma funzionale ai brani e soprattutto in equilibrio con parti più acustiche e rilassate. L'impianto del disco è costruito sul gran lavoro della coppia di chitarristi Gambling/Shackelford, che costruiscono prima una sezione ritmica solida in power chord (incattivita quando serve da innesti di palm muting) che sa essere diretta ma anche variare ritmo e accordi in modo quasi inaspettato. Il grosso della differenza la fa però la componente melodica garantita dalle chitarre, che si prodigano costantemente per costruire arpeggi struggenti e lente progressioni che catalizzano l'attenzione (Woke Up Lost ne è forse il miglior esempio). Non mancano poi momenti solisti più diretti e “vivaci”, come quello ascoltabile nella parte finale di A Portrait in White o altri più acustici come udibile in Last Alone. Basso e batteria lavorano come un'entità unica. Dietro le pelli Jesse Haff riesce muoversi tra momenti sostenuti dove lascia andare la cassa e garantendo “perni” di doppio pedale su cui inserire le accelerazioni e altri meno tirati ma più complessi, dove gioca spostandosi rapidamente tra i tom e usa in maniera creativa il rullante. Al basso Egan O' Rourke invece si muove quasi esclusivamente su frequenze gravi, lavorando per ricucire le varie parti strumentali senza impiegare virtuosisimi ma riuscendo praticamente sempre a far “contare” le sue note. Dietro il microfono il protagonista indiscusso risponde al nome di Nathan Ellis, che con il suo growling secco e discretamente acuto catalizza l'attenzione dell'ascoltatore. Il tutto grazie ad una capacità interpretativa notevole e che fa passare in secondo piano delle linee vocali che altrimenti sarebbero suonate un po' monocorde. Le clean vocals sono invece affidate al bassista Egan O' Rourke, che si dimostra da subito ben più di una seconda voce. Timbro gradevole, voce acuta ma nel contempo delicata e quasi “eterea”. Basti ascoltare Last Alone per rendersene conto.

La produzione di Lost to the Living è stata affidata in buona parte al buon Jens Bogren (Fascination Street Studios), che si è occupato di mixaggio e mastering, mentre a registrazione è stata “fatta in casa” da Egan O' Rourke. Una combinazione che ha permesso ai Daylight Dies di ottenere il massimo senza doversi muovere oltre oceano. Iniziamo con il dire che per un mastering curato da Bogren la loudness finale dei brani non è eccessiva, non salvaguarda tutte le dinamiche ma non è nemmeno “tirata troppo per il collo”. Rimane perfettibile solo in termini di efficacia nell'adattare l'ascolto su diversi supporti, visto che quando si ascolta l'album su casse (o cuffie) meno che professionali la parte più “bassa” dello spettro sparisce in maniera molto netta, molto più che in altri casi. L'ascolto su sistemi più hi-fi restituisce anche tale gamma, che è stata lasciata seduta -nel suo nocciolo- tra i 30 e i 70 hz, molto in basso per poter rendere in impianti di basso livello. Se ascoltato in modo adeguato però Lost to the Living rivela un sound curato, denso e ben definito. Chitarre chiare, taglienti e armonicamente molto ricche, basso possente e batteria cristallina. Tutto ciò valorizza enormemente un disco che avrebbe perso molto con una produzione più low-fi.

Nel complesso Lost to the Living è un disco importante per la storia dei Daylight Dies. Rappresenta un ulteriore passo stilistico verso quel A Frail Becoming che -ad oggi- rappresenta probabilmente la vetta della carriera degli americani.
Nel suo essere un disco di transizione è però -per sé- totalmente godibile da chiunque apprezzi il death/doom o da chi voglia cedere alle atmosfere cupe e malinconiche della luce morente del sole

Painful persistent images
Disrupts my sleep
Intrudes in dreams
Faint droning echoes within the walls
Veiled reminders
Of regret time will hold



VOTO RECENSORE
82
VOTO LETTORI
99 su 1 voti [ VOTA]
INFORMAZIONI
2008
Candlelight Records
Death / Doom
Tracklist
1. Cathedral
2. A Portrait in White
3. A Subtle Violence
4. And a Slow Surrender
5. At a Loss
6. Woke Up Lost
7. Descending
8. Last Alone lento con pulito
9. The Morning Light
Line Up
Nathan Ellis (Voce)
Barre Gambling (Chitarra)
Charley Shackelford (Chitarra)
Egan O' Rourke (Basso, Voce clean)
Jesse Haff (Batteria)
 
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