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Lurker of Chalice - Lurker of Chalice
09/06/2018
( 572 letture )
Sometimes I feel like I'm not solid
I'm hollow
There’s nothing behind my eyes
I'm a negative of a person
It is if I never
I never thought anything
I never felt anything
All I want is blackness
Blackness and silence


San Francisco, California, 1998. Jef Whitehead è un ragazzone che veleggia verso i trent’anni, di mestiere fa il tatuatore e l’illustratore, e nel tempo libero ascolta un sacco di black metal, in particolare le sue frange più oltranziste e rumorose. In Illinois già da qualche anno un tale di nome Andrew Harris aveva trovato una propria via al black rintracciando in Giuda Iscariota l’archetipo terreno della ribellione contro le costrizioni della moralità cristiana e, per estensione, contro l’ordine sociale costituito che ne sarebbe diretta emanazione. Jef ama alla follia tutta la neonata scena estrema statunitense e adora in particolare proprio Harris e i suoi Judas Iscariot, per il concept isolazionista e misantropo e, musicalmente, per il drumming incontrollato e furioso.
Jef, proprio come Andrew, non è tipo da band. Jef ama fare le cose da solo: nel semi-esilio del suo appartamento forgia e infonde la scintilla della vita nella creatura Leviathan, un mastodonte che fagocita il depressive più oltranzista e autodistruttivo, il death più marcio e oscuro, e il doom più funereo e cavernoso, per esprimere il proprio rifiuto delle categorie culturali imperanti e il proprio dissenso per qualunque forma di super-io sociale. Da eccellente conoscitore d’arte e appassionato studioso di esoterismo, adotta il simbolo alchemico della luna crescente, metafora dell’uomo razionale, puro e potenzialmente perfetto in sé. Questa personale commistione di individualismo, autarchia e superomismo trova sinistra rappresentazione in un sound opprimente e devastante, nel corso degli anni sensibile alle suggestioni più oscure del mondo del metal estremo e a sua volta fonte di ispirazione per un numero imprecisato di band. Anno 1998. Lo U.S.B.M. identifica i propri spazi di azione e acquisisce una nuova fisionomia, aggressiva e furente.
Anno 2001. Jef è sempre nella Città della Baia ma qualcos’altro inizia ad attirare la sua attenzione. Un sound gassoso, più spettrale e sfuggente, si materializza nella sua testa, e cresce nutrendosi di EBM e noise, abbeverandosi di ambient e colonne sonore e infine trascendendo hauntologicamente nel fantasma del suo passaggio. Sceglie il monicker Lurker Of Chalice per dar voce alle sue visioni e inizia ad autoprodurre CDr con tiratura ignota.
Anno 2005. La Total Holocaust Records, etichetta che teneva allora a battesimo le prime uscite di nomi che diverranno pilastri della scena statunitense come Xasthur e Nachtmystium, dà alle stampe Lurker Of Chalice, esordio ufficiale della nuova mutazione sonora di Jef, inquieta, magmatica e spiazzante sin dalle prime note.

Il brano d’apertura, identificato nella tracklist originale col disegno di un tridente, è infatti una chiamata alle armi in puro stile Bathory che però non deflagra mai: il contrappunto fra i due giri melodici della sei corde è straniante nei suoni a tal punto da sembrare un dialogo fra due voci che parlano la stessa lingua ma in tempi e spazi differenti; ne risulta un anticlimax labirintico e disorientante. Piercing Where They Might si arrampica su una melodia tra Darkthrone e Burzum filtrata da una certa sensibilità nell’armonizzazione che ne sgrezza la forma. Improvvisamente il pezzo si fa ululato ferino e diabolico, enfatizzato da un recitato scuro, sofferto come le voci di Twin Peaks che a fatica vibrano nell’aria di piombo della Loggia Nera; le continue folate dissonanti che spazzano il mid tempo portante appaiono mesmerizzanti come certi incubi griffati Blut Aus Nord. Spectre As Valkerie Is annuncia sin dal tintinnio di partenza che qualcosa di oscuro sta arrivando dalle gelide distese deserte che si spalancano ai nostri occhi. Il paesaggio si squarcia in una sequenza post metal che striscia nella polvere della stessa apocalisse nucleare cantata da Neurosis e Cult Of Luna, per poi dilatarsi in un numero simil ambient dai forti lineamenti urbani, fra suggestioni dark wave, scazzo dungeon synth e shuffle jazz nelle fantasiose progressioni di batteria. Complessivamente il pezzo è una spettacolare allucinazione virata al blu, dalle parti degli score di Angelo Badalamenti. Minions si sviluppa arcana e sulfurea nel solco di un funeral doom asfissiante, come se le volute gotiche vergate di sangue affrescate dai The Ruins Of Beverast in Blood Vaults - The Blazing Gospel Of Heinrich Kramer annegassero nelle profondità stigiane degli Evoken di Antithesis Of Light. La successiva Paramnesia è un carillon sotterrato in un cimitero, una danza swansiana le cui movenze sembrano appesantite da decenni di rappresentazione senza un pubblico. This Blood Falls As Mortal (Part III), il brano più lungo del platter con i suoi dieci minuti abbondanti, vive di ossessioni noir, dispiegando una narrazione post rock vicina ai Godspeed You Black Emperor! che esonda in un gorgo black scurissimo, che intreccia il nichilismo psicotico di Xasthur con il fragile isolazionismo di Striborg; la dissolvenza del pezzo è una polverosa stanza blues che affaccia su una fredda foresta del Nord per chitarra, sintetizzatore e charleston. A seguire Granite è proto-atmospheric black registrato su un quattro piste rotto e masticato dal decadimento del nastro, come la materia ambient nei Disintegration Loops di William Basinski, mentre la voce baritonale di Whitehead diluvia sopra ogni cosa, come la pioggia di Von Meilenwald bagnava ovunque gli impuri. Vortex Chalice è una invocazione neo folk, tra Michael Gira e il Johnny Cash di Hurt, sferzata da grida strazianti e rumorismi come da interferenza radio, mentre la conclusiva Fastened To The Five Points è l’ennesimo caleidoscopio virato al nero: il brano si apre su cadenze doom settantiane, ammutolisce in una breve immersione ambient ed evolve splendidamente in un abisso funeral dal disegno armonico in continua e lenta mutazione fino al bordone finale che tutto silenzia.

Lurker Of Chalice è una ferita nel corpo U.S.B.M. tuttora pulsante: il sangue dell’America che ne sgorgò aveva e ha il plasma del rifiuto della religione e di qualunque imposizione dogmatica perché cause primarie di massificazione e omologazione culturale, e le cellule dell’isolazionismo e dell’autodeterminismo come unica risposta positivista al declino del genere umano. La componente autolesionista tipica del depressive black metal, genere cui spesso è ascritto l’album, è qui rielaborata in chiave di sacrificio: il suicidio diviene esempio, coraggioso ed estremo atto di ribellione nei confronti di una realtà decadente. Al di là dell’evidente opinabilità del discorso, l’album, nel suo contenuto lirico e musicale, è simultaneamente un ritratto vivido dello spirito del suo tempo e un personalissimo e logorante inabissamento nei meandri più reconditi della psiche umana.

Anno 2005. Il black americano muta forma.



VOTO RECENSORE
89
VOTO LETTORI
90 su 1 voti [ VOTA]
God of Emptiness
Lunedì 11 Giugno 2018, 16.08.40
7
Ascoltato; trovo esatta la dicitura Inclassificabile perchè è davvero un calderone ribollente di influenze diverse. Non c'è che dire è davvero una perla e si sente la differenza rispetto ai Leviathan. Durante l'ascolto ho più volte pensato di trovarmi su una spiaggi al tramonto (forse anche per i gabbiani a inizio dell prima canzone ahahaha). Bellissimo, malinconico e a suo modo rilassante. voto 90
Zess
Lunedì 11 Giugno 2018, 2.10.39
6
Capolavoro.
bacodaseta
Sabato 9 Giugno 2018, 13.07.53
5
Suggerirti suggestioni soggiacenti e soggioganti....e chi più ne ha più ne metta..
bacodaseta
Sabato 9 Giugno 2018, 12.58.37
4
Grazie @God. L'album è spettacolare; saprà suggerirti moltissime altre immagini e suggestioni. \m/
God of Emptiness
Sabato 9 Giugno 2018, 12.19.19
3
Li sento nominare da una vita ma non ho mai avuto il mood per ascoltarli. Provvederò immediatamente 😈 recensione capolavoro secondo me, scorrevole ed esoterica al contempo.
bacodaseta
Sabato 9 Giugno 2018, 11.25.28
2
@Malleus. La scelta di catalogarlo come inclassificabile deriva dalla complessità dei pezzi. Ogni episodio dell'album cela una miriade di forme di scrittura in qualche modo tipiche di vari sottogeneri: black e ambient sicuramente - e probabilmente in alternativa la scelta sarebbe ricaduta su questa dicitura -, ma anche doom, funeral, post e jazz solo per fare qualche esempio. Il termine "inclassificabile", pur vago e polivalente, sembra più adatto a dare il senso di quella trasversalità nella proposta che poi spero si evinca dalla recensione. Ovviamente il mio è solo un parere personale, che la redazione ha poi avallato in fase di revisione.
Malleus
Sabato 9 Giugno 2018, 10.36.51
1
90 minimo per sto capolavorone, senza dubbio uno dei dischi black più influenti e innovativi dei post 2000.. non capisco perchè sia stato catalogato come inclassificabile, alla fine bastava scrivere black-ambient o atmosperic-black
INFORMAZIONI
2005
Total Holocaust Records
Inclassificabile
Tracklist
1. I
2. Piercing Where They Might
3. Spektre As Valkerie Is
4. Minions
5. Paramnesia
6. This Blood Falls As Mortal (Part III)
7. Granite
8. Vortex Chalice
9. Fastened To The Five Points
Line Up
Jef Whitehead (Voce, tutti gli strumenti)
 
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