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Refuge - Solitary Men
10/06/2018
( 1263 letture )
Quello dei Refuge, indubbiamente, è un moniker che risulta in grado di far battere il cuore a tutti i fan dei Rage. La formazione composta da Peavy Wagner, Manni Schmidt e Christos Efthimiadis ha infatti firmato cinque album con lo storico "brand" prima richiamato, per poi dividersi nel corso degli anni 90. I tre si sono successivamente impegnati con altrettante band: Peavy sempre con i Rage; Manni con i Grave Digger e Christos nei Tri State Corner. Le strade del trio non si sono incrociate per lungo tempo, ossia fino al 2014, quando decisero di mettere in piedi uno show a sorpresa presentandosi con l'improbabile nome di Tres Hombres. Nell'era dei social, però, tenere segreto qualcosa è davvero difficile ed il concerto si trasformò in un happenig di successo. Da lì la partecipazione ad alcuni Festival tra il 2015 ed il 2016 e la proposta di un contratto discografico per la produzione di nuovo materiale da dare in pasto ai fan. Proposta che trova il suo coronamento con l'uscita di Solitary Men.

Prodotto dalla stessa band e mixato da Dan Swano, Solitary Men è un lavoro con tutti e due i piedi negli anni 80 come stile compositivo e radici solidissime negli anni 70, vista la presenza di molte soluzioni negli arrangiamenti riferibili a quella decade che ammantano la gran parte dei passaggi di questo album. E non è probabilmente un caso che la copertina del disco mostri un sinistro albero dal quale emergono le effigi lignee dei tre musicisti, le cui possenti radici affondano in un terreno desertico. Partenza affidata a Summer's Winter, un heavy-speed dal quale affiorano subito la voce ruvida di Peavy ed un ritornello che si stampa subito in mente. Una caratteristica, quest'ultima, che presenterà la maggior parte della scaletta, del resto. Ma si deve registrare anche la presenza di una terza peculiarità che sarà comune a tutte le canzoni più riuscite, ossia l'inserimento di un break molto semplice, ma dotato di grande groove. Questi break, a prescindere dalla loro qualità in senso assoluto, non saranno però sfruttati sempre al meglio. Questo anche a causa di una scelta produttiva che ha evidentemente mirato a non calcare troppo la mano sul loro impatto sonoro, restando probabilmente in linea con una mentalità che, come richiamato in apertura di paragrafo, restituisce spesso le atmosfere della decade con i pantaloni a zampa d'elefante. The Man In The Ivory Tower è un heavy meno irruente ed a base rock, ma molto quadrato nella sua semplicità. Ancora una volta le qualità classiche dei Refuge vengono fuori con disarmante chiarezza, specialmente nel ritornello malinconicamente arioso. Anche qui è il mini break prima dell'assolo ad attirare l'attenzione. Si riparte girando a tutta manetta la manopola del gas con Bleeding From Inside ed un Peavy ancora più cupo, il quale si muove a suo agio su linee vocali a dir poco d'antàn, ma quantomeno piacevoli. Altro buon assolo di Manni (sarà così praticamente per tutto il lavoro) per un altro brano godibile, prima di passare al roccioso heavy-speed di From The Ashes. Un po' scontato nella linea melodica principale, quasi pretestuoso nel suo sviluppo, in quanto a rimanere impressi sono il discreto chorus e... sì, ancora una volta il piccolo break decisamente anni 70 prima del nuovo assolo di Manni. Sicuramente più cupa Living On The Edge Of Time nella sua parte iniziale, per poi schiudersi ad un heavy molto vigoroso. L' "Uh!" d'ordinanza che si ascolta al principio di We Owe A Life To Death è già descrittivo del tipo di brano di cui si tratta dal punto di visto dell'impianto musicale. Ancora una volta qualcosa di rassicurante, ma piuttosto citazionista nel suo svolgimento. La sferragliante Mind Over Matter reca accenti epici nel ritornello e, come tutte le altre canzoni, segue un canovaccio prevedibile, ma sempre coinvolgente e soprattutto credibile. Anni 70 che irrompono con grande chiarezza con Let Me Go, che sembra un Bignami del modo di costruire un pezzo heavy-rock del tempo. Già sentito tanto da sembrare a volte un patchwork di tanti brani di genere, ma nuovamente qualcosa di gradevole. Discorso che può essere allargato in parte anche ad Hell Freeze Over e pienamente a Waterfalls ed alla bonus track Another Kind Of Madness, che concludono Solitary Men in bilico tra rarefazione e spessore heavy e con un Christos Efthimiadis molto efficace.

Solitary Men è sostanzialmente ciò che può e deve essere. Un lavoro che poggia su solide basi, identificabili nell'esperienza, nell'amalgama, nella professionalità e soprattutto nella credibilità dei tre musicisti che agiscono sotto il moniker Refuge ed in altre qualità facilmente prevedibili. Ossia la voglia e la necessità di parlare direttamente ai fan dei Rage -specialmente quelli della prima ora- utilizzando un linguaggio da loro ben conosciuto e padroneggiato. Un linguaggio affidabile e sempre seducente da ascoltare nella sua intramontabile musicalità, ma per forza di cose privo della capacità di andare oltre sé stesso. Solitary Men è un album con un paio di brani assolutamente non memorabili; personalizzato da un massiccio ricorso a quei break più volte citati in recensione, che però ogni tanto avrebbero avuto bisogno di una produzione che esaltasse di più la ritmica della chitarra; ed infine messo insieme da tre musicisti capaci di garantire che tutto sia stato fatto come volevano, seguendo la propria indole e non le necessità del mercato. Niente di sconvolgente, ma un disco in grado di accompagnare l'estate in maniera divertente e sincera, da ascoltare preferibilmente dal vivo e da consigliare a chi non bada agli "effetti speciali" ed ama la storia che esiste dietro i Refuge e questo tipo di Heavy.



VOTO RECENSORE
72
VOTO LETTORI
89.87 su 8 voti [ VOTA]
tino
Giovedì 21 Giugno 2018, 21.11.44
31
C'è poco da fare Manni e' il valore aggiunto, nonostante Marcos Rodríguez e' giovane e bravissimo Manni e' Manni. Il disco ricorda i fasti gloriosi di trapped senza ovviamente raggiungerli ma siamo comunque ad alti livelli. Bravi veramente e bravo peavy che ci ha creduto
mpS
Martedì 19 Giugno 2018, 14.21.45
30
Quoto Metal Shock in toto commento 1. Premesso che mi piacciono da dio i Rage, li ascolto da Perfect Man, e che dovrebbero essere, a livello vendite e fama, nel Gotha della musica metal. Personalmente comunque preferisco questi Refuge ai 2 ultimi pallidissimi/pallosissimi dischi dei "nuovissimi/vecchissimi" Rage. Come ho gia' detto in passato,la formazione Smolski/Peavy/Terrana ha dato moltissime soddisfazioni e lavori da urlo, per chi ovviamente non si accontentava delle solite canzoni che si dimenticano nell'arco di un ascolto. Ovviamente oggi per Peavy non e' piu' cosi',vuoi per voglia,soldi, ecc ecc ... preferisce cose piu' semplici. Va bene cosi'. Mi accontento di quello,molto valido,che c'e'.
Mic
Venerdì 15 Giugno 2018, 13.27.37
29
Sto ascoltando ora. Ho adorato gli album dei Rage con questa formazione e piazzerò questo disco nella mia collezione vicino a Missing Link. Però a me ricorda più le atmosfere di End of All Days
nonchalance
Giovedì 14 Giugno 2018, 11.47.54
28
Pure loro?!
df800
Giovedì 14 Giugno 2018, 10.42.14
27
@bright Condivido con te che 21 era un buon album, l unica pecca a mio parere erano dei suoni leggermente fiacchi e qualche filler ma di sicuro un album buono e pieno di sperimentazioni (cosa che ci sta n una fase storica di un gruppo che suona da oltre 30 anni). Staw era a mio parere un discone grandi song e una bella suite centrale. Insomma, i Rage non hanno mai sbagliato un colpo.
Bright Light
Mercoledì 13 Giugno 2018, 23.33.12
26
Scialbo 21? Ma sturarsi le orecchie é cosi un casino??? Boh...
Kai Shiden
Mercoledì 13 Giugno 2018, 19.11.47
25
Per fortuna Peavy si è levato quella zavorra di Smolski, RINATO con 3 disconi, che sia Rage o Refuge poco importa, alla fine Manni e Chris hanno un altro lavoro, lui mica può fermare i Rage. E poi continuando con Smolkij i risultati si sono visti con 21 e Strings To a Web, due dischi scialbi. Se l'andazzo era quello che poi s'è sentito con gli Almanac, ben vengano Rage & Refuge.
tino
Martedì 12 Giugno 2018, 16.55.04
24
i tres hombres erano il segreto di pulcinella...volevano farsi beccare...ormai comunque è chiaro che peavy ha ridefinito una volta per tutte gli standard del suo trio con le linee guida di album “minimali” come perfect man o reflections of a shadows, cioè una specie di motorhead melodici e meno grezzi con una grande chitarra protagonista. I due anziani e i due giovani che si avvicendano in questo menage con peavy alla fine fanno recitano la stessa parte e difatti i gruppi sono praticamente gemelli salvo qualche sfumatura come tutti fanno giustamente notare, un po’ come diamond quando aveva riformato i mercyful e faceva praticamente le stesse cose.
Silvia
Martedì 12 Giugno 2018, 16.22.37
23
grazie @entropy! @tino invece secondo me se nessuno avesse sgamato i Tres Hombres dal vivo credo che i Refuge sarebbero rimasti un gruppo della nostalgia a livello locale . In realta' penso che anche questo album abbia richiesto un grande sacrificio di tempo quindi non penso che ne vedremo molti altri a breve. Molti degli album che avete citato sono stupendi, e anche la formazione a 4 era eccellente x me. Poi ho sempre trovato moltissimi testi meravigliosi e alcuni una specie di áncora nei momenti un po' cosi'
entropy
Martedì 12 Giugno 2018, 15.44.05
22
@silvia scusa pensavo si evincesse dal contesto: periodo 1996/2000 lingua morits /XIII / End of all days / ghost
tino
Martedì 12 Giugno 2018, 15.42.29
21
Confermo entropy, il riassunto che ho riportato è vero ed è una recente intervista di Peavy relativa al varo dei nuovi rage dopo la defezione di smolski, l’ho letta su rock hard italia. La situazione gli è sfuggita di mano e Smolski aveva di fatto preso le redini del gruppo e lui paradossalmente era diventato l’anello debole. Già il riavvicinamento con manni e chris è stato frutto di quel volersi allontanare da una situazione difficile. Facendo un paragone sentimentale è come un uomo annoiato (peavy) con la propria donna (smolski) ma non sa come lasciarla per non ferirla…magari prova a flirtare senza troppa convinzione con una vecchia fiamma (manni e chris), ma poi quando trova quella che gli fa perdere la testa e gli dà la botta di vita (i due ragazzi nuovi) fa quello che non ha mai avuto il coraggio di fare cioè sciogliere le camere e andare a elezioni anticipate. Tornando allo stile anche io penso abbia inflazionato un po’ con troppe uscite ravvicinate, ma secondo me è ancora tutto in assestamento e non penso che comunque questi refuge avranno vita artistica molto lunga (ma spero di sbagliarmi). Io sono un fan storico dei rage, da quando uscì execution guaranteed, e penso che questa formazione storica sia quella più avvincente di tutti. Ho amato il periodo a 4 con sven e spiros ma i livelli secondo me di trapped, perfect man, secrets, reflections e missing link sono inarrivabili. Io peavy lo vedo più in questa veste, come una specie di lemmy tedesco, che come l’improbabile geddy lee dell’epoca smolski.
Silvia
Martedì 12 Giugno 2018, 15.34.37
20
Cosa intendi @entropy? A quale tipo di musica ti riferisci? x quanto riguarda le opere di Peavy a me piace praticamente tutta la discografia fino a XIII incluso e qualche pezzo della produzione successiva. Dal vivo poi sono rimasta entusiasta
entropy
Martedì 12 Giugno 2018, 15.17.02
19
Dopo una lunga riflessione ho deciso che quest'album lo prendo quando scende di prezzo, perché anche io penso che peavy stia producendo troppa roba simile in poco tempo. Non dico che la qualità degli ultimi due rage sia bassa, ma anche io ho preferito di gran lunga la fase più "sinfonica", che poi non era quella con smolsky, ma è partita dal 1996 (lingua mortis, xiii, ghost). Mentre alcuni album con smolsky erano anche molto diretti (soundchaser ad esempio). In ogni caso se è vero quello che dice @ tino nel commento 5, sono dispiaciuto perché non potrò mai più sperare di ascoltare dai rage il tipo di musica che per me sanno fare meglio e che più mi ha appasionato.
df800
Martedì 12 Giugno 2018, 8.46.35
18
@Tevildo75. ora hai argomentato meglio e in parte posso condividere. TDSA è un disco di ritorno, si vede che è il primo disco della band (nel senso in qella formazione) ma ha dei grandissimi pezzi (non parlo di capolavoro sia chiaro), SOTB a mio parere è un pelino sotto ma ha una produzione leggermente migliore e qualche killer track da non sottovalutare. Su Ghost, sfondi una porta aperta, album che mi è sempre piaciuto ma è sempre stato sottovalutato.
Silvia
Lunedì 11 Giugno 2018, 20.34.00
17
Chiaramente sono simili ma le direzioni e le armonie diverse x me
Metal Shock
Lunedì 11 Giugno 2018, 20.30.56
16
Beh, per me, dire che i Refuge sono un progetto che non ha niente a che vedere coi Rage non mi sembra tanto logico: il sound è quello. Poi con questa band può guardare un po' di più al passato coi Rage......mah anche lì mi sembra un ritorno ad un suono pre Smolski. Può piacere e ci mancherebbe e per qualcuno è un grande disco, ma parlerei proprio di Rage uno e Rage due, non parliamo di due tipi di metal diversi, è proprio la stessa cosa, facessero che so thrash sarebbe diverso ma il sound è fondamentalmente Rage.
Silvia
Lunedì 11 Giugno 2018, 19.55.25
15
@tino ha scritto questa frase che vale anche x me "Il disco l’hanno fatto per divertirsi e hanno fatto bene" ....... "l’ho ordinato perché voglio pagare questi tre personaggi al netto che il lavoro possa piacermi o meno, sono stati dei miti per me e gli voglio troppo bene"
Silvia
Lunedì 11 Giugno 2018, 19.53.31
14
Non ho ancora ascoltato bene tutto il disco pero' questo ad un primo ascolto e' esattamente cio' che mi aspettavo, una bellissima (x me chiaro! ) rimpatriata di 3 amici che si erano lasciati anni fa in seguito a degli screzi personali. Cose che succedono, l'importante e' che siano tornati col loro progetto che x me non ha niente a che vedere con i Rage. Certo il songwriting e' simile perche' e' partorito dalla mente di Peavy (non so ancora esattamente quanto gli altri due abbiano contribuito) pero' le melodie e le armonie sono diverse, molto ancorate agli anni 90, mentre i Rage stanno cercando di guardare avanti, fra l'altro in una direzione che non mi esalta ne' mi delude. Bella la recensione, dopo altri ascolti tornero' x un commento piu' dettagliato
Bright Light
Lunedì 11 Giugno 2018, 19.05.40
13
Eh ok @Tevildo75, ma ocio che se non dici che sono capolavori assoluti micidiali DEVASTANTI poi df800 piange e batte i piedi perché deve aver ragione...quindi dagliela, sono DISCONI PAZZESCHI mamma miaaaaaa capolavoroniiii
Tevildo75
Lunedì 11 Giugno 2018, 17.58.06
12
@df800: con scialbi mi riferivo solo alla discografia dei Rage, insomma anche un disco come Ghost aveva molte più cose da dire degli ultimi due. Non dico che sono brutti, però non c'è quel qualcosa in più che ha sempre caratterizzato i Rage.
df800
Lunedì 11 Giugno 2018, 16.12.16
11
@tevildo75....scialbi non direi....devil strikes era un disco micidiale....season un pelino sotto ma sempre di una qualità sopra la media attuale
Tevildo75
Lunedì 11 Giugno 2018, 13.25.09
10
Meno male che sono arrivati i Refuge a farmi dimenticare gli ultimi due album dei Rage molto scialbi........
Steelminded
Lunedì 11 Giugno 2018, 11.23.28
9
Don't fear the winter my friends!
Raven
Lunedì 11 Giugno 2018, 10.44.09
8
@6: I Rage continuano ad esistere con una diversa formazione a suonare con Peavy ed il loro ultimo album intitolato Seasons of the Black è dello scorso anno.
Metal Shock
Lunedì 11 Giugno 2018, 10.05.07
7
@Tino: io ho tirato in ballo Smolski solo perché secondo me i Rage con lui ci avevano guadagnato, poi per me Peavy può anche avere cinque gruppi che suonano allo stesso modo, ma sinceramente non capisco il motivo di fare tre album che suonano uguali in due anni. Poi contento lui e chi considera questo un gran disco benissimo, io do' solo la mia opinione. Ma lasciamo perdere i Ghost che non c'entrano niente su.
Area
Lunedì 11 Giugno 2018, 10.03.49
6
Cioé praticamente i Rage (band che conosco di nome e per pezzi sparsi) si sono trasformati cambiando nome?
tino
Lunedì 11 Giugno 2018, 9.28.31
5
Non se ne può veramente più di sta storia di smolski. Scusate ma le avete lette le interviste di wagner, l’ultima su rock hard dove spiega tutta la vicenda? Lui ha detto che in quel tipo di sonorità, in quel tipo di musica, non ci si riconosceva più e non sapeva come uscirne, era come una donna che vuole piantare il marito ma non ha il coraggio di farlo, lui voleva tornare a fare canzoni dirette e senza troppi orpelli, inoltre si erano create frizioni di tipo umano. Se avesse voluto proseguire su quella strada avrebbe potuto reclutare un chitarrista di quel tipo ma a più di 50 anni vuole andare in tour a suonare parti semplici per divertirsi e arrivare a fine mese senza snervarsi a cercare di stare dietro a una specie di malmsteen cercando di essere una specie di billy sheehan o john myung. La dualità dei due gruppi è di tipo pratico, fanno ovviamente le stesse cose ma un gruppo è formato da due ragazzi giovani e affamati che danno iniezioni di energia, con i quali può ripercorrere dal vivo anche i lavori degli anni 90 e 2000, l’altro da due signori ingrigiti che vogliono divertirsi senza sbattersi troppo, infilando qualche concerto qua e là e pescando unicamente nel repertorio (glorioso) noise. Il disco l’hanno fatto per divertirsi e hanno fatto bene, ancora non lo posso commentare ma l’ho ordinato perché voglio pagare questi tre personaggi al netto che il lavoro possa piacermi o meno, sono stati dei miti per me e gli voglio troppo bene. La proposta musicale sono d’accordo con metal shock, difficile che possa crearmi troppo brividi sottopelle, ormai è un genere che ascolto pochissimo, poi manca ormai da anni purtroppo l’ingrediente più bello di quella formazione, cioè gli acuti sgraziati di peavy che rendevano speciale ogni canzone. Ormai è rimasto (solo) il vocione ma è bello sentirlo ancora.
df800
Lunedì 11 Giugno 2018, 8.51.02
4
Non un capolavoro ma ci siamo vicini. terzo album per Peavy negli ultimi 2 anni...chi non apprezza puo ascoltarsi porcherie da barcome i Ghost (con tutto rispetto)...per me è un 90 secco.
Joe91
Domenica 10 Giugno 2018, 18.56.55
3
Discone altro che chiacchiere --> 85.
lux choas
Domenica 10 Giugno 2018, 13.55.37
2
Concordo anche con le virgole con quello che ha scritto Metal Shock, gia con i Rage dopo cosi tanti anni la proposta non é che sia proprio entusiasmante, adesso anche il doppione...l'effetto nostalgia é bello, poco da dire, con la rinascita di quella storica line up, ma alla fine latitano le canzoni, che é quel che resta. Chi si accontenta gode
Metal Shock
Domenica 10 Giugno 2018, 13.39.44
1
Il nuovo disco dei Rage, ehm Refuge, ha tutto quello che serve per piacere ai fans del gruppo tedesco: i riff sono quelli, armonie vocali, assoli di chitarra (ottimo il lavoro di Manni), cori da ricordare ma.......mancano purtroppo le canzoni. Non che il disco dei Rage, ehm Refuge, sia brutto, tutt'altro ma tolte una manciata di canzoni, The man in...., Bleeding...., We owe..., le altre sono canzoni nella media, come tante altre scritte da Peavy in tanti altri, senza quel guizzo vincente. Waterfall è poi proprio brutta. Per me poi l'avere due band con lo stesso sound, può cambiare il chitarrista ed il suo modo di suonare ma la sostanza è quella, che poi adesso faranno concerti insieme continua a rendermi molto perplesso. Tanto valeva continuare coi Rage con Smolski, almeno assieme a Peavy potevano continuare a creare qualcosa di diverso e quest'ultimo poteva pensare a fare dischi con un sound più legato al passato con i Refuge Non un disco bocciato ma fondamentalmente non necessario.
INFORMAZIONI
2018
Frontiers Music
Heavy
Tracklist
1. Summer's Winter
2. The Man In The Ivory Tower
3. Bleeding From Inside
4. From The Ashes
5. Living On The Edge Of Time
6. We Owe A Life To Death
7. Mind Over Matter
8. Let Me Go
9. Hell Freeze Over
10. Waterfalls
11. Another Kind Of Madness (Bonus Track)
Line Up
Peavy Wagner (Voce, Basso)
Manni Schmidt (Chitarre)
Christos Efthimiadis (Batteria)
 
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