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Sense of Fear - As the Ages Passing By...
11/06/2018
( 248 letture )
Il concetto di “paura” porta alla mente una delle emozioni più frequentemente avvertite dall’uomo durante la propria esistenza e richiama la nostra naturale fragilità di fronte a particolari eventi. Søren Kierkegaard la teorizzò come sensazione determinata per eccellenza, in diretta antitesi con l’indeterminatezza di quell’angoscia che lo tormentò per tutta la vita mentre Alessandro Manzoni ne infarcisce i propri personaggi per rivelare ora la bassezza morale a cui può portare, ora il riscatto si sé stessi una volta ammessa l’esistenza di essa. Intorno alla dissertazione sul tema, nel piccolo di una band profondamente underground, aggiungiamo il contributo dei (quasi) esordienti Sense of Fear, gruppo proveniente dalla Grecia e dedito ad un thrash metal classico tendente spesso e volentieri a reminiscenze heavy; essi arrivano ora al debutto su LP nonostante siano attivi dalla fine degli anni 90 (inizialmente come Holy Prophecy) con un lavoro che, appunto, è un sunto di tutto il materiale mai pubblicato di questi anni e che vede come topic cardine quello della paura intesa come istinto chiave dell’uomo per la propria sopravvivenza. Ogni composizione è filtrata attraverso sensazioni personali dei compositori e cerca di riflettere all’esterno uno stato d’animo interiore che ha a che fare, in qualche modo, con la lotta alle proprie paure. Dobbiamo ammettere che effettivamente il mood del disco va in quella direzione: vi è un chiaro alone di tristezza e aggressività a caratterizzare le dieci canzoni presenti in As the Ages Passing By... le quali non eccellono certo per originalità, ma se non altro hanno dalla loro l’immediatezza e la carica necessaria per ottenere un discreto risultato.

I Sense of Fear furono fondati dai fratelli Kikis nel 1998, ma la prima loro pubblicazione risale al 2013 con l’EP omonimo e autonomo in cui vi sono tre canzoni presenti anche in questo As the Ages Passing By..., al che può essere utile partire proprio da questi per analizzare lo stile proposto. Angel of Steel è, a grandi linee, l’archetipo del sound qui presente e trova il suo momento migliore nell’intermezzo solistico dove la sezione ritmica adotta riffs granitici e corposi, mentre pecca nella scelta del ritornello e delle strofe abbastanza banali. A tal proposito il vocalist Ilias Kytidis non è un maestro del microfono e non presenta alcuna caratteristica che lo faccia eccellere rispetto alla media, ma va riconosciuto il suo essere “al posto giusto” poiché per lo meno è adatto al thrash moderno suonato dal combo greco e cerca di sopperire alle mancanze con una certa dose di teatralità alla Warrel Dane, paragone ovviamente ardito. Proseguiamo con Torture of Mind che nell’incedere ricorda gli Slayer con le marce basse di South of Heaven e solamente verso la fine aumenta di velocità; un buon pezzo derivativo che nuovamente esalta la sei corde solista di Giannis. Arriviamo così alla title track, canzone che possiamo dividere in due parti: la prima comprende l’andamento strofa-ritornello ed è pericolosamente vicina all’impalpabilità dato che, per dirla alla Neffa nel documentario Numero Zero, suona troppo “shampata e pettinata”, nulla fuori posto ma tutto senz’anima, mentre la seconda parte con l’intervento dell’acustico a metà brano e si tramuta in una sezione di puro heavy suonato, stavolta sì, con gli attributi e convincente in pieno. Insomma, si può candidamente affermare che le potenzialità vi sono tutte, anche se purtroppo non ancora espresse nella loro interezza e con continuità, ma nulla vieta che le cose possano migliorare in futuro. Da segnalare anche il pezzo in apertura, Molten Core, che svetta sopra tutti i restanti grazie ad un equilibrio ben riuscito tra melodia e cattiveria sonora e, laddove nelle altre canzoni rappresentava spesso un punto negativo, il refrain è azzeccato e rimane subito impresso. Per quanto riguarda la produzione siamo anche qui a livelli discreti e la buona resa sonora è garantita, mentre fa guadagnare qualche punto al voto finale l’idea del concept ideato attorno alla paura che ha prodotto testi assolutamente non banali e scevri dai cliché che tocca sorbirci l’80% delle volte che ascoltiamo e trattiamo questo genere musicale. Se volessimo indicare dei concreti elementi su cui improntare un miglioramento, la scelta cadrebbe soprattutto sulle linee vocali, molte volte anemiche (se sia per colpa del cantante o per cali di scrittura difficile stabilirlo), e sulla lunghezza esagerata di alcuni brani, che rischia di far dimenticare in fretta anche i tratti positivi di questi ultimi.

As the Ages Passing By... è in sostanza promosso senza debiti e considerando la storia dei Sense of Fear va anche bene così: non stiamo parlando di un gruppo abituato a sfornare dischi né di un progetto con ambizioni di successo, ma di un onesto combo che ha finalmente avuto l’opportunità di entrare nel mercato discografico e che fino a ieri suonava giusto per passione, per cui tutto ciò che di buono arriva si prende volentieri. È un disco onesto che potrà essere gradito ai fan del genere, ma che difficilmente rimarrà un ascolto costante, anche da parte dei più instancabili, a causa dell’alta quantità di filler presenti; in ogni caso ben vengano opere simili, suonate con voglia e passione, piuttosto di inutili pubblicazioni di grandi (ex) band fatte “only for the cash”.



VOTO RECENSORE
70
VOTO LETTORI
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INFORMAZIONI
2018
Rockshots Records
Heavy/Thrash
Tracklist
1. Molten Core
2. Slaughter of Innocence
3. Black Hole
4. Angel of Steel
5. The Song of a Nightingale
6. Torture of Mind
7. Lord of the World
8. Unbreached Walls
9. Sense of Fear
10. As the Ages Passing By, Time Still Runs Against Us
Line Up
Ilias Kytidis (Voce)
Giannis Kikis (Chitarra)
Themis Iakovidis (Chitarra)
Dimitris Gkatziaris (Basso)
Markos Kikis (Batteria)
 
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