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Winterfylleth - The Hallowing of Heirdom
12/06/2018
( 588 letture )
Li avevamo lasciati un paio di anni fa con il non del tutto soddisfacente -essenzialmente per via dell’esiguità del materiale in esso contenuto- The Dark The Dark Hereafter. Li ritroviamo, ed in veste totalmente rinnovata, con The Hallowing Of Heirdom. Gli albionici Winterfylleth, difatti, muovendosi lungo un solco già tracciato da nobilissimi predecessori -basti pensare agli Ulver di Kveldssanger- tornano in scena, con un album del tutto acustico, lanciando tanto a sé stessi quanto ai propri ascoltatori, una sfida inaudita. Se difatti il coniugare sonorità, per dir così, bucoliche e leggiadre con le asperità del black metal con maestria risulti alquanto difficoltoso, riuscire nell’intento di distendere partiture di cori, chitarre acustiche, viola e flauto sino a coprire oltre cinquanta minuti di release senza alcun filler o passo falso è ben più arduo. Non resta dunque che ritagliarsi un’ora nel corso di un pomeriggio uggioso e godere appieno del platter, per scoprire se si tratti di una caduta stile o di un lavoro pregevole.
Un suggestivo coro, con gli archi a far da sottofondo, declama i versi immortali di una delle composizioni più note di Marlowe, The Passionate Shepherd to His Love:

Come live with me and be my love,
And we will all the pleasures prove
That hills and valleys, dale and field,
And all the craggy mountains yield


Oltre ad esser una poesia d’amore celeberrima nel paese natale dei nostri, rappresenta uno dei più antichi esempi di poema pastorale rinascimentale. Ed è proprio la natura, nel suo versante più romantico e genuino, a far da padrona. Non si tratta qui di una madre matrigna o di una irosa dispensatrice di disastri, bensì di un’arcadia placida e dorata, quasi come quella delle Cotswolds, i cui colori profumi sembrano quasi permeare i nostri sensi scorrendo da un brano all’altro. Ciò che più spicca nel riuscitissimo azzardo dei Winterfylleth è l’essenzialità delle composizioni, come testimoniando dalla stupenda Embers, in grado di stregare mediante una semplice partitura chitarristica. Un ulteriore highlight è rappresentato da The Nymph che con un delicato movimento a spirale, ci riallaccia all’ouverture del disco. Il suggestivo spoken word femminile che la dischiude recita:

If all the world and love were young,
And truth in every shepherd's tongue,
These pretty pleasures might me move
To live with thee and be thy love


Si tratta di una composizione di Raleigh, scritta in risposta ai già citati versi di Marlowe, nella quale la proposta del pastore innamorato viene ironicamente rigettata dalla Ninfa, in favore della vita silvana acerba ed indomita che nessun matrimonio avrebbe mai potuto rimpiazzare. L’intreccio dei cori maschili, facenti eco alla declamazione di Angela Deeks, è sostenuto da un raffinato gioco di archi, assolutamente pregevole. Ulteriore highlight del full-length è la strumentale On-Cýðig, brano dalla tonalità emotiva quasi melanconica. Non si tratta tuttavia di struggimento, o angoscia, bensì di una rassegnazione lieve, come quella che proviamo osservando il tramonto di una giornata indimenticabile.

Sebbene The Hallowing Of Heirdom sia un disco particolarmente atipico e piuttosto eterodosso rispetto alla produzione dei nostri -nonostante abbiano spesso corteggiato tali sonorità, non si sono mai sospinti tanto oltre- incontrerà sicuramente il favore dei fan della formazione: la delicatezza delle composizioni, partiture di chitarra efficacissime ed accompagnamenti mai barocchi o ridondanti costituiscono inequivocabili punti di forza di un lavoro formalmente perfetto. Tutto ciò -unito ad una produzione rubiconda e piena, a dir poco sopraffina- non potrà che convincere anche gli ascoltatori più scettici, che saranno indubbiamente conquistati dal fascino dell’ultima fatica degli inglesi.



VOTO RECENSORE
80
VOTO LETTORI
67 su 1 voti [ VOTA]
Le Marquis de Fremont
Martedì 26 Giugno 2018, 17.22.59
5
Veramente un album acoustique bellissimo. Mi ha ricordato in certi passaggi i mitici Amazing Blondel (se qualcuno li conosce), anche se qui ci sono gli archi mentre i Blondel avevano parecchi recorders. Somgwriting assolutamente eccelso. Musica, però, di carattere più autunnale. Au revoir.
gamba.
Venerdì 15 Giugno 2018, 14.24.38
4
Attualmente mi trovo d'accordo col primo commento...
Graziano
Giovedì 14 Giugno 2018, 15.34.53
3
Penso che un futuro album che alterni partiture elettriche a stacchi o interludi folk possa risultare in un capolavoro.Opera coraggiosa che denota un'anima complessa e mai banale di queesta sempre interessante band inglese. Durante l'ascolto di alcune canzoni mi son tornati in mente pure i due album di Vali (pur essendo interamente strumentali).
Alessio
Martedì 12 Giugno 2018, 19.10.30
2
Ne abbiamo parlato sul forum. Bella musica davvero e anche il video era molto bello. Magari da ascoltare tutto per intero, se non si è predisposti ad una performance acustica è un pò "dura". Ma la bellezza non si discute. Bravi
Alex Cavani
Martedì 12 Giugno 2018, 9.59.58
1
Altro bel disco, che però non riesce a prendermi del tutto. Ed è un peccato, perchè idealmente mi piace tantissimo.
INFORMAZIONI
2018
Candlelight Records
Folk
Tracklist
1. The Shepherd
2. Frithgeard
3. Æcerbot
4. Halgemonath
5. Elder Mother
6. Embers
7. A Gleeman’s Volt
8. Latch To A Grave
9. The Nymph
10. On-Cýdig
11. Resting Tarn
12. The Hallowing Of Heirdom
Line Up
Chris Naughton (Voce, Chitarra)
Nick Wallwork (Voce, Chitarra)
Dan Capp (Voce, Chitarra, Basso)
Mark Deeks (Voce, Tastiera)
Simon Lucas (Batteria, Percussioni)

Musicisti Ospiti:
Angela Deeks (Voce)
Sarah Wallwork (Voce)
Victoria Bernath (Violino, Viola)
Matthew Dabbs (Glockenspiel)
Jake Rogers (Flauto)
 
RECENSIONI
s.v.
80
78
 
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