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Sevendust - All I See Is War
13/06/2018
( 342 letture )
I Sevendust sono forse, fra tutte le band alternative metal/nu metal nate a metà anni 90, quella più coerente e costante. In quasi venticinque anni di attività hanno registrato solo un cambio nella formazione (la breve parentesi di Sonny Mayo come chitarrista ritmico) e hanno fatto uscire i loro album con cadenza regolare, senza registrare mai particolari stravolgimenti. All I See Is War è il loro dodicesimo album e segna diversi cambiamenti rispetto alle uscite precedenti: la produzione non è più autonoma, ma è affidata a Michael “Elvis” Baskette (Alter Bridge, Chevelle, Tremonti) ed è il primo album pubblicato sotto la Rise Records. La scelta di Baskette come produttore non è stata casuale: la band si è infatti dichiarata ammiratrice del suo lavoro e lo avrebbe scelto proprio per ricreare il sound dei primi album, di cui lo stesso Baskette si è dichiarato un grande estimatore. Inoltre, come il titolo stesso suggerisce, le liriche e il sound di questo nuovo lavoro sono molto influenzate dalle molteplici situazioni delicate che si stanno verificando in giro per il globo. Insomma, le premesse per un grande ritorno ci sono tutte.

All I See Is War non si smuove troppo da quel sound su cui i Sevendust hanno costruito la loro carriera: un alternative metal granitico e diretto che si basa tutto sulle vocals di Lajon Whiterpoon, uno dei cantanti più sottovalutati dell’intera scena, e sul riffing ispirato di Clint Lowery e John Connoly. Questa volta però, al contrario delle ultime uscite, la sfrontatezza e violenza degli esordi di Sevendust e Home non sembrano poi così lontane ed allo stesso tempo la band mostra dei nuovi lati che negli anni precedenti erano stati solo accennati. L’album parte con un combo di pezzi che mostrano tutto il classico lato più duro della band: Dirty, con i suoi riff sincopati e un ritornello coinvolgente, basato sull’alternarsi di clean vocals e scream, è un ottimo inizio; God Bites His Tongue prosegue sullo stesso mood e ci consegna un altro ritornello memorabile. La stessa cosa si può dire per Medicated, verso la fine della quale c’è un interessante intermezzo di pianoforte che anticipa alcune sperimentazioni che la band porta avanti nelle tracce successive. In generale, la prima metà di All I See Is War si muove su territori che i Sevendust conoscono bene e che non faticano a controllare a loro piacimento, consegnandoci ottime canzoni che non sorprendono ma neanche deludono. Le parti maggiormente interessanti sono però quelle più melodiche: la già citata parte finale di Medicated; alcuni punti di Unforgiven; l’intro acustica di Sickness, che ci portano man mano all’interno di nuove sperimentazioni che la band raramente aveva tentato prima, presenti nella seconda metà, e che rappresentano il vero punto di forza di All I See Is War. Not Original, con le sue chitarre morbide che si rincorrono per tutta la lunghezza della canzone, la sua atmosfera quasi cinematografica e l’incredibile prova vocale di Whiterspoon, al limite del soul, è di diritto la migliore canzone dell’album e fra le migliori dell’intero catalogo della band. Così sono Moments, Descend e Life Deceives You, tutte canzoni che mostrano un lato più maturo e introspettivo, pur non rinunciando ad una certa carica alternative metal, con la consapevolezza che non è sempre necessario mostrare i muscoli ad ogni costo, ma a volte è meglio puntare su un’interpretazione più emotiva.

All I See Is War è un album in grado di accontentare tutti, che riprende in parte il sound più classico e più amato dei Sevendust e in parte tenta qualcosa di nuovo, riuscendo in pieno in tutti e due gli intenti. Che questo sia stato un album maggiormente pensato e calcolato si sente nel corso di tutta la sua durata. Non è un caso che durante la fase di scrittura la band avesse scritto ben una sessantina di canzoni, poi scremate a dodici, tutte meritevoli di almeno un ascolto. Con All I See Is War i Sevendust si dimostrano una band che, raggiunta la definitiva maturità, si trova ora quanto mai al passo con i tempi e in grado di produrre ancora -si spera a lungo- musica di altissimo valore.



VOTO RECENSORE
78
VOTO LETTORI
80 su 1 voti [ VOTA]
MASU project
Mercoledì 13 Giugno 2018, 20.59.36
3
Sono un fan dai primi album fino all'unplugged (2004) e al bellissimo (secondo me) Seasons del 2003. Dopo mi sono un pò perso io (o anche loro?) ... Ascolterò volentieri questo nuovo album che a quanto sembra promette bene.
MASU project
Mercoledì 13 Giugno 2018, 20.59.36
2
Sono un fan dai primi album fino all'unplugged (2004) e al bellissimo (secondo me) Seasons del 2003. Dopo mi sono un pò perso io (o anche loro?) ... Ascolterò volentieri questo nuovo album che a quanto sembra promette bene.
Alex
Mercoledì 13 Giugno 2018, 16.58.02
1
Ottimo disco. C’è tutto: tecnica, potenza, melodia. Cresce con gli ascolti, ma già dalle prime volte si può notarne il potenziale. Rispetto agli altri album ho notato la voglia di diversificare le canzoni, rendendole tutte accattivanti senza annoiare. A mio parere il singolo Not Original è la più debole del lotto. Comunque merita un bel 80. Promossi! Grandissimi 7dust!
INFORMAZIONI
2018
Rise Records
Alternative Metal
Tracklist
1. Dirty
2. God Bites His Tongue
3. Medicated
4. Unforgiven
5. Sickness
6. Cheers
7. Risen
8. Moments
9. Not Original
10. Descend
11. Life Deceives You
12. The Truth
Line Up
Lajon Witherspoon (Voce)
Clint Lowery (Chitarra, Voce)
John Connolly (Chitarra, Voce)
Vinni Hornsby (Basso)
Morgan Rose (Batteria, Voce)
 
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