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Antichrist - Pax Moriendi
13/06/2018
( 254 letture )
Fin dagli anni '80 lo Stato del Perù ha sfoggiato un'imponente cartucciera di formazioni che, pur limitandosi a tallonare la scia di creatività dei capostipiti dei vari subgeneri del metal, hanno d'altra parte palesato una passione ed una dedizione incredibile nei riguardi di questa espressione musicale, dovendosi oltretutto confrontare con ostacoli ben più problematici rispetto, ad esempio, al contesto europeo o nordamericano; dittature, corruzione, terrorismo, narcotraffico, disuguaglianze sociali, scandali di pedofilia che hanno visto protagonista la chiesa cattolica (e per cui la mediazione di Bergoglio si è rivelata, oltre che inutile, peggiorativa), il tutto contornato (giusto per non farsi mancare nulla) dal recente dispiegarsi di una successione di calamità naturali, dovrebbero fornire un quadro piuttosto eloquente sul “dove” si trovino immerse queste band e cosa quotidianamente debbano affrontare.

Restringendo il range al death/doom, in questa recensione ci imbattiamo nel debutto ufficiale, dal titolo Pax Moriendi, di una delle band che attualmente costituiscono il formichiere peruviano, ovvero gli Antichrist, formazione di Lima attiva in questa decade con una sequenza di demotape (supporto diffusissimo in Sud America chiaramente non per una questione di trend del momento, ma per ovvie limitazioni di mezzi) capaci di suscitare l'attenzione ed il conseguente appoggio della Iron Bonehead Productions. Perfettamente in linea con quanto annunciato in sede di premessa, la formazione peruviana porta con sé alcune delle caratteristiche peculiari della scena di appartenenza, rivendicando orgogliosamente una sorta di status “old school” (sono molto eloquenti, in questo caso, sia la scelta di un monicker decisamente inflazionato, sia il ricorso a tematiche esplicitamente anticristiane) e rinunciando almeno parzialmente ad avventurarsi in territori a potenziale rischio mutazione. Vagliando l'inciso si riscontra un ennesimo punto di congiunzione con quanto appena espresso, considerando che la registrazione ritrae, vuoi per volontà o contingenze, del sano marciume che inevitabilmente catapulta l'immaginario ai primi vagiti di un remoto ed indimenticabile passato.

Così, fin dal principiare dell'opener Forgotten in Nameless Suffering si spalanca uno scenario lugubre, infestato da tastiere minimali e chitarre rigonfiate all'esasperazione, che scandiscono riff putrefatti ripescati da una catacomba vecchia ormai di 30 anni, i quali divengono il contesto adatto per la manifestazione dei gorgogli abissali di Agalariept. Dopo un finale in cui i Nostri cambiano momentaneamente un assetto apparentemente monolitico, vertendo invece su un frangente evocativo, il passo viene ceduto alla successiva Obscurantism, traccia in cui si equilibrano le componenti doom e quella death vecchio stile, quest'ultimo tra l'altro insozzato per bene da un drumming spassoso soprattutto quando sconfina in blast rozzissimi, dove le dinamiche diventano talmente lievi da sfiorare l'effetto del fruscio. Dai saliscendi di In the Dark and Mournful Corner (contraddistinta da sentori iniziali di Morgion ed Evoken, segmenti mortiferi in cui i ritmi divengono alacri elargendo un riffage scarno ma dannatamente efficace nel risultato e sezioni caratterizzate dalla mestizia degli arpeggi e delle clean vocals di Agalariept), si giunge infine alla porzione conclusiva del disco. Superando agevolmente Screams and Lamentations Drowned, brano snello e tirato in cui prevale la vena di un death che, seppur godibile, risulta nei fatti più “standardizzato” e meno incisivo rispetto alle tracce precedenti, si giunge dunque al pezzo più interessante del lotto, ossia You Will Never See Sun Light; in questa circostanza, negli oltre dodici minuti di durata gli Antichrist mostrano il lato più interessante del loro songwriting, sfiorando il confine del funeral soprattutto nella prima porzione mediante una cavalcata in slow motion tetra ed ossessiva, a cui si accorpano alla perfezione le atmosfere minimali dettate dalle tastiere e concludendo il tutto con un finale in cui troneggiano gli arpeggi tristi di un piano ed il lamento di una voce ad echeggiare in secondo piano.

Non sussiste nessun dubbio riguardo al fatto che gli Antichrist abbiano dunque varcato con agilità la prova del battesimo del fuoco, regalando quattro episodi (escludiamo infatti volutamente Screams and Lamentations Drowned dal top) capaci di raffigurare una modalità di scrittura che, pur saldamente puntata verso direzioni retrospettive (e scommettendo sulla quale la band peruviana molto palesemente se ne sbatte dei conseguenti giudizi di derivatività), apporta a sorpresa qualche piccolo spiraglio a smorzare nella giusta misura una monoliticità che in questo caso oltre che azzeccata risulta essere particolarmente genuina e sollazzevole. Prima la Sassonia degli Adversvm, adesso il Perù degli Antichrist, non si può certo dire che negli ultimi mesi la Iron Bonehead Productions stia giocando geograficamente al risparmio; possono cambiare latitudine e longitudine, ma quando ci sono protagonisti impegnati se non altro con onestà sulle rotte di un genere ad alto rischio di inflazione e saturazione, la somma qualitativa non cambia… e merita qualcosa in più di un ascolto distratto.



VOTO RECENSORE
70
VOTO LETTORI
0 su 0 voti [ VOTA]
Soulreaper
Mercoledì 13 Giugno 2018, 16.08.10
1
Ho sentito parlare bene un po' ovunque di questi peruviani, li ascolterò presto.
INFORMAZIONI
2018
Iron Bonehead Productions
Death / Doom
Tracklist
1. Forgotten in Nameless Suffering
2. Obscurantism
3. In the Dark and Mournful Corner
4. Screams and Lamentations Drowned
5. You Will Never See Sun Light
Line Up
Agalariept (Voce)
Zaren (Chitarra)
Gustavo Rodriguez (Basso)
Sargatanaz (Batteria)
 
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