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Chronic Hate - The Worst Form of Life
13/06/2018
( 293 letture )
Il ritorno dei friulani Chronich Hate ha destato più di un interesse nella scena underground italiana, soprattutto perché sono trascorsi sei anni dall’ultima release della band, Dawn of Fury, la quale si era fatta apprezzare e aveva dimostrato pure dei margini di miglioramento. The Worst Form of Life costituisce un banco di prova per i Chronich Hate: sono degni di stare tra i “grandi” del death metal italiano? La risposta è nì: si tratta indubbiamente di un album molto ben realizzato e migliore del precedente ma ancora mancante di quel briciolo di personalità che renda il loro sound più personale e che possa permettere il salto di qualità definitivo. Ma il famigerato terzo disco deve ancora arrivare e come ormai si è abituati a pensare è l’album che consente al gruppo di completare quel processo di maturazione necessario per raccogliere ciò che si è seminato con costanza negli anni precedenti.

Passando ora al disco vero e proprio, notiamo un miglioramento generale nelle canzoni, tutte accattivanti al punto giusto e nessuna meritevole di essere definita filler. Era questo uno dei problemi di Dawn of Fury, tre/quattro ottime canzoni annacquate tra altre molto meno riuscite. Qui invece l’asticella qualitativa si mantiene costante per tutto l’album, senza cali di tensione significativi. È ovvio che comunque vi siano episodi un po’ più riusciti di altri, ma anche quelli meno riusciti riescono comunque a dire la loro e non meritano di essere messi da parte in alcun modo. I Chronic Hate decidono intelligentemente di non puntare tutto sulla furia cieca e incontrollata, vizio che molte band death di oggi hanno e che porta spesso a far sbadigliare l’ascoltatore per via di tracce tutte troppo simili tra di loro: i nostri utilizzano interessanti variazioni sul tema, come ad esempio sezioni più cadenzate e repentini passaggi da un growl di ottima fattura a uno scream di scuola black che non stona per niente. I riff sono affilati come rasoi e spesso sono facilmente memorizzabili dopo qualche ascolto, a riprova del duro lavoro che i friulani hanno profuso in fase di songwriting; la sezione ritmica è assolutamente all’altezza e presenta molte varietà di soluzioni.

Una volta schiacciato “play” si viene accolti dalla melodia straniante ed inquietante di Parasites, riproposta in occasione del ritornello che si rivela quasi orecchiabile e di facile presa live; la canzone in sé, se escludiamo alcuni passaggi, non corre ad alta velocità, caratteristica che riscontriamo in quasi tutte le tracce dell’album. Toxic Voices, dopo un inizio fulminante, diminuisce anch’essa i bpm senza per questo risultare meno assassina, con il riff principale che si ripete come una nenia e si stampa immediatamente nella testa dell’ascoltatore. Bearer of Disease entra di diritto tra le migliori canzoni del platter: i riff qui presenti sono tra i migliori del disco, accompagnati da ritmiche schiacciasassi e da vocals frenetiche e brutali. Abstract Utopia si fa sì ascoltare piacevolmente ma alla fine dei conti è una traccia nella media. Procreators of Pain è introdotto da una chitarra in sordina ma, come per la traccia precedente, è a forte rischio skip, nonostante si tratti una canzone ben realizzata e suonata. Le cose ritornano a farsi più interessanti con Contaminations, aperta da una chitarra che trasuda cattiveria, seguito da una serie di stop n’go; successivamente la canzone è costruita su riff feroci in perfetto stile Chronic Hate. Repugnance è la canzone più corta nonché la più assassina in termini di velocità e insieme a Bearer of Disease si rivela una delle tracce più riuscite. Infected Breeding inizia con degli stop n’ go interessanti che si ripresentano anche verso la metà della traccia; Choose Your Bullet è strutturalmente simile a Repugnance, dura solo qualche secondo in più. La tracklist si chiude in bellezza con Stato Di Agonia, brano interamente in italiano e maggiormente incentrato su atmosfere malate e inquietanti: nonostante i quasi sei minuti di durata, non annoia e con Bearer of Disease e Repugnance va annoverato tra gli episodi più riusciti di The Worst Form of Life.

Quindi, tirando le somme, che si può dire? I Chronic Hate dimostrano di avere tutte le carte in regola per diventare l’ennesima ottima band death metal del nostro paese, anche se ciò è al momento rinviato al prossimo episodio discografico (si spera). Nel frattempo gustiamoci questo album, un vero concentrato di death metal moderno, senza eccessivi tecnicismi e stilisticamente vicino ai primi Decapitated. Se apprezzate le sonorità più moderne del metallo della morte, non potrà non piacervi, ma anche se vi ritenete più “old-school” date a The Worst Form of Life una chance, supportiamo le nostre realtà underground più promettenti!



VOTO RECENSORE
71
VOTO LETTORI
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INFORMAZIONI
2018
Via Nocturna
Death
Tracklist
1. Parasites
2. Toxic
3. Bearer of Disease
4. Abstract Utopia
5. Procreators of Pain
6. Contaminations
7. Repugnance
8. Infected Breeding
9. Choose Your Bullet
10. Stato Di Agonia
Line Up
Andrea Mezzarobba (Voce)
Daniele Tollon (Chitarra)
Marco Serodine (Basso)
Marco Calligher (Batteria)
 
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