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Heavatar - Opus II - The Annihilation
13/06/2018
( 317 letture )
Il genere power metal si regge su alcuni assunti ben definiti e ormai assodati da anni. Si potrebbe dire che le ragioni del suo successo siano anche diventate il limite più evidente: l’impossibilità di uscire da uno schema palesemente rigido e che non concede spazi ad innovazione obbliga chiunque si cimenti nel genere a sfidare i Maestri direttamente a casa loro, seguendone spesso pedissequamente le gesta, con l’unica carta da giocare del livello compositivo. Vista la concorrenza in gioco, il rischio di ritrovarsi quindi in una mediocritas senza gloria è altissimo, dato che ormai solo l’eccellenza può davvero emergere in mezzo al mare infinito di ottimi mestieranti e splendidi professionisti a caccia di un posto al sole. Uno di questi ottimi musicisti è senza dubbio Stefan Schmidt, leader ed ispiratore dei Van Canto, cantante e chitarrista che ha scelto una strada particolare come quella del cantato “a capella” in ambito metal per distinguersi da tutti gli altri concorrenti in gara. E’ perseguendo questa strada che Schmidt conosce Jorg Michael, batterista che non ha davvero bisogno di presentazioni, incarnando senza dubbio il ruolo di batterista power metal ideale. La collaborazione tra i due si salda al punto da portare alla nascita di un progetto, gli Heavatar, che debuttano nel 2013 con la prima Opera, All My Kingdoms, a cui fa seguito questo secondo The Annihilation.

Lo stile e potremmo dire la ragione d’essere della band tedesca, risiede nella volontà di unire il power metal europeo a prorompenti inserti di musica classica, con ampi spazi concessi alla coralità e ad inserti sinfonici. Insomma, un bell’insieme di ingredienti, non certo originali di per sé e nemmeno nell’accostamento tra loro, ma forieri comunque della possibilità di creare qualcosa di personale, se non proprio originale. Un primo assaggio della personalità della band sta nell’uso da parte di Schmidt di una chitarra a sette corde a cui abbinare una distorsione potentissima e scura, che conferisce al sound una sfumatura guerresca e meno melodica di quello che ci si aspetterebbe, alla quale fa da contraltare lo stile forsennato, tecnico e sempre al massimo dei giri di Jorg Michael. Ulteriore elemento da considerare è proprio la voce di Schmidt, non aderente ai canoni del power squillante, ma piuttosto roca e versatile, scura e stentorea, che ben si adatta allo stile pomposo degli Heavatar. In effetti, l’innesto sinfonico e operistico realizzato dalla band è piuttosto enfatico, specialmente nella seconda parte dell’album, ma conserva una certa grettezza di fondo, tipicamente teutonica, che rimanda tanto ai Blind Guardian, quanto ai Grave Digger, il che è indubbiamente un vantaggio per evitare che la pacchianeria superi il livello di guardia. Almeno, che non lo superi troppo, perché senza dubbio la pacchianeria costituisce un elemento imprescindibile in un album del genere che chiunque si approcci ad esso deve considerare e perfino apprezzare.
Strutturalmente l’album si divide in due parti: la prima che si conclude con Wake Up Now! è quella nella quale i brani degli Heavatar incorporano al loro interno arie famose tratte da opere classiche, con soluzioni diverse e peculiari. La seconda costituisce un’unica suite divisa in quattro movimenti, dal titolo A Look Inside, nella quale la band fa un passo avanti e realizza in proprio una piccola opera. Chiudono la cover di Metal Daze dei Manowar e la versione orchestrale completa della suite. A onor del vero, va chiarito che nonostante tutto la parte più riuscita ed interessante è proprio la seconda, nella quale la compenetrazione tra musica, parti orchestrali e corali raggiunge il massimo livello. La prima parte soffre invece di qualche alto e basso e pur con l’avvertenza legata al necessario compiacimento per il lato kitsch dell’opera, è inevitabile rilevare come non tutte le commistioni tra metal e opera risultino necessarie e riuscite. Così, se la Turandot col suo celebre Nessun Dorma trova una buonissima collocazione nell’apripista None Shall Sleep, squassata dall’impetuoso Michael e la celebre aria della Tempesta tratta dall’Estate di Vivaldi viene massacrata dall’assolo di Scharf nell’altrimenti entusiasmante Into Doom, vera apoteosi power, non tutto il resto dei brani funziona allo stesso modo. Hijacked by Unicorns si apre col Preludio in C-Minor di Chopin, ma si tramuta subito in un quasi scanzonato mid tempo hard rock dal riff granitico che però sul refrain soffre e non poco; la titletrack, che recepisce la classicissima Quinta Sinfonia di Beethoven scorre piacevolmente grazie al piglio virile con tanto di growl nella parte centrale, mentre Wake Up Now, come anche le precedenti soffre per un refrain non all’altezza dell’intreccio creato a livello strumentale.
Come anticipato, la seconda parte del disco va letta come momento a sé stante, non solo per la continuità tra i vari movimenti della suite, ma proprio in ragione di un evidente cambio stilistico: mentre nella prima parte la commistione tra metal e opera/musica classica va sul citazionismo ma tutto sommato resta nella strada del classico album power metal, A Look Inside cambia registro espressivo e si fa forte di una commistione spinta al massimo tra gli elementi ed introduce strumenti inediti come flauti, archi, fiati e corni sintetizzati, rinunciando alla parte operistica per introdurre invece elementi folk che danno quasi l’idea di una grande caccia o del preludio di una battaglia, con la voce di Inga Scharf a duettare con Schmidt nelle prime due enfatiche parti dell’opera e le briglie lasciate finalmente sciolte nelle ultime due. Sia invece permesso sorvolare sulla cover di Heavy Metal Daze: certe cose sono credibili solo se ad interpretarle sono i Manowar. Decisamente più interessante, per quanto fondamentalmente superflua, la resa strumentale dell’intera A Look Inside, che si fa ascoltare con piacere a chiusura di album.

In conclusione, The Annihilation può dirsi un disco dalle diverse anime, seppur pervaso dalla volontà di offrire un metal eroico, enfatico, pomposo e ricco negli arrangiamenti, siano essi strumentali o vocali. La commistione con opera, musica classica e folk è intrapresa con intenzione e perseguita al meglio delle proprie possibilità, così come la volontà di rimanere aderenti ai canoni del power metal, seppur presentati con qualche variante personale. Per questo, pur nella sua perfezione formale ed anche grazie a due/tre brani sopra la media, la prima parte del disco alla lunga risulta perfettamente inserita nella media delle produzioni di genere, con i relativi alti e bassi. La seconda parte, per converso, risulta decisamente più interessante nell’idea e nello sviluppo, seppur con qualche ridondanza di troppo e una mancanza di finezza -chiamiamola pure grossolanità- difficilmente superabile e che costituisce parte integrante del progetto. Anche sotto questo aspetto, è difficile non provare simpatia per Schmidt e i suoi Heavatar, ricordandoci sempre che Jorg Michael resta un fuoriclasse. Difficilmente saranno mai tra i protagonisti del metal odierno, ma The Annihilation è un album che trascende le mode e il momento e, forte della sua classicità e del suo sincero amore per il genere, può essere apprezzato oggi come tra vent’anni. Con tutti i pregi e i difetti che un’operazione del genere si porta dietro.



VOTO RECENSORE
73
VOTO LETTORI
0 su 0 voti [ VOTA]
JC
Giovedì 14 Giugno 2018, 6.48.40
1
Perbacco, non sapevo che Jorg suonasse ancora! Vado a cercare su Spotify (c'è!!!).
INFORMAZIONI
2018
earMUSIC
Power/Symphonic
Tracklist
1. None Shall Sleep
2. Into Doom
3. Purpose Of A Virgin Mind
4. Hijacked By Unicorns
5. The Annihilation
6. Wake Up Now
7. A Broken Taboo
8. An Awakening
9. A Battle Against All Hope
10. A Look Inside
11. Metal Daze
12. A Look Inside (Orchestral Version)
Line Up
Stefan Schmidt (Voce, Chitarra)
Sebastian Scharf (Chitarra)
Daniel Wicke (Basso)
Jörg Michael (Batteria)

Musicisti Ospiti
Inga Scharf (Voce su tracce 7,8)
Hacky Hackmann, Olaf Senkbeil, Ross Thompson, Bastian Emig, Ingo Sterzinger, Jan Moritz, Daniel Wicke (Coro)
 
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