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Dropkick Murphys - 11 Short Stories of Pain & Glory
20/06/2018
( 618 letture )
Nono album della formazione di Quincy, 11 Short Stories of Pain & Glory non aggiunge e non toglie nulla al discorso che i Dropkick Murphys portano avanti dall’ormai lontano 1996. D’altronde, stiamo parlando di un gruppo che il genere che suona ha contribuito ad inventarlo, assieme ai colleghi Flogging Molly. Rispetto ai Californiani, i Murphys interpretano il versante più ruvido del celtic punk, benché, col passare degli anni, il lato oi e street punk abbia ceduto terreno alla componente più prettamente “irish” del loro sound. Ciò che i ragazzi non hanno mai perso, è la capacità a scrivere brani divertenti e coinvolgenti, nei quali l’impegno sociale – la band sostiene diverse associazioni caritative ed è molto vicina all’ambiente sindacale – si sposa con un carattere festivo e squisitamente alcolico.

L’ultimo nato giunge in un momento particolarmente ridente per la band, all’apice del successo e della riconoscenza commerciali. Un successo che deve aver convinto i Murphys a restare ben impiantati nelle coordinate stilistiche che da sempre ne definiscono la proposta. D’altronde, l’evoluzione è un concetto piuttosto estraneo ai bostoniani, che con 11 Short Stories of Pain & Glory danno al pubblico esattamente ciò che il pubblico vuole, ovvero una manciata di canzoni semplici e immediate da cantare a squarciagola con una Guinnes in mano. Le 11 storie del titolo espongono la paletta completa dei differenti registri del Dropkick Murphys-sound. Introdotta da un tin whistle che lascia spazio a chitarre e cori sguaiati, la cover di The Lonesome Boatman getta subito l’ascoltatore nel mondo della band, dove la malinconia tipica della terra natia si coniuga perfettamente con un’atmosfera birrosa e da stadio. La tracklist si divide fra episodi punk rock tirati e momenti più cadenzati e riflessivi. Nella prima categoria si possono sicuramente includere la coinvolgente Rebels with a Cause, il rock’n’roll di Kicked to the Curb e l’acolica I Had a Hat, brani che non mancheranno di scatenare un putiferio in sede live. Ugualmente innodici gli episodi più lenti, come il possente singolo Blood, sorta di incrocio fra Social Distortion e cornamuse, l’irriverente First Class Loser, che si distingue per gli intrecci di banjo, fisarmonica e flautino, o ancora Paying my Way. Non poteva mancare la ballata, in questo caso la toccante e ben riuscita 4-15-13, dedicata alle vittime dell’attentato alla maratona di Boston, mentre You’ll never Walk Alone e Until the Next Time chiudono l’album all’insegna del buon umore.

Difficile chiedere altro ai Dropkick Murphys, che compensano la ripetitività della propria proposta con il savoir faire e l’esperienza. Composti con maestria e mestiere, i brani di 11 Short Stories of Pain & Glory sanno toccare le corde giuste per coinvolgere immediatamente l’ascoltatore. La musica dei Murphys parla soprattutto al cuore e alla pancia, ed in questo è efficace. Ciò permette di coprire in parte quel sentimento di ripetizione al limite dell’autoplagio, sempre in agguato tra un brano e l’altro di un lavoro, tra l’altro, penalizzato dall’assenza di vere e proprie hit, ma che funziona meglio sul registro riflessivo e cadenzato. I fan apprezzeranno, per tutti gli altri si tratta di un album gradevole quanto non fondamentale.



VOTO RECENSORE
65
VOTO LETTORI
80 su 1 voti [ VOTA]
INFORMAZIONI
2017
Born & Bred Records
Punk Rock
Tracklist
1. The Lonesome Boatman
2. Rebels with a Cause
3. Blood
4. Sandlot
5. First Class Loser
6. Paying my Way
7. I Had a Hat
8. Kicked to the Curb
9. You’ll Never Walk Alone
10. 4-15-13
11. Until the Next Time
Line Up
Al Barr (Voce)
Glaso (Chitarra, Fisarmonica, Tin Whistle)
James Lynch (Chitarra)
Ken Casey (Voce, Basso)
Jeff DaRosa (Banjo, Bouzouki, Mandolino, Chitarra Acustica, Armonica)
Matt Kelly (Batteria)
 
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