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Dead Like Juliet - Stranger Shores
25/06/2018
( 625 letture )
Primo full lenght per i sud- tirolesi Dead Like Juliet, direttamente da Merano, alfieri di un solido, affidabile ma variegato metalcore: la loro è una bella versione moderna di heavy metal.

Prendiamo un po’ tutti gli stilemi del genere e uniamoli in un mix che li reinventa in chiave personale e abbiamo i Dead Like Juliet, con un forte gusto groove/thrash che si alterna alla melodia swed metal: questo album è un ago della bilancia fra il metal/HC americano e il melodic metalcore, con sprazzi di nu/crossover e post hardcore. In un certo senso un ottimo esempio di NWOAHM, nonostante i Nostri provengano da ben altre lande.

Per Stranger Shores una produzione moderna ma non troppo (davvero notevole per trattarsi di una band DIY) è la cornice di una serie di pezzi in your face ma anche emozionali, con un’espressione rabbiosa intrinseca, furiosa, amara ma dignitosa. Il muro del suono è una via di mezzo fra la sottigliezza del post-HC e lo spessore del metalcore, mentre l’attitudine punk, ancora più forte nel precedente EP Tempest, non manca ma, palesandosi nella sfacciataggine delle linee vocali e negli immancabili contro-cori. Le chitarre si dividono fra riff pastosi in pieno stile groove, special squisitamente melodici, schitarrate hardcore e arpeggi più soffusi. I breakdown sono massicci e taglienti ma mai abusati, così come la presenza di synth e tastiere che non surclassano mai le altre parti strumentali, integrandosi perfettamente. La voce del frontman Alexander è un growl corposo e ibrido che si alterna a scream e cantato pulito/parlato, sempre supportato dai cori e dalle backing vocals del tastierista Magge e del chitarrista Martin. L’opening track The Change inizia in sordina con un organo clericale per poi divenire nel primo assaggio della potenza Doc dei nostri, lasciando spazio al singolo Those Rivers, un’esplosione in your face dal gusto squisito e dall’intenzione positivamente incoraggiante. Unwanted procede con la stessa potenza nonché epicità, pur indugiando inizialmente in una sorta di intro rock/country (!), mentre molto intenso è l’intro di Scared, intriso di feeling agrodolci intessuti magistralmente nella trama aggressiva. Essi saranno poi ripresi nell’interludio Wanderer, che recita una poesia scritta dal punto di vista di un profugo, e nel pezzo Alone or Together, già singolo e videoclip precedente della band, qui riproposto in una nuova, efficace versione. Anche questo pezzo ha un significato testuale profondo e incoraggiante di vicinanza e supporto reciproco, così come il mantra di vivere all’insegna dei sogni, mentre in generale il lavoro tocca altri spunti lirici di natura sociale, politica o interiore, della necessità di essere combattivi per i propri valori, se vogliamo fedele alle tematiche hardcore. Menzione d’onore per la vigorosa ed emozionale title-track e la chiusura Coming Home, che ci accompagna con piacere e fervore alla fine dell’album.

Tirando le somme, un lavoro ben concepito e ben suonato che intrattiene senza cali di qualità, facendo l’inchino alla modernità pur tenendo stretta l’attitudine old school, rivelandosi dunque adatto ad ascoltatori di ogni genere. Tutto ciò davvero ben sperare in una prospera continuità per i Dead Like Juliet !



VOTO RECENSORE
80
VOTO LETTORI
88.4 su 5 voti [ VOTA]
INFORMAZIONI
2018
Autoprodotto
Metal Core
Tracklist
1. The Change
2. Those Rivers
3. Unwanted
4. Scared
5. Built On Crime
6. Wanderer
7. Stranger Shores
8. Black Sea
9. Alone Or Together
10. Coming Home
Line Up
Alexander Thurner (Voce)
Martin Mayr (Chitarra; Voce)
Thomas Neulichedl (Chitarra)
Markus Innerhofer (Tastiera; Voce)
Michael Arquin (Basso)
Maximilian Erler (Batteria)
 
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