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Borealis - The Offering
29/06/2018
( 416 letture )
Giungono al quarto studio album i canadesi Borealis, che già avevamo incontrato in passato su queste pagine in un paio di occasioni. Quarto album di inediti, ma quinto effettivo, contando World of Silence MMXVII, ovvero la riedizione da parte della AFM Records del primo lavoro originariamente pubblicato in via indipendente dalla band canadese, che per l’occasione è stato completamente ri-registrato. Rispetto alla precedente uscita datata 2015, si registrano un paio di cambi in line-up: alle chitarre rientra Ken Fobert, dopo un’assenza durata qualche anno, mentre al basso il nome nuovo è quello di Trevor McBride. I Borealis sono una formazione dedita principalmente ad un power metal melodico molto canonico, e anche stavolta la strada intrapresa appare la stessa di sempre, senza variazioni sul tema. A cambiare sono semmai le tematiche affrontate: The Offering tratta infatti un argomento solo a prima vista banale, ma in verità molto interessante se compreso fino in fondo. Come espresso dal cantante Matt Marinelli, che afferma di aver tratto l’idea dai film horror di cui è appassionato, l’argomento centrale è quello dei culti che praticano sacrifici umani e in particolare sacrifici di bambini. Questi atti indicibili avvengono con la convinzione che possano porre fine alla sofferenza umana e restituire appunto all’umanità quell’innocenza andata perduta per via dell’avidità e dell’industrialismo, senza rendersi conto che proprio quei bambini sono la chiave per ristabilire e preservare l’innocenza smarrita. Tale concept viene molto efficacemente rappresentato dall’artwork realizzato dal grafico francese Stan Decker, il quale aveva già collaborato col gruppo per la copertina del precedente Purgatory.

La proposta del quintetto canadese è caratterizzata, come detto, da un power metal melodico, in cui quest’ultimo tratto è originato soprattutto dall’apporto di voce e tastiere, che si contrappongono a una base ritmica sempre molto presente e “robusta”. Negli oltre sessanta minuti di durata complessiva, l’album riesce nel mai facile compito di non incappare in momenti morti o poco incisivi, ma ha anzi il grande merito di mantenersi sempre intorno o al di sopra della soglia qualitativa media preventivata. La traccia d’apertura ben esemplifica quanto espresso sopra in merito alla proposta e allo stile del gruppo canadese: ritmiche potenti e affatto in secondo piano reggono un brano molto intenso dal punto di vista melodico, grazie alla magistrale prova vocale di Matt Marinelli, ottimo tanto sotto il piano interpretativo quanto esecutivo. Da qui in poi l’album sembra voler di volta in volta confermarci le impressioni iniziali, dandoci sempre più la consapevolezza di trovarci di fronte ad un gruppo che sa il fatto suo e che meriterebbe senz’altro maggiore visibilità e riscontro di pubblico rispetto a quanto raccolto finora (che non è comunque poco visti i precedenti show di spalla a nomi come Kamelot, Epica, Sonata Arctica e Saxon). La titletrack, che non rientra tra gli episodi più significativi del disco, è un ottimo esempio della potenza di fuoco di cui è capace la band canadese, così come River o Forever Lost, due brani -entrambi molto ben riusciti- in cui a spiccare più di ogni altra cosa è una sezione ritmica mai così presente e “cattiva”. Ai loro antipodi troviamo invece ballads e semiballads del calibro di The Devil’s Hand e Scarlet Angel. Delle due, la prima è senza dubbio la più riuscita, riuscendo ad esprimere una tale intensità emotiva, difficilmente ripetibile, da ammaliarci fin dal primo ascolto. Menzione particolare per la strumentale The Path, breve intermezzo di poco superiore ai due minuti che fa salire in cattedra la chitarra solista. Il disco si chiude col brano più lungo, The Ghosts of Innocence, 8’46’’ in cui i Borealis cercano di convogliare tutto il meglio del loro repertorio, senza accorgersi probabilmente che le undici canzoni precedenti già rappresentavano nel miglior modo possibile il loro ottimo stato di forma. L’ultima traccia non è infatti un capolavoro e non rientra nemmeno tra i punti più alti del disco, ma si segnala tutt’al più per la presenza di un’ospite femminile al microfono, tale Sarah Dee che già aveva preso parte a due album precedenti della band canadese.

The Offering non rappresenta un passo in avanti per i Borealis, ma nemmeno li condanna a un’esistenza all’ombra dei nomi più importanti del settore. Alla luce delle ottime prove passate, questo nuovo album è semmai una riconferma della loro forza e delle loro grandi potenzialità; purtroppo non aggiunge molto a quanto già sentito in precedenza, ma comunque ci regala dodici brani di assoluto valore. Forti di una produzione nella media e di un’etichetta importante alle spalle, i Borealis sono una band che ogni amante del power metal dovrà necessariamente tenere sott’occhio, perché sapranno senz’altro riservarci ancora qualche sorpresa in futuro.



VOTO RECENSORE
75
VOTO LETTORI
80 su 1 voti [ VOTA]
Deris
Venerdì 29 Giugno 2018, 20.14.56
1
Seguo questa band dall inizio,sono diventati nel tempo una delle mie band preferite....strepitosi,li consiglio a tutti ragazzi.
INFORMAZIONI
2018
AFM Records
Power
Tracklist
1. The Fire Between Us
2. Sign of No Return
3. The Offering
4. River
5. The Second Son
6. The Devil’s Hand
7. Into the Light
8. Scarlet Angel
9. The Awakening
10. The Path
11. Forever Lost
12. The Ghosts of Innocence
Line Up
Matt Marinelli (Voce e chitarra)
Ken Fobert (Chitarra)
Sean Werlick (Tastiere)
Trevor McBride (Basso)
Sean Dowell (Batteria)

Musicisti Ospiti:
Sarah Dee (Voce)
 
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