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Thy Catafalque - Geometria
02/07/2018
( 956 letture )
L'avantgarde è un genere i cui confini sono vaghi e indistinti: spesso band a cui viene affibbiata quest’etichetta non hanno alcun punto in comune tra loro. Ma una tale denominazione può anche risultare utile per definire uno stile unico, personale e incredibilmente variegato, come nel caso dei Thy Catafalque. Sin dalle origini prettamente black metal, l'obiettivo del mastermind Tamás Kátai è sempre stato fondere metal estremo e altri generi, dando vita a lavori sempre differenti e riconoscibili: l’elettronica pulsante di Tűnő idő tárlat, il folk ungherese di Róka hasa rádió, gli eterei violini di Sgùrr sono solo alcuni dei possibili esempi. In una discografia tassellata di dischi tra il buono e l'ottimo, la componente estrema è sempre stata presente, l'unica costante... fino ad ora.

Geometria si slega quasi definitivamente dal metal e si alza in volo verso i generi più disparati. Con esperimenti così azzardati, il rischio è alto: da una parte, un tale melting pot di influenze può sfociare in un insieme sconnesso di tracce senza capo né coda; dall'altra, si può tentare di incorporare tutto seguendo un filo conduttore, finendo però per produrre un’opera difficilmente digeribile e dalla durata esagerata. Saranno stati in grado i Thy Catafalque a trovare quel delicato equilibrio, necessario per la riuscita di un lavoro del genere?

La risposta è sì: con cinquantasei minuti di musica per undici tracce la cui durata spazia da due a otto minuti (e per la prima volta in discografia, nessun brano oltre i dieci), Geometria si rivela un platter sinuoso e cangiante, messo a fuoco e curato in ogni dettaglio.
Nonostante le fondamenta dell'opera siano costruite da Tamás Kátai, è la corposa presenza dei musicisti ospiti a rendere tutto così variegato e compatto allo stesso tempo. E così, è facile trovare un’elegante gemma free jazz come Gőte incastonata tra altre due di generi completamente opposti: Töltés attinge a piene mani dall’elettropop/dark tipico dei Depeche Mode più raffinati, abbandonando completamente le chitarre con la celestiale voce di Martina Veronika Horváth come protagonista, mentre Sárember è una cavalcata dai ritmi sostenuti e aggressivi governata dal violino di Misha Doumnov, folle e schizofrenico, apparentemente slegato da tutto il resto e in contrasto col preciso incedere scandito dalla batteria.
Ed è solo una piccola anticipazione di ciò che i Thy Catafalque sono riusciti a mettere insieme con maestria: si passa con facilità dal dungeon synth al folk, dal progressive al funeral doom, in un disco che scorre fluido e leggero. Un’analisi track by track è forse superflua, e non nascondo che rovinerebbe in parte la sorpresa e il gusto di scoprire, al termine di ogni pezzo, cosa verrà dopo. La band stessa chiede che l’album venga ascoltato con attenzione, in modo da coglierne ogni particolarità. In verità, il lavoro è travolgente, soffocante ma anche appagante: il flusso è continuo e inarrestabile; difficile, se non impossibile, carpire ogni elemento durante i primi ascolti. Una volta arrivati alla fine degli 8 minuti di ambient e progressive rock di Hajnali csillag ispirati ai maestri In The Woods…, si sono a malapena delineati i colori e i contorni del labirintico mondo in cui siamo appena entrati, ma l’assalto industrial di Szamojéd freskó non lascia neanche il tempo di riflettere; una sensazione di sbigottimento, ma anche meraviglia che proseguirà per buona parte dei 56 minuti dell’opera. Ed è probabilmente questo il vero punto di forza dell’album: al contrario dei suoi predecessori, di alto livello ma in alcuni punti forse troppo prolissi, Geometria non stanca e, finita la solenne outro doomeggiante di Ének a búzamezőkről, lascia sui volti un sorriso ebete di chi non ha capito nulla, ma non vede l’ora di premere il tasto play un’altra volta.

Un raffinato collage di idee, di voci, di suoni; una produzione nebulosa e vintage che dona ad ogni strumento, drum machine compresa, la giusta personalità. Per far ricredere coloro che pensano che la musica (metal sarebbe riduttivo, perché qua di musica si deve parlare) nel 2018 non abbia più nulla da dire, e per chiunque voglia intraprendere un viaggio nell’ignoto senza paura di perdersi.



VOTO RECENSORE
86
VOTO LETTORI
91.83 su 6 voti [ VOTA]
Jan Hus
Sabato 7 Luglio 2018, 1.05.36
5
Io ho la copia 1082/1500 Di sgùrr la 1056/1500 Di Meta la 2/1000 Esticazzi Tutti sopra il 90, comunque
Rossocrociati
Mercoledì 4 Luglio 2018, 22.55.05
4
Bello, bello, si decisamente bello....pero’ ,....!!! Voto 70 Alla fine nn e’ scattata la scintilla e dopo 2 ascolti ..... archiviato!
Salvo
Martedì 3 Luglio 2018, 22.47.12
3
Indubbiamente, un gran lavoro. Molto bello.
Macca
Lunedì 2 Luglio 2018, 21.45.21
2
Concordo con il fratello del più noto Edinson qui sotto, notevole la capacità con la quale Kallai riesca a rimescolare le carte in tavola pur mantenendo una precisa direzione sonora, e bravissimo nel creare sonorità uniche combinando elementi apparentemente lontani anni luce. Ho conosciuto il gruppo con Rengeteg, stupendo per songwriting e idee: comprerò anche questo che dalle anteprime mi aveva colpito molto positivamente.
Alex Cavani
Lunedì 2 Luglio 2018, 17.51.32
1
Questa recensione la aspettavo con ansia, che disco meraviglioso!! A me piace l'estrema eterogeneità che questo gruppo riesce a riversare in ogni disco, spaziando ovunque ma mantenendo un'immagine precisa, che in questo disco è presente dall'inizio alla fine, anche se cambia forma di brano in brano; anche il colore verde scuro della copertina si addice bene alla musica contenuta. Magistrale poi l'unione di elettronica e strumenti tradizionali, che da vita ad un genere davvero indefinibile. Per me siamo sul 90 abbondante. P.S. Da recensire, magari nei rispolverati, anche il precedente Meta!
INFORMAZIONI
2018
Season of Mist
Avantgarde
Tracklist
1. Hajnali Csillag
2. Szamojéd Freskó
3. Töltés
4. Gőte
5. Sárember
6. Hajó
7. Lágyrész
8. Sík
9. Balra a Nap
10. Tenger, Tenger
11. Ének a Búzamezőkről
Line Up
Tamás Kátai (Voce, Chitarra, Basso, Tastiere, Programming)

Musicisti Ospiti:

Martina Veronika Horváth (Voce nelle tracce 1, 3, 9, 10, 11)
Gyula Vasvári (Voce nelle tracce 5,6)
Misha Doumnov (Violino nelle tracce 1, 3, 5, 10)
Balázs Hermann (Basso fretless nella traccia 4)
David Jean-Baptiste (Sassofono nella traccia 4)
Colin Hume (Tromba nella traccia 4)
Viktória Varga ( Voce narrante nella traccia 1)
 
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