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Robert Plant and The Sensational Space Shifters - Carry Fire
04/07/2018
( 845 letture )
Per un fan, nel bene o nel male, è sempre difficile, se non impossibile, dimenticare il passato. È inevitabile finire a pensare ai grandi dischi passati di un artista che in tempi moderni non riesce più a trovare la giusta ispirazione, ma lo è altrettanto quando lo stesso artista, pur continuando a proporre materiale ottimo, rimane inesorabilmente legato a vecchi album entrati direttamente nella leggenda. È dunque impossibile pensare a Robert Plant senza pensare ai Led Zeppelin: la sua carriera solista supera di gran lunga quella del gruppo del dirigibile sia per la longevità che per il numero di uscite discografiche e si assesta su coordinate musicali diverse, ma, caschi il mondo, Plant rimarrà sempre la voce dei Led Zeppelin. Tuttavia Carry Fire, uscito nel 2017, prende le distanze, così come gli album precedenti, dalla gloriosa band del passato, non solo per la voce di un uomo che, ormai sulla soglia dei settant’anni, non ha più la stessa energia che poteva avere negli anni Settanta.

La proposta musicale di Plant è infatti lontana da quell’hard rock che tutti conoscono, e preferisce addentrarsi in lidi più crepuscolari e sperimentali, dove il rock è soltanto una lieve sfumatura fra altre molteplici influenze: folk, melodie etniche, blues e componenti elettroniche si incrociano in continuazione in Carry Fire, reso ancora più eterogeneo per la presenza di numerosi guest (tra di loro ci sono anche i The Sensational Space Shifters, che avevano collaborato con Plant già nel precedente Lullaby and… the Ceaseless Roar). Il risultato è un insieme di undici tracce decisamente varie, intimiste e spesso con un feeling esoterico sicuramente non privo di fascino.
The May Queen apre le danze ed è uno degli episodi migliori, che colpisce subito per la raffinata spontaneità dell’artista inglese, per la versatilità della voce e percussioni che descrivono una quiete meditativa. La title track è invece molto etnica, ritmata e suggestiva, come se rimandasse a un passato lontano e in parte misterioso. Una Bones of Saint è invece decisamente più sostenuta e rock, che non manca di uno splendido bridge dai toni paradisiaci (In the garden of Eden/ And the wheels go round and round/ The sight of fan angel/ When the best fair deals come down). Non manca anche una cover, Bluebirds Over the Mountain, che reinventa la hit degli anni Cinquanta di Ersel Hickey, interpretata in duetto con Chrissie Hynde dei The Pretenders. In un comparto di tracce valide però non si può negare che l’ascolto possa risultare piuttosto ostico per alcuni pezzi, in una durata totale di quasi cinquanta minuti in cui non è sempre facile arrivare al termine, sia per qualche episodio meno riuscito sia per l’attitudine quasi sempre molto calma e spirituale che non dà mai grossi scossoni all’ascoltatore, specialmente se abituato a hard rock e metal.

Robert Plant comunque ritorna con un album di grande finezza, con l’intento di andare a esplorare sensazioni profonde, in qualche modo sopite e lontane. La maturità dell’artista in Carry Fire è evidente, e traspare benissimo l’idea del vecchio rocker verso la fine della carriera, non più ribelle e provocatorio ma saggio e meditativo, in grado di vedere con perfetta lucidità tutto ciò che è stato in passato e con idee chiare da realizzare, nonostante la molteplicità apparentemente spiazzante delle diverse sfumature e influenze contenute nell’album.



VOTO RECENSORE
74
VOTO LETTORI
82.5 su 2 voti [ VOTA]
Sadwings
Giovedì 12 Luglio 2018, 15.33.29
19
Secondo me la sua prima fase di carriera non è molto memorabile, ci sono lavori come now and zen che sono carini ma lungi dall'esser dei capolavori. Per esempio Maniac Nirvana ha dei buoni spunti ma anche molto mediocrità. Negli ultimi anni secondo me è migliorato, ha scelto una direzione musicale più conforme alla sua figura.
ObscureSolstice
Martedì 10 Luglio 2018, 1.48.19
18
Lo stimo come pochi altri, ma dovrebbe ri-affrontare l'ipotesi di fare qualcosa di rock...così lo vorrei sentire. Queste sperimentazioni inclassificabili di dischi raffinati non mi dicono niente. Sei Plant cazzo
VOX POPULI
Martedì 10 Luglio 2018, 0.47.46
17
boh.. la sua carriera solista l'ho sempre trovata di una noia mortale..
marmar
Lunedì 9 Luglio 2018, 22.18.39
16
Bellissimo, come tutti i dischi del mitico Robert, da "Fate the Nation" in poi, (ma erano belli anche quelli prima, specialmente "Now and Zen"), artista che più invecchia e meno sbaglia un colpo. Dischi come questo o il precedente, fenomenale "Lullaby..." me li posso ascoltare anche dieci volte di fila e non stancarmi mai. Le canzoni? Tutte sublimi e particolari, suonate da musicisti d'eccellenza e cantate con un misticismo che solo il sig. Plant può vantare. Capolavoro.
Graziano
Lunedì 9 Luglio 2018, 18.02.18
15
Manic Nirvana, Fate of nations e Mighty rearranger son tre diversissimi ma ottimi punti di partenza. Che artista unico e spettacolare.....Con Page ha inciso un album di inediti a onor del vero: Walking into Clarksdale.
Testamatta ride
Venerdì 6 Luglio 2018, 17.42.15
14
Ma No quarter con Page (senza i) non era mica un album a tutti gli effetti. Erano quasi tutti pezzi dei Led Zeppelin rivisitati e 3/4 inediti registrati con dei musicisti marocchini. A sto punto, se posso permettermi, vorrei suggerire Mighty Rearrenger del 2005. Disco strepitoso senza se e senza ma.
Area
Venerdì 6 Luglio 2018, 14.47.36
13
@Silvia, beh certo sarebbe più semplice... lui comunque lo rispetterò sempre. Poi ripeto a me quel disco che fece insieme a Paige piacque parecchio (No Quarter) e anche quello con Alison Krauss.
Silvia
Venerdì 6 Luglio 2018, 12.58.33
12
@Area più che altro secondo me dovremmo pensare alla sua carriera solista ignorando che sia stato il cantante dei Led Zeppelin (ripeto al di là del gusto personale) anche se è chiaramente molto difficile
Area
Venerdì 6 Luglio 2018, 12.39.23
11
A me il Plant solista non mi ha mai convinto... non mi era dispiaciuto il disco che fece anni e anni fa insieme a Paige però. Purtroppo é un po come per i Beatles, vale a dire che loro da solista (eccetto alcuni album di John) non mi hanno mai convinto, funzionano meglio insieme. E vale anche per gli Zepp !
Sha
Venerdì 6 Luglio 2018, 11.54.16
10
@max Non gli ho mai dato dell'immaturo con i Led e ci mancherebbe, ma in questo lavoro direi che ce ne è tanta, e basta vedere come combina tutte le varie influenze. In secondo luogo, ha 70 anni e circa 50 di carriera. Chi lo sa, magari farà altri dieci album, ma mi permetterai di dire che è verso fine carriera? Comunque si, io sono contento!
Silvia
Venerdì 6 Luglio 2018, 11.51.10
9
@max, senza fare polemica naturalmente, solo la mia impressione, invece secondo me e' scritta benissimo e ti diro', l'album mi ha proprio comunicato questa sensazione (molto malinconica fra l'altro) “La maturità dell’artista in Carry Fire è evidente, e traspare benissimo l’idea del vecchio rocker verso la fine della carriera...”. Poi non so se avete visto le interviste a Plant sul come ha raccolto le idee, molto romantico.
Max
Venerdì 6 Luglio 2018, 11.42.11
8
@sha il 4 è simile al 7. Comunque, nessuna polemica, ma un recensore che scrivere su Plant : “La maturità dell’artista in Carry Fire è evidente, e traspare benissimo l’idea del vecchio rocker verso la fine della carriera...” è mediocre. Maturità artistica di Plant? (Era maturo in LZ. ) Fine carriera di rocker?... contento tu.
Sha
Venerdì 6 Luglio 2018, 10.13.29
7
@Max invece secondo te il n. 4 è un commento intelligente?
Silvia
Venerdì 6 Luglio 2018, 8.59.31
6
Infatti anche secondo me sono due percorsi totalmente diversi.
Testamatta ride
Giovedì 5 Luglio 2018, 23.25.56
5
Nessuno se la prenda a male ma, secondo me (ma magari mi sbaglio), chi critica quest'album perché lo trova diciamo loffio o, peggio ancora, non riesce a scindere il nome di Plant dai Led Zeppelin e, quindi, si aspetterebbe del sano hard rock, non conosce come si deve la sua produzione solista che ha avuto inizio, lo ricordo, 36 anni fa. Se si ha tale lacuna (ammesso che possa essere considerata tale, ci mancherebbe) è più probabile restarne delusi o, peggio ancora dal mio punto di vista, annoiarsi ascoltando l'album. Tutto ciò al netto dei gusti di ognuno, si capisce.
Max
Giovedì 5 Luglio 2018, 22.42.37
4
Ma secondo voi questa è un recensione? Mah...
Area
Giovedì 5 Luglio 2018, 15.18.45
3
Sono solito associare Plant agli Zeppelin, gruppo che strano a dirsi non é mai stato tra le mie preferenze assolute nonostante i primi 4 album siano fondamentali.... che dire... onore a una leggenda vivente. Ma questo album non mi ha convinto, me lo sono ascoltato LEGALMENTE, ma non l'ho comprato.
Silvia
Mercoledì 4 Luglio 2018, 23.16.27
2
Recensione stupenda che fotografa l'album perfettamente. Album che però non incontra il mio gusto personale e mi intristisce molto perché sembra l'opera di un vecchio leone che si arrende. Sicuramente però grandissima finezza. Che artista!
Testamatta ride
Mercoledì 4 Luglio 2018, 23.08.14
1
Classe ed eleganza come pochi. A me è piaciuto moltissimo. La discografia solista di Plant ha pochissimi bassi e tantissimi alti e a me non annoia mai, è perfetta nelle condizioni giuste. Nella recensione ho apprezzato il rispetto che traspariva anche quando si è voluta muovere qualche piccola critica, e vabe ci mancherebbe pure direte giustamente voi.
INFORMAZIONI
2017
Nonesuch/Warner Bros. Records
Inclassificabile
Tracklist
1. The May Queen
2. New World…
3. Season’s Song
4. Dance With You Tonight
5. Carving Up the World Again… a wall and not a fence
6. A Way with Words
7. Carry Fire
8. Bones of Saints
9. Keep It Hid
10. Bluebirds Over the Mountain
11. Heaven Sent
Line Up
Robert Plant (Voce)
Justin Adams (Chitarra)
Liam Tyson (Chitarra)
John Baggott (Tastiere)
Billy Fuller (Basso)
Dave Smith (Batteria)

Musicisti Ospiti
Seth Lakeman (Viola, Violino)
Redi Hasa (Violoncello)
Chrissie Hynde (Voce)
 
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