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Mortuary Drape - Secret Sudaria
06/07/2018
( 634 letture )
Dal punto di vista della critica musicale, il processo di rispolvero dei dischi è la più interessante azione dietrologica di restituzione alla luce di lavori emblematici che hanno segnato indelebilmente lo sviluppo di un determinato genere. Non è certamente un segreto che gli anni Novanta in Italia siano stati segnati dall’uscita di una impressionante serie di album seminali, veri e propri capolavori del black metal talvolta dimenticati o colpevolmente sottovalutati. I Mortuary Drape rientrano certamente fra i gruppi che hanno contribuito, con la loro carriera più che trentennale, alla crescita della scena estrema del Belpaese, una attività artistica che ha ottenuto meritati consensi anche al di fuori dei patri confini.
Nati ad Alessandria nel 1986 e guidati del leader e singer tuttora in carico Wildness Perversion, l’act piemontese si è presto imposto come precursore dell’occult black metal, un sottogenere poi ripreso in modi differenti da band nostrane più tarde, quali Maldoror e Abhor, secondo una visione più legata al symphonic black. Dopo la realizzazione di alcuni demo tape e il passaggio attraverso innumerevoli cambi di line-up, la notevole esperienza pregressa nell’underground trova concretizzazione nel 1994 con l’ottimo esordio All the Witches Dance che, seppur saldamente fondato sulle classiche influenze del periodo quali Mercyful Fate, Celtic Frost e Venom, già cominciava a far trapelare gli elementi discriminanti di un sound originale.

Il secondo album, Secret Sudaria, pubblicato nel 1997 per conto della Nazgul’s Eyrie Productions, esce sul mercato a dieci anni esatti di distanza dalla realizzazione dei primi due demo tape. Da un’analisi prettamente stilistica, gli undici brani contenuti in questo platter, fra i quali sono presenti alcuni rifacimenti di pezzi già editi nei sopracitati promo, risultano la naturale prosecuzione del discorso ufficialmente intrapreso con il debut, mettendo in mostra una maggiore coesione nel songwriting grazie all’operato di una formazione all’epoca ormai rodata.
Introdotta da un preambolo guidato da percussioni e basso con venature industrial, l’opener Obsessed by Necromancy si dispiega in un guitar work portante di matrice death thrash vecchia scuola, confermando con forza il senso di appartenenza al metal estremo degli eighties. Il brano, sorretto da un discontinuo beat sul rullante, viene reso più oppressivo dalla cavernosa voce di Wildness Perversion, un caratteristico cantato a metà strada tra lo screaming black e il growl tipico del death. La successiva Wandering Spirits si attesta sulla medesima flasariga, impostata su una azione dietro ai tamburi secca e di impatto. Spicca, così come avviene durante tutta la durata del disco, il prezioso lavoro delle sei corde, specialmente in fase solistica. Da sempre trademark del sound dei Mortuary Drape, questo va ad intrecciarsi sapientemente con i notevoli arrangiamentti di basso, strumento mai come in questa situazione messo in primo piano da una registrazione volutamente cupa a far risaltare le basse frequenze. Il sofferto tormento di una creatura neonata fa da macabro preambolo alla tenebrosa Abbot, un pezzo per intinseche caratteristiche paragonabile a Deathcrush dei Mayhem, nel suo svolgersi tra stop ritmici e fill chitarristici. Necromancer, già apparsa nel demo del 1989 Doom Return, viene riproposta in questa sede con più opportuna resa sonora. Un pezzo veloce che si distingue per il ritornello, accompagnato da interventi di clean voice, di immediata memorizzazione, riprendendo in questo caso le caratteristiche di orecchiabilità dei vecchi pezzi dei Venom.
Le stesure delle singole tracce, seppur semplici, risultano ordinate e razionali, passando con agile coerenza dal velocissimo black/thash di Evil Death alle divagazioni di retaggio metal più classic heavy di Madness che richiamano la creatura del Re Diamante, specie nei frangenti solistici. Non mancano anche più prolungate sperimentazioni in ambito apocalyptic industrial con la titletrack strumentale, a determinare un break a metà ascolto.
Le successive Cycle of Horror e Necromaniac, anche quest’ultima facente parte di un repertorio più datato, si attestano su più tipici canoni propri dei Nostri, sempre animati da uno spirito aleggiante proveniente dai lontani anni ottanta. Il giro di basso a preludio di Presences anticipa un incedere sabbathiano, ritualistico nel suo essere vagamente doomish, che prosegue in crescendo con l’ingresso della doppia cassa, riportando la proposta sulla più battuta strada del metallo nero. Pregevole, ancora una volta, il solo a metà brano che conferma e ribadisce l’ottimo gusto solistico di estrazione classica. Si giunge all’ultimo episodio della tracklist con Malediction, il più lungo e vario del lotto. A seguito di un paralellismo di basso ed un interessante inserto di chitarra acustica arpeggiato, la composizione si sviluppa in maniera eterogenea grazie a combinazioni ritmiche meno lineari, solcando ancora il terreno black/thrash che i Mortuary Drape hanno a lungo seminato, per poi raccoglierne con successo i frutti artistici.

Rimuovendo dunque la polverosa coltre dal drappo mortuario, si riscopre un’autentica pietra miliare del black metal di casa nostra. Mai avezzi a particolari funambolismi e tecnicismi, il quintetto realizza undici composizioni estremamente incisive per semplicità ed esplicità dei contenuti, sia musicali che lirici. Ciò non deve erroneamente lasciar pensare a opere banali od obsolete. Tutt’altro. Il sound peculiare dei Mortuary Drape si presenta rinfrescato da una sempre pulsante vena ispirativa, impreziosito di arrangiamenti intelligenti, a prova di una progressiva maturazione in atto. Un capitolo discografico che può inoltre essere considerato un unicum nella discografia della band, dato che l’approccio alla scrittura, sebbene non totalmente stravolto, virerà verso coordinate piu’ vicine al death tecnico e melodico con il successivo Tolling 13 Knell. Profondamente intriso di caratteristiche tipologiche direttamente estrapolate da un background primordiale, Secret Suadaria coglie alla perfezione la malvagità e la forza oscura della seconda ondata di black metal, espresse tramite un linguaggio formale originale che si materializza in una fra le più importanti release appartenenti al panorama estremo italiano.



VOTO RECENSORE
87
VOTO LETTORI
95.2 su 5 voti [ VOTA]
Area
Lunedì 9 Luglio 2018, 16.11.15
5
Io ricordo che preferivo i Necromass di gran lunga... entrambi comunque avevano il merito di avere un suono abbastanza riconoscibile e "mediterraneo" come riportato da qualcuno nei commenti. Era un immaginario oscuro e magico ispirato alla tradizione Italica e del Sud Europa. Di sicuro non avevano bisogno di copiare immaginari Nordici/scandinavi....
Andrea
Lunedì 9 Luglio 2018, 12.15.13
4
Questo e All the witches... due album dal fascino occulto (veramente occulto) incredibile
Galilee
Domenica 8 Luglio 2018, 14.24.29
3
Buon lavoro, anche se leggermente meno ispirato dal precedente. Avevano un suono unico ai tempi. E non ricordo quante volti li vidi dal vivo in quel periodo. Almeno 10 di sicuro...
ObscureSolstice
Sabato 7 Luglio 2018, 17.24.35
2
Questa band è un testamento di primaria importanza del metal estremo italiano. Mortuary Drape...black/death dal piemonte, va onorato e rispettato come riconoscenza. Non c'e' altro da dire \m/
Alessio
Sabato 7 Luglio 2018, 13.36.21
1
Molto bello, uno dei loro migliori album.c'è anche qualche spruzzata di vecchio death secondo me.Ricordo le difficolta per prenderlo, alla fine me lo feci spedire dalla Finlandia. Però invertirei i voti con All The witches dance, quello è un must del black mediterraneo anni 90.
INFORMAZIONI
1997
Nazgul’s Eyrie Productions
Black
Tracklist
1. Obsessed by Necromancy
2. Wandering Spirits
3. Abbot
4. Necromancer
5. Evil Death
6. Madness
7. Secret Sudaria
8. Cycle of Horror
9. Necromaniac
10. Presences
11. Malediction
Line Up
Wildness Perversion (Voce)
Maniac of Sacrifice (Chitarra)
Old Necromancer (Chitarra)
Diabolic Obsession(Basso)
Nequam (Batteria)
 
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