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Jonathan Davis - Black Labyrinth
08/07/2018
( 1133 letture )
Capita spesso, specialmente quando parliamo di band sulla scena da molto tempo, che uno o più musicisti coinvolti avvertano quasi il “bisogno fisiologico” di dar sfogo alla propria arte, mettendo in piedi progetti solisti; in tempi recenti, ad esempio, abbiamo avuto l'eccellente esempio di Mark Tremonti, chitarrista degli Alter Bridge, che ha saputo costruire un credibilissimo side-project, con il quale dà libero sfogo alle proprie influenze più squisitamente heavy, accantonando l'elegante hard rock/post-grunge della band madre.
Cosa accade, però, quando a presentarsi con un progetto solista è il cantante di una delle band più importanti degli anni 90 (piacciano o meno, la loro centralità è innegabile), nota fra le altre cose per aver già sperimentato diverse influenze nei propri lavori, seppur con risultati altalenanti? E' semplice, ci troviamo alle prese con Black Labyrinth, primo vagito solista di Jonathan Davis, vocalist dei Korn.

Noto per la sua ugola espressiva e per i suoi testi fortemente introspettivi, il nostro è però anche conosciuto per la sua notevole passione per l'elettronica, già dimostrata nel discusso The Path of Totality, di casa Korn. Proprio l'elettronica è uno dei fulcri di questo suo debutto solista, assieme ad altre sfumature che vanno dalla world music alla new wave. Se sperate in un clone della sua band madre, in sostanza, probabilmente rimarrete spiazzati ancor prima che delusi, ma d'altra parte sarebbe stato sciocco, per il nostro, rilasciare un lavoro solista per limitarsi a scimmiottare i suoi storici compagni di avventure. Il vero problema dell'album, come vedremo nel dettaglio fra poco, sta nel fatto che non tutti gli esperimenti tentati da Davis risultano riusciti. Andiamo con ordine, però: la prima traccia risponde al nome di Underneath my Skin e ci regala un buon inizio; si tratta di un brano arioso, ma carico di groove, con una solida linea di basso ed ottimamente interpretato dal cantante di Bakersfield, che dimostra di non aver perso la sua capacità di suscitare emozioni con il passare degli anni. Final Days gioca su ritmi tribali e suggestioni indiane (il singer, su questo album si diletta anche al sitar), lasciando più spazio alla musica che alla voce; si tratta di un esperimento intrigante, seppur riuscito fino ad un certo punto, tanto che ci sentiamo di consigliare Everyone, forse un po' più canonica, ma indubbiamente più coinvolgente. Il riff muscolare di Happiness ci fa scuotere la testa a sufficienza, ma anche questo brano non sembra riuscire a colpire fino in fondo il bersaglio; accogliamo dunque con piacere Your God, dotata di un bel sottofondo musicale e di una linea vocale ben composta, ma anche Walk On By: quest'ultima abusa di qualche soluzione di stampo Muse, ma si dimostra nuovamente ben congegnata, a differenza di qualche pezzo analizzato in precedenza, che sembrava quasi “buttato là” tanto per fare. Volendo essere pignoli, Walk On By poteva durare un po' meno e sarebbe stata quasi perfetta, ma anche così potrà regalare momenti piacevoli. Uno dei punti di forza del disco, ad ogni modo, arriva subito dopo: The Secret, con ogni probabilità, è infatti fra gli highlights del disco grazie ad una performance splendida del nostro e ad un sottofondo musicale vagamente alternative rock. La stessa mistura, con risultati meno convincenti, viene udita su Basic Needs, mentre appare quasi struggente il ritornello di Medicate, traccia vagamente The Cure in qualche passaggio. Da qui in avanti, sfortunatamente, il disco cala di ispirazione e qualità: Please Tell Me è una sorta di nenia world music davvero banalotta, al di là della qualità vocale indiscussa del nostro amico; What You Believe dispone di un sottofondo musicale allucinato che ricorda vagamente Freak on a Leash, ma la linea vocale appare un filo raffazzonata e poco coinvolgente, mentre Gender può assomigliare ad un remix , fatto da Marilyn Manson, di un brano tratto dalla colonna sonora di un film Disney (!). Chiude What Is, che, pur nella sua atmosfera smaccatamente pop, risulta almeno ben composta, facendoci perdonare i tre pezzi davvero discutibili uditi in precedenza.

Black Labyrinth, insomma, è un album convincente fino ad un certo punto: a tratti difetta di coraggio, limitandosi ad offrirci un compitino ben fatto, ma tutto sommato canonico; in altri punti, invece, osa in modo anche eccessivo, alternando pezzi davvero validi ad altri che sconcertano per mancanza di idee. Per concludere, abbiamo sicuramente a che fare con un prodotto che nel complesso giudichiamo sufficiente, ma certamente non di più; forse, considerando di chi stiamo parlando e della nutrita schiera di ospiti, era lecito attendersi qualcosina di più.



VOTO RECENSORE
60
VOTO LETTORI
86.92 su 13 voti [ VOTA]
Deathland
Martedì 10 Luglio 2018, 15.57.21
8
Ci sono dei passaggi a vuoto ma resta un buon album. Voto 75.
d.r.i.
Lunedì 9 Luglio 2018, 17.35.03
7
Una delle migliori voci in circolazione non può permettersi di sprecarla con un'uscita così noiosa. Bocciato, alla prossima
d.r.i.
Lunedì 9 Luglio 2018, 17.34.58
6
Una delle migliori voci in circolazione non può permettersi di sprecarla con un'uscita così noiosa. Bocciato, alla prossima
sicktadone
Lunedì 9 Luglio 2018, 17.15.04
5
Disco pienamente apprezzabile solo da soggetti appassionati appasionati all'artista.
Metal Shock
Lunedì 9 Luglio 2018, 8.21.51
4
Ascoltato per intero, a fatica, e nonostante la voce bellissima di JD questo è proprio un disco molto debole. Da archiviare.
albifuz
Domenica 8 Luglio 2018, 23.59.33
3
Ascoltato un paio di volte... caduto nel dimenticatoio
lux chaos
Domenica 8 Luglio 2018, 23.22.42
2
L'ho sentito per curiosità, e devo dire che a malincuore non sono riuscito ad arrivare alla fine senza skippare ripetutamente. Devo dire che non è stata tanto l'eterogeneità a infastidirmi, o l'essere poco metal, questo me l'aspettavo da JD, ma proprio il songwriting a volte poco efficace e certi esperimenti per me poco riusciti. Per me è no, felice per chi lo ha apprezzato
freedom
Domenica 8 Luglio 2018, 23.15.12
1
A me è piaciuto molto, mi ha sorpreso. E poi adoro la sua voce. Per me un 75 ci può stare. Ben vengano altri lavori di questo genere da parte di JD.
INFORMAZIONI
2018
Sumerian Records
Inclassificabile
Tracklist
1. Underneath My Skin
2. Final Days
3. Everyone
4. Happiness
5. Your God
6. Walk On By
7. The Secret
8. Basic Needs
9. Medicate
10. Please Tell Me
11. What You Believe
12. Gender
13. What It Is
Line Up
Jonathan Davis (Voce, Chitarra, Tastiere, Violino, Sitar)

Musicisti Ospiti
Wes Borland (Chitarra nelle tracce 2, 5, 8, 10 e 13)
Miles Mosley (Basso nelle tracce 2-8, 10 e 12)
Zac Baird (Tastiere nelle tracce 1-3, 7-10 e 13)
Ray Luzier (Batteria nelle tracce 1, 3-8, 10 e 13)
Mike Dillon (Percussioni nella traccia 2, Tabla nelle tracce 8 e 12)
Shenkar (Violino, Cori nelle tracce 2, 8 e 13)
Djivan Gasparyan (Duduk nella traccia 2)
Byron Katie (Sample nella traccia 11)
 
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