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Sting - The Dream of the Blue Turtles
13/07/2018
( 870 letture )
4 marzo 1984: i The Police, acclamati in quegli anni come una delle più grandi rock band al mondo, se non addirittura la più grande, tengono un partecipatissimo show a Melbourne, offrendo come sempre una performance impeccabile ed incendiaria; eppure i fan australiani, ma come loro i loro omologhi in tutto il mondo, non sanno che si tratterà dell'ultimo concerto della band come tale. Dopo quella sera, infatti, pur non dichiarando ufficialmente lo scioglimento, i tre ragazzacci londinesi andranno per la propria strada, ritrovandosi nel 1986 per tre show di beneficenza, nel 1992 per il matrimonio del cantante/bassista Sting e riunendosi ufficialmente solo nel 2007. Le cause di questa separazione, non astiosa ma neppure completamente amichevole, sono in seguito divenute ben note: il singer, infatti, si atteggiava sempre più a padre-padrone della band, con i suoi due compagni -soprattutto il batterista Stewart Copeland- non esattamente felici di questa situazione. Tuttavia, all'epoca molti fan ed appassionati caddero legittimamente nello sconforto: che ne sarebbe stato dello straordinario talento di quell'insolito trio, così abile nel muoversi a cavallo fra rock, punk, pop e reggae e del loro incredibile talento per la scrittura di brani iconici?

Per loro fortuna, l'attesa per riascoltare almeno un pezzo di The Police non sarebbe stata lunga: già nel 1985, infatti, il suddetto padre-padrone del gruppo, Sting, diede alle stampe il proprio esordio solista, The Dream of the Blue Turtles, il cui titolo era ispirato ad un sogno fatto dallo stesso musicista (non è dato sapere se sobrio, o sotto effetto di qualche sostanza). Pur non essendo con ogni probabilità il suo lavoro migliore, palma che ci sentiamo di conferire al successivo ...Nothing Like a Sun, il disco è ugualmente un interessantissimo prodotto nel quale il musicista, finalmente libero di dar sfogo al proprio estro, inizia a coltivare la sua grande passione, il jazz; naturalmente è ancora ben presente l'impronta dei The Police, ma il tutto viene qui e là affiancato da atmosfere più raffinate e soffuse, come nella splendida Moon Over Bourbon Street. Registrato con un cast di musicisti notevole, fra i quali spicca Darryl Jones, futuro bassista dei The Rolling Stones, l'album viene inaugurato da uno dei classici singoli che Sting potrebbe scrivere anche in fase REM: If You love Somebody Set Them Free beneficia di melodie semplici, eppure ricercate ed eleganti, contornate di quel sound pop squisitamente anni 80 che il nostro padroneggia da sempre alla perfezione; la sua ugola, manco a dirlo, è in gran forma e, benché si senta la mancanza della chitarra di Andy Summers il pezzo scorre che è una meraviglia. Il reggae la fa invece da padrone sulla scanzonata Love is the Seventh Wave, probabilmente meno azzeccata della precedente canzone, ma ugualmente brillante e piacevole. Il nostro, tuttavia, ha molte frecce al suo arco e, prendendo dichiaratamente in prestito una melodia dal celebre compositore ucraino Sergei Prokofiev, partorisce anche un brano evocativo e potente come Russians, il cui testo affronta le problematiche della Guerra Fredda; si torna al pop di grande efficacia con la bella Children's Crusade, il cui testo confronta il sacrificio della gioventù inglese durante la prima guerra mondiale alla mattanza causata, negli anni 80, dalle droghe proprio fra i discendenti di quella generazione. C'è naturalmente tempo per tornare alle atmosfere di stampo The Police con la più energica Shadows in the Rain, che non avrebbe sfigurato proprio su uno degli album del trio, mentre We Work the Black Seam, più che per le melodie stavolta un po' scontate, si fa notare per il testo, ispirato dai feroci scioperi dei minatori dell'epoca contro il Governo Thatcher. Sting, insomma, già in questo suo primo lavoro solista si dimostra artista impegnato, immagine che poi consoliderà nel prosieguo della propria fortunata carriera. Se Consider Me No More, ispirata ad un sonetto shakespeariano, flirta sagacemente con atmosfere da jazz club, la title-track strumentale vi si tuffa a piene mani, offrendo un breve, ma devastante saggio della bravura dei musicisti, fra i quali spicca il pianista/tastierista Kenny Kirkland. La già citata Moon Over Bourbon Street, influenzata dal celebre romanzo Intervista col Vampiro, poi trasposto in un altrettanto famoso film, costituisce indubbiamente uno dei vertici dell'album, con il suo sottofondo vagamente etereo e le splendide linee vocali del cantante britannico. Si chiude con Fortress Around Your Heart, altro splendido singolo pop che il nostro pare proprio non aver mai fatica di comporre.

Come detto, The Dream of the Blue Turtles non è ancora la migliore opera solista di Sting e si posiziona, altrettanto probabilmente, anche un gradino sotto i lavori dei The Police. Ciò nonostante, è un lavoro che conferma le straordinarie dote compositive dell'artista londinese e ci offre uno spaccato delle sue variopinte influenze, che andranno poi a caratterizzare pienamente il suo stile negli anni a venire. Se siete alla ricerca di un album dichiaratamente pop, che tuttavia presenta alcuni brani indimenticabili ed una schiera di musicisti di eccezione, allora l'esordio solista di Sting è ciò che fa per voi.



VOTO RECENSORE
78
VOTO LETTORI
91.5 su 8 voti [ VOTA]
andrea
Lunedì 13 Agosto 2018, 19.29.26
9
comprato appena uscito. facevo il servizio militare. ricordi indelebili. e canzoni bellissime. many years ago....
duke
Lunedì 23 Luglio 2018, 21.58.48
8
sting?no thanks...
Elluis
Mercoledì 18 Luglio 2018, 15.08.31
7
Avevo circa 14 anni, all'epoca il video di Russians impazzava alla TV come ricordava anche @Testamatta ride@. Ho ascoltato questo album decine e decine di volte, è legato a un mucchio di ricordi della mia adolescenza. E' un vero piacere aver letto questa recensione. Tra l'altro ignoravo che all'epoca il bassista fosse il grande Darryl Jones.
Awake
Martedì 17 Luglio 2018, 13.11.46
6
Oh mamma mia... non ho altro da aggiungere.
d.r.i.
Sabato 14 Luglio 2018, 18.15.58
5
Concordo con Rob, i primi due sono dischi eccelsi in cui si sente lo strascico dei grandi police. Poi quasi il nulla
Rob Fleming
Sabato 14 Luglio 2018, 18.11.56
4
È l'unico disco di Sting che riesco ad ascoltare tutto. Ed è magnifico. Ricordo l'attesa dell'ospitata a Sanremo per Russians. Ero un bambinetto. Grandissima canzone, ma anche Moon over Bourbon Street e Fortress around your heart sono di caratura superiore. 85
InvictuSteele
Sabato 14 Luglio 2018, 15.08.48
3
Poesia e delicatezza, Sting mi ricorda sempre bellissimi momenti e i suoi dischi li associo alla mia infanzia. Questo è album è bellissimo, ci sono cresciuto. Che classe.
Aceshigh
Venerdì 13 Luglio 2018, 21.30.38
2
Questo e il successivo album di Sting sono due capolavori. Per me tra i due il migliore rimane questo, senza star lì ad elencare gli innumerevoli momenti di classe strumentale e compositiva (la qualità eccelsa dei musicisti è indiscutibile, tutti dei veri mostri di bravura, da Hakim a Marsalis). Un album imprescindibile per chi ama la bella musica. Piccola annotazione : Shadows in the Rain non sfigurerebbe su un album dei Police perché... è dei Police: è una versione stravolta (e stratosferica!) del pezzo presente su Zenyatta Mondatta Grande musica !
Testamatta ride
Venerdì 13 Luglio 2018, 21.12.27
1
Avevo 6 anni ma ricordo come ieri quando nei pomeriggi trasmettevano il video di Russians su Deejay Television e di quanto quella canzone piacesse a mia madre, grande fan di Sting. Ricordo il bambino è l''anziano nel video e provavo un misto di soggezione e fascino dovuti sia alle immagini che alla musica.
INFORMAZIONI
1985
A&M
Rock
Tracklist
1. If You Love Somebody Set Them Free
2. Love Is the Seventh Wave
3. Russians
4. Children's Crusade
5. Shadows in the Rain
6. We Work the Black Seam
7. Consider Me Gone
8. The Dream of the Blue Turtles
9. Moon over Bourbon Street
10. Fortress Around Your Heart
Line Up
Sting (Voce, Chitarra, Synclavier, Basso nella traccia 9)
Kenny Kirkland (Tastiere)
Darryl Jones (Basso)
Omar Hakim (Batteria)
Branford Marsalis (Sassofono, Percussioni)
Dolette McDonald (Cori)
Janice Pendarvis (Cori)

Musicisti Ospiti
Danny Quatrochi (Cori, Synclavier)
Pete Smith (Cori)
Elliot Jones (Cori)
Jane Alexander (Cori)
Vic Garbarini (Cori)
The Nannies Chorus (Cori)
Rosemary Purt (Cori)
Stephanie Crewdson (Cori)
Joe Sumner (Cori)
Kate Sumner (Cori)
Michael Sumner (Cori)
Pamela Quinlan (Cori)
Robert Ashworth (Chitarra)
Eddy Grant (Congas nella traccia 7)
Frank Opolko (Trombone nella traccia 2)
 
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